Di Natale e di mani

natale

Di quei Natali c’è rimasta solo una scatola. Anni settanta. Celestina, bordata di blu, con una emme centrale a ricordare l’iniziale di una rinomata casa di panettoni. Una scatola vintage dove è inutile cercare la magia di quel Natale, perché quello ormai non c’è più. Io e il Natale da piccoli ci siamo amati visceralmente. Poi ci siamo persi, a volte ritrovati, a volte sopportati. Adesso ci rispettiamo reciprocamente. Nessuno dei due chiede niente di più all’altro. Quello che chiedo io, è che passi senza smuovere troppa tristezza.
“Il Natale è dei bimbi” mi diceva Agnese l’altro giorno. “Tutti più buoni, tutti sorridenti. Auguri! Auguri! Quanta ipocrisia”. Bofonchiava Sirio mentre tornavo a casa. Poi ci siamo abbracciati e mi ha detto:“ Passa un bel Natale”. E detto da Sirio che ha novant’anni, il sole negli occhi e il sorriso contagioso ci ho quasi creduto. Forse il mio Natale è questo. Un abbraccio sincero. Una tavolata di amici. Un messaggino da lontano. Una telefonata ricevuta solo perché è bello sentirsi e non perché è Natale. Uno sguardo complice. Un bacio rubato. Una notte vicinivicini. Una mano nella mia.
L’altro giorno tornavo dall’ospedale. Ero stata a trovarti. Oramai è quasi un mese chi non ti puoi muovere dal letto e stai facendo terapie fortissime. Ogni volta che vengo mi dici: “vieni qui, Sandrina, dammi la mano”. E stiamo così per un tempo indefinito. Mano nella mano a ricordare vecchie bischerate fatte insieme a vent’anni. A parlare di tutto e di niente.
Tornavo a casa. Nel sottopasso della stazione tra il ticchettare dei passi e il rollare dei trolley, un gitano dalla faccia simpatica e dal portamento regale suonava Jingle Bells alla chitarra in stile gipsy.
Qualcuno tirava dritto ignorandolo. Qualcuno gli faceva capire con lo sguardo che aveva le mani occupate da borse e pacchi e non poteva di certo cercare monete. Qualcun altro teneva le mani in tasca per il freddo. Qualcuno gli ha lasciato un euro. Qualcuno un euro e un sorriso. Qualcuno si è frugato per bene e gli ha dato una manciata di centesimini. Ma solo per levarsi un peso dalle tasche.

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42 thoughts on “Di Natale e di mani

  1. A me il Natale fa male sono anni che fa male, ma non perdo mai la speranza di passarne uno senza quel peso nell’anima…e quale modo migliore, per provarci, che passarlo con gli amici i parenti i miei amici pelosi e con chi ti vuole bene.

  2. Il Natale è dei bimbi. Credo sia vero. E’ magico finche sei spensierato e la vita non ha cominciato a disinlurderti. Poi può diventare perfino angosciante. Ma io sto cercando di far pace con il Natale… Regalando il mio tempo e il mio affetto a chi amo e a chi è ancora qui e spogliando il Natale del suo lato consumistico… Ieri sera a casa mia era Natale. Una tavola imbandita con allegria, cibo preparato con Amore e amici con la voglia di stare insieme. Ed era tutto bello, la musica natalizia e scartare un pacchettino a caso. In Allegria, Armonia, Sincerità e Semplicità. Questo è Natale secondo me.

  3. e spero che non vi siate dimenticati, oltre a parlare di tutto e di niente, di vino che muove i ricordi,
    della carità della gente, e di una quantità smodata di dei e filosofi sordi! ;) (scusa, non ho resistito!)
    buoni giorni penna!

  4. A me è rimasto un albero artificiale giù in cantina. Se mio figlio avesse una sua casa, forse ci sarebbe ancora il posto per aprirlo come una volta in una delle nostre due stanze, Chissà che prima o poi non succeda il miracolo e che non torni la voglia di riaprire l’albero. Buon Natale!

  5. Natale quest’anno è la sensazione che il peggio sia passato… Forse scaramanticamente dovrei tacere ma preferisco guardare l’albero che non volevo neppure fare per la stanchezza e programmare qualcosa di bello per il futuro. Un abbraccio cara Sandra

  6. Io in questi giorni di festa sento terribilmente il peso delle assenze. E mi aggrappo ancora di più al presente. Mano nella mano. Stretta, forte. Braccia tra le braccia, fino quasi a far male.
    Un abbraccio e ti auguro comunque serenità, per quanto possibile
    Susanna

  7. Sai cara PB che non appena letto il titolo del tuo post “Di Natale e di mani” m’è venuto spontaneo aggiungere “…e di abbracci”??
    E poi ho letto le tue parole…
    :)
    Essì, perché di mani e di abbracci (sinceri e forti, di vicinanza e di amicizia vera, di affetto grande e solidarietà) abbiamo assolutamente bisogno in questo tempo di lustrini finti e freddi.

    Son sicura che il tuo stringere le mani a chi non riesce più a muoversi è più terapeutico di tante medicine e scalda il infinitamente il cuore!

    Che sia un Natale semplice ma di grande serenità!
    Di cuore, un abbraccio e un sorriso :)
    Ondina

  8. Il Natale è tutte le volte che qualcosa o qualcuno nasce. O rinasce. Il sole all’orizzonte che smette di abbassarsi. Le gemme che appaiono sugli alberi. Il coraggio. La fiducia. Il calore sprigionato dal contatto tra due mani. Il sorriso che sboccia sul viso di un bambino. Un’emozione. Una riflessione. Un momento di consapevolezza.
    E’ un’occasione per ricordarsi che si è ancora vivi, quaggiù. Insieme.
    Ti immagino lassù, sulle tue montagne, so che ci sei, ed è una cosa bella. Ed ecco Natale.
    Ciao, Sandra, un bacio.

  9. Per sentire uno spicciolo di te andare verso un musicista della vita, devi sentire che il passo tra la tua vita e la sua è brevissimo. Che tu potresti essere lui e viceversa. Anzi, tu potresti essere anche più nei guai. Non è una cosa così remota. E’ riducendo la distanza tra chi suona e chi passa che il mondo migliora.
    Buon Natale! Con rispetto parlando….
    Ciao.
    A.

  10. E si, Natale è la festa dei bimbi e del loro stupore, e i nostri natali passati, sembra siano proprio stati più belli, e poi le mani…. Raccontano di chi siamo…
    Sempre bello qui. Sereno Natale Sandra a te e a chi ti tiene strette le mani sulla sponda del lettp,

  11. Alla fine non è importante il Natale, sono importanti quelle mani che si stringono e quelle che donano. Un abbraccio e un augurio di buon tutto ogni giorno dell’anno a te e a chi combatte in un letto di ospedale…

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