Archivio | aprile 2014

Dentro gli occhi

occhi

Mi sono alzata stamattina e mi sono guardata negli occhi. Mentre mi preparavo per uscire mi sono fermata davanti allo specchio del bagno. Forse stavo per passare la matita, un rigo sottile, o forse no ed ho guardato bene i miei occhi in profondità. Cosa c’era oltre. Anelli di un tronco da contare e ricontare. Un piccolo foro per passarci dentro carponi ed entrare nei sogni. Una luce. Un’ombra. Una piega. Una lacrima pronta. Li ho guardati bene i miei occhi. Dritti. Senza paura, né vergogna. Ed ho pensato a quante cose hanno visto. A quante cose non hanno visto. A quante cose non vedranno mai. A quante cose non vedranno più. Dove sono finiti i tuoi? Erano verdi. Di quel verde che non ha confini. Ed i tuoi, celeste leggero per viaggi in solitario? Ed i tuoi? Dove sono finiti i tuoi che ridevano prima che lo facesse il mondo. Due bottoni preziosi senza scampo. Dove sono? Dove sono i tuoi occhi, grandi e dolci da confonderli con la notte ed i tuoi, un porto sicuro dove passarla? Dove siete? Continuate a guardarmi da lontano. A proteggermi. A vedere quello che io adesso non riesco a vedere. Come un terzo occhio, una lucina sulla fronte, il faro della Meloria. Mentre sui miei passo un rigo sottile di matita tra quello che c’era e che adesso non c’è più.

Attitudini

5-faggeto

E’ bello vedere il display del telefono illuminarsi ad intermittenza e leggere quel nome. A volte rimango immobile per qualche secondo a sorridere. A sorridere a quel nome. Come fosse un gioco di piacere. Un sapore conosciuto da pregustare. Un attimo nel quale rimanere.“Vieni a camminare con noi domani?” “Mi piacerebbe ma non posso. Sono tutto il giorno da babbo. La badante ha il giorno libero…” E mentre parlo ripercorro mentalmente il sentiero fatto l’altro giorno. Quello che porta sul crinale dove c’è solo pace, ma prima, per un bel pezzo, passa dentro ad un bosco. Un bosco di faggi. E lì, mentre la salita si faceva dura ne ho visti uno, uno precisamente, (che ci sarà sempre stato ma non ricordo di averci mai fatto caso prima) con la corteccia incisa. Due iniziali, una data, Rimini. Ecco, se proprio dovete scrivere i vostri nomi nel creato, sarebbe più bello e onesto scriverli sulla sabbia. Ma non perché siete di Rimini, solo per custodire l’essenza di un nome dentro. Dentro le cose.
Babbo, babbino che tra pochi giorni compirai ottantotto anni, cammini poco e male, che piano, piano stai davvero invecchiando, anche se hai sempre quella battuta pronta che mi regala un sorriso. Babbo che quando ti metto a letto ti preparo come un bambino. Ormai non c’è più vergogna o timidezza tra di noi. Metto il pannolone, due gocce di collirio, rimbocco le coperte e poi sposto il mobiletto affinché rigirandoti nella notte non tu cada come è già successo. “ Buona notte babbo” ti dico sottovoce prima di spegnere la luce. “E buongiorno per domani.” Rispondi tu sornione. Mentre io vorrei solo che quel domani non avesse mai fine.