Dentro gli occhi

occhi

Mi sono alzata stamattina e mi sono guardata negli occhi. Mentre mi preparavo per uscire mi sono fermata davanti allo specchio del bagno. Forse stavo per passare la matita, un rigo sottile, o forse no ed ho guardato bene i miei occhi in profondità. Cosa c’era oltre. Anelli di un tronco da contare e ricontare. Un piccolo foro per passarci dentro carponi ed entrare nei sogni. Una luce. Un’ombra. Una piega. Una lacrima pronta. Li ho guardati bene i miei occhi. Dritti. Senza paura, né vergogna. Ed ho pensato a quante cose hanno visto. A quante cose non hanno visto. A quante cose non vedranno mai. A quante cose non vedranno più. Dove sono finiti i tuoi? Erano verdi. Di quel verde che non ha confini. Ed i tuoi, celeste leggero per viaggi in solitario? Ed i tuoi? Dove sono finiti i tuoi che ridevano prima che lo facesse il mondo. Due bottoni preziosi senza scampo. Dove sono? Dove sono i tuoi occhi, grandi e dolci da confonderli con la notte ed i tuoi, un porto sicuro dove passarla? Dove siete? Continuate a guardarmi da lontano. A proteggermi. A vedere quello che io adesso non riesco a vedere. Come un terzo occhio, una lucina sulla fronte, il faro della Meloria. Mentre sui miei passo un rigo sottile di matita tra quello che c’era e che adesso non c’è più.

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52 thoughts on “Dentro gli occhi

  1. Gli occhi sono vulcani dove le nostre emozioni giacciono spesso sopite, fiumi di lava sotterranea.
    Gli occhi tuoi sono anche ali su cui salire per guardare dall’alto ogni dolore e capire, con l’acume di ogni inesorabile istante vissuto, quale sia quello ancora necessario.

  2. …seguite con me questi occhi sognare fuggire dall orbita e non voler ritornare…a leggere la tua riflessione mi è venuto in mente il pezzo un Ottico di De André…

  3. Hai detto tutto tu…benissimo. Gli occhi di chi ci lascia o di chi lasciamo indietro continuano a seguirci e a parlarci con gli sguardi che conoscevamo. I miei per lo meno lo fanno con chi è stato importante nella mia vita :)

  4. Non so che dire. Leggendo quello che hai scritto ho sentito un rumore di cassetti di legno. Quelli del cassettone di camera del babbo e della mamma, leggermente incastrati, che un giorno diventano tuoi, anno dopo anno, scivolano sempre peggio, finchè ti chiedi se non è il caso di lasciarli chiusi. Hai fatto una fatica boia a svuotarli per poi scoprire che pure tu li hai riempiti di cose che altro posto non hanno se non quello. Altri stanno chiusi perchè non li vuoi aprire, nascondono insidie come il buio sotto il letto da bambini. Allora il tuo spazio si riduce, tu, lo riduci. A percorsi noti, sicuri, ante senza misteri, sicurezze prive di sorprese. Magari non perchè le sorprese non ti piacciono, anzi, ma perché quelle che scansi non sono tecnicamente sorprese, ne sono solo l’ombra malaticcia. Hanno altre definizioni, nomi da non pronunciarsi. Nomi di spettri.
    E la mattina, quando è presto e l’aria frizza, sei a chiederti se e perché un giorno è diverso da un altro, se e perché fai quello che fai. Siamo un po’ i criceti della vita. A guardare nei cassetti chiusi. A scoprire che il mondo si divide nettamente fra chi si fa le domande e chi non se le fa. Allora, beh, si, cosa è meglio? Chi sta meglio? Lo sappiamo, se facciamo parte del primo gruppo, e così la presenza, la consapevolezza sono un dono dal grande costo e dalle rare bellezze. Sfugge, la sua preziosità, e s’offre a noi per brevi attimi, a fronte di tante difficoltà e amarezze.
    Conoscere, riconoscere le cose come stanno in noi e negli altri è una dura faccenda. Inevitabile per chi è fatto così.
    Piove molto. E per lunghi anni ho camminato sotto i cornicioni, per proteggermi, ho cercato chi avesse un ombrello più grande, sono entrato nei portoni chiusi per ripararmi ma poi, alla fine, ho chiuso l’ombrello, tanto ci si bagna uguale.
    Sperare di non bagnarsi temo che sia vano. Che dire degli occhi e degli specchi? Che serve a poco? Forse si, serve a poco ma se ti fa stare meglio va bene.

