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Piano piano

fari

Sono tornata a casa così. Guidando piano, piano, senza fretta. Senza accendere la radio, mettere un cd e nemmeno pensare, forse. Solo quel viaggio lento che rispecchiava la pace che c’era dentro di me. E’ tardi. Potrei dire tardissimo pensando all’ora su cui è puntata la sveglia per domattina. Notte fonda per dirla in due parole se non ci fosse quella luna piena in cielo a rendere visibile ogni cosa. Non incontro nessuno. Nessun automobilista, dico. Perché percorrendo una strada di cinque chilometri nel bosco qualcuno incontro sempre. Stanotte è la volta di una volpe. Mi attraversa la strada all’improvviso ma io, dato la minima velocità, nemmeno freno. Faccio in tempo a vederla mentre con la coda dritta parallela alla strada, entra nel bosco velocissima. Incontrare una volpe mi regala sempre un sorriso. Anche cerbiatti, cervi, cinghiali, istrici, tassi lo fanno, ma la volpe più di tutti.
Guidare così è un po’ come quando vado a camminare. Quando sai che c’è una mèta ma il piacere è già nel viaggio. Quando senti il terreno sotto i piedi che ti sostiene e l’aria è leggera e non ti affanna il respiro. Sembra quasi che tu sia immobile mentre non lo sei. Sei in pace. Forse è solo uno stato di grazia da godersi in silenzio. Forse devo ringraziare qualcuno. Forse è l’aria di questa notte che non nasconde i suoi misteri e m’invita a viverli. Non lo so. Potrei guidare così per ore. Io che non amo farlo. Guidare piano, piano, senza fretta di arrivare. Guidare con il sorriso sulle labbra. Per rimanere tutt’uno con questa magia e viverla fin che ce n’è.

Bufera

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Hai ragione Barbara. Noi toscani, non avendo un dialetto, diamo per scontato che quello che diciamo sia comprensibile ovunque. E invece no. Non è così. Se non mi fossi ricordata di questo, avrei iniziato il post corrente scrivendo “Ci si sdegna”. Poi ho guardato sul vocabolario il significato della parola sdegnarsi: “indignarsi, irritarsi, risentirsi”. Non intendevo questo. E’ qualcosa di più profondo. Allora trovo, toscanismo: “Di animali, smettere di compiere le normali funzioni per essersi spaventati o infastiditi”. Per estensione, con le persone si usa quando qualcosa ci ha fatto perdere la naturalezza, l’apertura, la fiducia. In poche parole la spontaneità del fare.
Non so quanti animali si cureranno di noi stanotte. Avevamo deciso questa ciaspolata notturna ormai da tempo. Con la luna piena di febbraio. Ha nevicato tanto nei giorni passati ma stasera ci si è messo d’impegno. Viene giù che sembra sparata. Il tempo non promette niente di buono. In alto sarà di sicuro tormenta. Mi guardo intorno al punto di ritrovo: siamo tutti. Tutti quelli che avevamo detto di esserci e questo mi rincuora, mi dà energia. Per un attimo ho pensato: “qualcuno resterà al calduccio con una serata come questa”. E invece no. Nessuno ha rinunciato. Partiamo all’imbrunire. La neve cade copiosa. E’ talmente freddo che nemmeno ti bagna ma, quasi ghiacciata, ti rimbalza addosso. Il bianco è ovunque e malgrado il cielo sia coperto e la luna nemmeno si veda, la neve crea un riverbero tranquillizzante. “Che c’è? Non sei quella di sempre. Ti girano stasera?” Non faccio in tempo a risponderti che la bufera lo fa per me. Ma è la stessa cosa. Man mano che saliamo verso il crinale il vento si fa sempre più minaccioso. A fatica si resta in piedi. Ho le mani ghiacciate. Vorrei aprire lo zaino per prendermi i guanti di ricambio che mi ero portata ma fermarsi è quasi più difficile che continuare a camminare. Oramai è buio. Mi volto e vedo le luci frontali ondeggiare nella vastità bianca insieme ai fiocchi di neve. Camminiamo da tre ore. Il sinibbio non ci dà tregua. Mi schiaffeggia con violenza quel pezzettino di viso che ho lasciato scoperto. E’ una bufera perfetta di quelle alle quali puoi solo arrenderti e immaginare che possa essere lo specchio di qualcos’altro, lasciare poi lo spazio ad altro. E’ dura camminare così. Malgrado le ciaspole che non ti fanno affondare nella neve ormai alta e il vento che ti stordisce. Per farmi forza, per un attimo ho pensato ai tortelli al sugo della Rosa che ci aspetteranno al ritorno, giù all’agriturismo, come si fa con i bambini per motivarli a qualcosa.
“Non si può fare tutto il giro previsto”, dice il grande saggio, “torniamo a valle”.
Caldo, caldo, caldo finalmente. Via le giacche a vento che si sta bene. Abbiamo le facce sconvolte ma sottilmente soddisfatte. Siamo matti. Qualcuno inizia con le battute. E‘ tempo di brindisi e dei tortelli della Rosa. Nel trambusto generale per un attimo i nostri sguardi s’incrociano e si sorridono. Come a dire, è stata dura ma è passata. Come una carezza da lontano in questa notte di bufera.