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Cardiologia

Apri e chiudi gli occhi. Senza pretesa, senza offesa. C’è penombra. Solo le luci colorate sul monitor che evidenziano la frequenza cardiaca. Il battito del tuo cuore piano, piano, sta tornando sui valori normali. Non ti toccare i fili, non ti sbottonare. Sembro un gendarme e non vorrei. E tu, l’uomo forte, autonomo, indipendente, dove sei? T’imbocco (è vero il semolino non è invitante) e tremi come una foglia. Ti hanno messo perfino un pannolone ma non devi averlo capito perché ogni tanto cerchi di alzarti perché vuoi andare in bagno. Hai una farfalla sul polso, punge e non vola. Vorrei dirti che ieri sui monti ne ho vista una piccola e gialla e l’ho rincorsa. Sembrava l’avesse fatto a posta. Mi ha portato in una piccola radura tra i faggi. Era un posto da sogno. Dove si poteva solo stare bene.
La tua invece non è una farfalla che ti fa compagnia ed i tuoi monti sono così lontani. Cerco di farti ridere. Così, perché voglio ridere anch’io ma ci riesco a malapena. Non so ridere a comando, nemmeno se mi sforzo, nemmeno se te l’ho promesso. Oggi non ci riesco. Ma so che riderò, questo sì. Ormai ho capito come gira questa vita e so aspettare. Ho fiducia. Mi chiedi se ho sonno quando mi vedi ciondolare sulla sedia che occupo da diverse ore. Vorrei dirti che ho passato la notte a giocare a far cesti di vimini e cornucopie. Ad intrecciare anime e corpi, sorrisi e calore. La porta automatica si apre improvvisa facendo il solito maldestro rumore. Apro gli occhi perplessa. Credo di aver dormito pochi minuti. Quel tanto che basta per vederlo andare via. Unità di cardiologia. Il reparto è quello giusto.

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