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Camminare

crinale

Avevo fatto bene a lasciare una tasca vuota nel mio zaino. Quante belle cose ho trovato da metterci durante l’anno appena trascorso. Sono sufficientemente pigra, la pizza la mangerei tutte le sere e le cose belle non mi vengono mai a noia e quindi anche per l’anno a venire il mio zaino lo preparerei così. Parliamo del tempo, invece. Quello non si comanda, né si prepara con anticipo. Si prende come viene. Quando si va a camminare il tempo è determinante. E non basta dire solo: bello. Se ripenso a tante camminate fatte nelle più svariate condizioni metereologiche so che dire bello è riduttivo. Come sarà? Sole d’agosto che ci scalda la testa e le mani, giornate lunghe e camminare, camminare, camminare, come se il bel tempo non finisse mai. Sole d’inverno. Ti sembra quasi un miracolo. Cielo terso, limpido, azzurro. Aria che pizzica e ti risveglia. Camminare sulla neve con le ciaspole. Sulla neve senza ciaspole. Camminare nella bufera. Camminare al buio con una lucina sulla fronte come fosse un terzo occhio che ti guida nella notte. Camminare nella nebbia e intuire che sotto i tuoi piedi c’è un sentiero che ti riporterà a casa. Camminare nella nebbia e avere fiducia in chi davanti a te ti riporterà a casa. Partire, camminare e dopo poco tornare indietro. Non è vero che la montagna insegna a non arrendersi mai. La montagna insegna a capire quando bisogna arrendersi. Camminare sul crinale. In equilibrio tra due vallate. In equilibrio dentro di te. Camminare e ogni tanto voltarsi, guardarsi negli occhi, capire se ci siamo, se ci sei, se ci siamo persi, se ti sei perso, se hai preso un altro sentiero ma ci incontreremo lo stesso al rifugio. Guardarsi in cima alla vetta e dirsi “bello” ma solo con gli occhi, per pudore, per amore. Camminare e sentire cosa ci rende sereni, cosa ci fa stare bene e seguirlo, anche se il sentiero non è dei più facili oppure è quello meno battuto. Camminare. Questo è il mio augurio per il duemilaquattordici. Perché la vita è movimento e tutto ciò che è stagnante, fisso, rigido, prima o poi muore. Camminare.

Dentro uno zaino, gli auguri

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Chissà se avrà ragione Intesomale quando, rispondendo ad un mio commento dice: “il guaio delle fini è che non sono mai definitive…” Fatto sta che, se proprio devo immaginarmene una anzi, sceglierla in base a quella che sento più in sintonia, non è certo il 31 dicembre, né tanto meno il primo gennaio come inizio del nuovo. Mi sembra più giusta, come data di inizio di un ciclo, il 21 marzo, primo giorno di primavera, giorno dell’equinozio, punto gamma del segno dell’ariete che con la sua energia dirompente dà inizio al ciclo naturale delle cose e della natura. Però, il calendario, l’agendina e gli auguri che mi fate mi fanno pensare che questo è il momento scelto dalla società civile. Allora mi adeguo e con piacere preparo lo zaino per il duemilatredici. Cosa ci metto dentro? Carta dei sentieri, bussola e se voglio esagerare un satellitare perché a volte è bello perdersi, ma è bello anche sapersi ritrovare. Acqua fresca per le giornate afose e il thermos con una buona tisana ai frutti di bosco e ginger per quelle gelide perché abbia sempre sete. Una bottiglia di vino da bere con gli amici dentro il rifugio dopo una lunga camminata e ridere, fare discorsi e ridere che ci vengono le lacrime agli occhi e magari quelle ce le ritroviamo a valle ma finché stiamo lì va bene e ci basta. Perché gli amici durante quest’anno appena trascorso sono stati spesso i miei guanti e i miei calzini termici. Uno specchio non solo per farmi bella ma perché ci sia sempre qualcuno che mi rimandi l’effetto delle mie parole, mi faccia vedere quali sono i miei nei, quali sono i miei punti forza. Un bengala da sparare in aria quando c’è bisogno di soccorso e sperare che qualcuno lo veda e ti dia una mano ma da sparare anche quando si è contenti per un incontro, un abbraccio interminabile, una frase detta senza inganno di testa, un bacio dato con morbidezza, l’amore fatto con amore. Ci metto anche un paio di grazie perché quando si cammina in montagna e si vede tanta bellezza non sia mai una cosa scontata. Non dare mai per scontato che si può camminare, vedere, fare uno sforzo. E di questo essere grati perché in fondo la vita mica va come vogliamo noi per queste cose. Ci metto anche il mistero. Il mistero per esempio di un messaggino che ho ricevuto con piacere ma del quale non conosco il mittente. “Cara Sandra grazie della tua gentilezza e della tua presenza che emana Amore sotto ogni forma”. Lo rimetto in circolo nell’universo. Magari torna indietro. Perché come si fa a vivere senza amore? Come si fa? Mi porto anche le mie ultime conquiste che non sono vette ma pur sempre una strada in salita: la libertà di essere pienamente se stessi, in onestà con la propria vera natura. Luci e ombre comprese. E poi, un moschettone al lato per agganciarci un sogno, un sorriso, un ‘massì’.
Ho quasi finito. Lo zaino è pronto. Ma non voglio riempirlo tutto, una tasca voglio lasciarla vuota. Si trova sempre qualcosa di bello per strada. Ecco, in quella tasca ci metto solo la fiducia. Perché non perda mai la voglia di dare alla vita la possibilità di regalarmi nuove esperienze e di affidare a lei quello che è il meglio per me, anche se non lo riconosco. In fondo, un anno fa nemmeno sapevo che esistesse il mondo dei blog, voi tutti, voi che siete una bella banda oltre i nick, oltre le parole. Ma ci pensate? Mai, mai, togliere alla vita la possibilità di sorprenderci. Ecco, questo è il mio augurio per il duemilatredici.
Buon anno!

…E riportare sempre i rifiuti a valle. Grazie ;-)