  5. Noi siamo spesso l’immagine che ai nostri occhi riesce meglio a celebrarci. L’autodeterminazione è una linea sottile, che ci fa camminare senza rete sulle nostre sensibilità ma talvolta tende a farci perdere l’equilibrio nel fragore degli applausi.

  6. Che bello ciò che hai scritto, bello ciò che hai visto: altri occhi.
    Gli occhi che i tuoi ricordano e che ancora…ti seguono.
    In questo tuo raccontare mi avvolge un senso di tenerezza non so spiegare meglio…ma è questo che percepisco.

    un abbraccio
    .marta

  7. In generale gli occhi, gli sguardi, lasciano impresso qualcosa in noi, ma quegli occhi di cui dici non si dimenticano e restano addosso. Quelli proprio non ci abbandonano e resteranno i più belli in cui ci si è specchiati. In abbraccio.

  8. A me il titolo del post mi ha portato ad una canzone ma non di De André. “Guardami dentro gli occhi, gli occhi che eran bambini… E non verranno i pirati ad assalire la nave perché tutti i pirati finiranno in fondo al mare”… Insomma, te la dedico. Tutta.

  9. Dentro agli occhi c’è un mondo sconosciuto, c’è l’anima e quanto di più prezioso abbiamo.
    A qualcuno diamo la chiave per l’accesso e qualcuno la dà a noi (per la maggioranza invece è zona off limits)
    E dovremmo essere grati sapendo che nessuno ci potrà privare di quel che abbiamo vissuto e visto e vedremo e delle persone belle e importanti che hanno condiviso con noi parte del nostro percorso e dei nostri ….sguardi.
    :-)
    Bellissima riflessione PB, buon fine settimana lungo (chè quasi ci siamo!)

  10. A me piu’ di tutto piace quest’idea degli occhi che ormai lontani continuano a guardarti e tu a sentirli ancora addosso, quell’indulgenza reciproca di chi si e’ voluto bene.
    Ciao
    brava davvero,
    ml

  11. E’ così, certi sguardi rimangono nell’anima e ci accompagnano in modo diverso: a volte con dolcezza, altre con dolore. A volte il dolore, col tempo, si trasforma in dolcezza. Coraggio mia cara, la forza grande che hai ti passa dagli occhi al cuore.
    (Ti dico una cosa all’orecchio, che sennò mi prendono per pazza. Quando ho trovato Cicoria, la cagnetta che è con me da due anni, ho visto nei suoi occhi lo sguardo di mia madre…..)

  12. Stru, io so che quegli occhi non smettono di guardarti. E di ringraziarti. E che a volte tu guardi anche per loro. E spesso vedi.

    • Le tue impressioni sono molto belle e mi fanno piacere. Io non m’impegno a scrivere in qualche modo preciso ma se quello che viene fuori è essenzialità e una certa sobrietà non può che gratificarmi perché di solito è quello che cerco. E non solo nella scrittura. ciao

  13. Gli occhi possono tutto e se li guardiamo bene dicono tutto. Il senso, che è figlio degli occhi, spesso sovrasta gli altri e ne diventa il padrone… ogni tanto sarebbe bello viaggiare ad occhi chiusi per mano. Gli occhi dell’altro ti possono condurre e tu, annullando i tuoi, dai forza a tutti gli altri sensi e a questa unione, con la fiducia di farsi portare verso quello che non sai. Siamo fianco a fianco ma non vediamo mai la stessa scena… mai.

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