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Di funghi e non solo.


E’ la stagione adatta. Quella dell’andar per funghi. I funghi non è un mistero crescono nel bosco ma è un mistero fitto sapere in quale punto preciso, in quale zona del bosco. Ogni fungaio è gelosissimo dei propri posti e non li rivelerebbe nemmeno sotto tortura. Tutt’al più esiste una sorta di passa parola generazionale. E così, per amicizia o per parentela, qualcuno ti ci porta e ti svela il luogo magico sapendo che invecchiando non ci sarebbe più potuto tornare e magari gli sarebbe dispiaciuto andarsene insieme a quel segreto. Oppure ti dà indicazioni come se nel bosco ci fossero segnali e cartelli stradali. E allora ti affidi alle parole. Guardi con attenzione intorno alla ceppa del castagno che ti è stata indicata, vicino al grande masso, sotto la discesa verso destra. Tutte indicazioni che, dette a parole, nel bosco rimangono spesso solo teoria.
Ieri mattina mi sono alzata presto e mi è venuta voglia di andare a cercar funghi. Ho fatto un giro di telefonate ma tutti avevano già impegni e così sono andata da sola. Andar per funghi non è come camminare. Lì c’è un sentiero tracciato e bene o male cammini tranquillo. Andar per funghi vuol dire camminare ‘dentro’ il bosco, perché di fatto se i funghi nascessero sul sentiero li vedrebbero tutti e sarebbe facilissimo riempirne un paniere. C’è inoltre da dire che i funghi, quelli buoni,(e dalle mie parti siamo tutti un po’ stucchi), sono solo i porcini. E i porcini ce la mettono tutta per non farsi riconoscere. A parte crescere spesso nei posti più impensabili: sotto una frasca, dentro una ceppa, sotto il muschio, sotto una foglia, hanno colori che vanno dall’ocra alla terra bruciata praticamente quasi indistinguibili con il terreno.
Quelli che ho messo nella foto sono amaniti. Ne basta una leccatina per avere alterazioni neurologiche importanti. In compenso però si vedono bene.
Insomma, alla fine sono andata sola. Non che la cosa mi piacesse del tutto ma non avevo altra scelta. Dopo un paio d’ore che giro a mani vuote perché di funghi nemmeno l’odore, mi accorgo di non essere più tanto convinta della mia posizione precisa nella geografia del luogo. Così il tarlo malefico del: “non mi sarò mica persa…”Comincia a farsi strada nella mia mente. Mi vengono i brividi. “Calma, calma cerchiamo di trovare punti di riferimento conosciuti” mi dico. Nel frattempo guardo il cellulare. Per fortuna c’è linea. Non potrò dire dove sono ma se davvero ho bisogno di qualcuno potrò chiamare e individueranno la zona con il segnale. Allora, all’improvviso mi è presa una tremenda risaiola che è la cosa più bella che mi potesse capitare in quel momento e davvero non riuscivo a smettere di ridere perché mi sono immaginata la scena. I miei amici del Cai, quelli del Soccorso Alpino che battevano il bosco cercandomi disperatamente e senza sosta. Cosa avrebbero urlato? -mi chiedevo- Il mio nome o solo un verso per farsi sentire? Mi avrebbero trovato di notte e torce e frontali sarebbero stati come fari all’entrata di un porto sicuro, oppure sarebbe stato ancora giorno? E chi mi avrebbe trovata per primo? Chiunque fosse stato so che ci saremmo abbracciati forte, forte, come se uno dei due fosse tornato vivo dal fronte.
Mentre la mia mente correva veloce dietro questi pensieri fatti di caratteri cubitali sul giornale del posto, prese in giro a non finire e, come minimo, essere l’argomento principe delle serate del prossimo inverno squilla il mio cellulare “Sandra, sei a Pratorsi? Ho visto la tua macchina parcheggiata nel piazzale. Che fai,vieni con noi a mangiare qualcosa stasera?” “Sì, sì- rispondo io- l’importante è ritrovare la strada di casa”. Così gli racconto cosa mi è successo e la situazione in cui mi trovo. A volte gli aiuti arrivano insperati e arrivano talmente precisi che con un paio di coordinate ti rimettono sul sentiero. Quando intravedo il segnale bianco rosso scolorito dal tempo e dalle stagioni dipinto sul tronco di un faggio, tiro un sospiro di sollievo. Mi ero ritrovata.
“Per me l’amicizia è sacra e sono davvero fortunata ad avere degli amici così”. Questo mi ripetevo mentre le gambe ormai stanche e tremolanti a mala pena mi tenevano in piedi lungo il sentiero.