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Nascite e rinascite

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Lo so, lo so, non è bello accoglierti con il fazzoletto in mano, gli occhi lucidi e rossi e un quantitativo imprecisato di starnuti. Ma, mia cara primavera, da molto tempo ormai questo è l’effetto che mi regali. Non preoccuparti, io ti voglio bene lo stesso. Voglio bene al tuo cielo azzurro, alle giornate che si allungano, alle rondini che tornano, agli uccellini che cinguettano. Voglio bene anche ai gatti del vicinato che hanno scelto il mio giardino come luogo d’incontro amoroso. All’alba. Come tutti i veri inizi. E poco importa alla primavera se i miei due gatti, maschio e femmina, sono stati sterilizzati. E nemmeno agli altri gatti. Forse ciò che riusciamo a bloccare sono solo le conseguenze ma l’aria contagia lo stesso.
Hai voglia a tener calmo, a tener fermo. Lei non vuole sentire ragioni E tutto ciò che è stato buono, zitto, inerme, durante l’inverno, all’improvviso si sveglia. “…Quel verde che spacca la scorza, eppure stanotte non c’era”. Recitano i versi di una poesia di Quasimodo. E’ inutile. Non ci si fa. E lo dico sorridendo. Perché a me questa benedetta primavera sta simpatica. Anche se freni, freni, blocchi, pensi, pensi, pensi. Perché mi stanno simpatiche le persone libere. Perché non c’è libertà più grande della verità. “ Ma in fondo, poi, non è questo vivere, Sandra?” Mi dicevi l’altra sera con tutta la tua naturalezza. 21 marzo, primo giorno di primavera. Capodanno della natura. Inizia da qui il ciclo della cose. Da poco è stata istituita il 21 marzo la giornata mondiale della poesia. E cosa c’è dentro una poesia se non l’aria della primavera? Quell’aria pulita, un po’ ingenua, un po’ sbarazzina, un po’ sognante di chi crede che nell’inizio di qualcosa c’è sempre un mistero, una magia che non possiamo tradire, né ignorare.

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