A bocca aperta

dentista 1

Aspettare. A volte aumenta il piacere. Ma non qui nella sala d’attesa del dentista. “Mi dispiace, non siamo in orario. C’è stata un’urgenza”. Mi dice la segretaria. Guardo da lontano la copertina di una rivista di gossip adagiata sul tavolo, un’altra che parla di cucina. Tiro fuori il mio libro e provo a leggere qualche pagina, ma senza troppa convinzione. La testa è altrove. Passa un’ora, poi l’assistente mi chiama. Devo fare un lavoro grosso. Di chirurgia. Praticamente aprire le gengive, pulire l’osso, pulire le radici dei denti, introdurvi un tessuto biocompatibile e rigenerante e chiudere il tutto.
Mi sdraio sulla poltrona pronta per l’intervento di macellazione. Il dentista sdrammatizza, cerca di essere carino. Per fortuna ha una bella voce. Soprattutto quando sto male mi accorgo di essere sensibile alla voce dell’altro, come se questa avesse la facoltà di entrarmi dentro, rasserenarmi o agitarmi. Tutto è pronto. Mette un CD. Accende la lampada mentre io chiudo gli occhi e apro la bocca assecondando le sue manovre. Entra l’ago. Più volte, in più parti. Dopo pochi minuti l’anestesia comincia a fare effetto. Sento scartocciare qualcosa. Pensavo dicesse: “bisturi” chiedendo all’assistente di passarglielo come nei film, invece ha fatto tutto da solo. Lei si impegna solo a tenere l’aspiratore. Sento il sapore del sangue. Gratta, scalfisce, incide. Sento le sue mani lavorare alacremente. Il manico degli attrezzi comprimere il labbro fino a farmi male. “Che osso poroso!” Questa è l’unica cosa che gli sento dire. E poi il rumore assordante di una mola che entra dentro, si sposta in tutti gli spazi, rotea, lima. C’è odore di ossa bruciate come quando a scuola facciamo l’esperimento sull’osseina. Di nuovo raschia, scalpella, leviga. Appoggio la testa più volte sul seno abbondante dell’assistente piegata su di me a reggere l’aspiratore. Mi sembra un morbido cuscino. Una mamma che mi protegge. Passa un’ora, un’ora e mezzo così. Nel silenzio delle parole. Solo gli attrezzi fanno rumore mentre i Beatles invocano let it be dallo stereo.
Sentire il filo di sutura sfiorarmi le labbra è un sollievo. Sembra un bacio. E’ finita, penso. Adesso cuce tutto e così fa. Grazie, grazie, grazie dico sottovoce a chi mi ha tenuto la mano dalla terra e dal cielo. Apro gli occhi e la lampada a led mi abbaglia come un sole artificiale. Sputo sangue e saliva nel piccolo labello rotondo mentre il vortice dello scarico li risucchia prontamente. E insieme al sangue e alla saliva sputo tensioni, dolore, rabbia, delusione e due occhi che mi hanno infilzata con lo sguardo. Il dentista mi sorride e mi dice “brava” come fosse un complimento, una medaglia conquistata sul campo. Forse anch’io lo dico a me stessa. Io che ho sempre pensato di non essere una persona coraggiosa e forse davvero non lo sono, ma da quando ho iniziato a fare scelte coraggiose questo coraggio un po’ mi vuole bene e mi viene incontro.
Esco con la borsa del ghiaccio sulla guancia e arrivo in macchina. Mi guardi come se tornassi dal fronte. “Fammi vedere” mi chiedi curioso. Apro la bocca e ti mostro le mie due ore di travaglio. “Mamma mia, bimba ”. Dici sommesso. Poi chiudi gli occhi e quando li riapri sono gonfi di lacrime. Forse le mie.

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43 thoughts on “A bocca aperta

  1. Il coraggio di vivere non si dimostra compiendo azioni eroiche ma nella vita di tutti i giorni, nelle piccole cose, nelle piccole e grandi scelte di vita, nel portare rispetto agli altri e soprattutto a se stessi. Purtroppo ci sono persone che questo coraggio non ce l’hanno, e preferiscono grogiolarsi in una comoda infelicità. Ma questo non è il tuo caso.

  2. mi hai fatto tornare in mente ricordi del passato, quando anche io finivo le sedute dal dentista stanco manco avessi corso.
    Di solito cerco di sopirmi un po (è corretto il verbo maè?) e non me ne frega nulla di ciò che dice il dentista. Faccia ciò che deve fare e mi svegli alla fine della tortura…

  3. Dentista, l’incubo di molti… a me impressiona finanche il tuo racconto, vedi un po’…
    In questo periodo ho fatto sedute di fisioterapia settimanali ad una spalla che mi facevano fin piangere dal male e già due giorni prima avevo i sudori freddi. Quando sento dire che il corpo umano è una “macchina perfetta” mi vien sempre un po’ da ridere ;)

  4. Non puoi capire il mio terrore per il dentista, ho ancora i brividi dopo aver letto il tuo post. Brava sì!
    Ma soprattutto è un sollievo aver qualcuno che ti aspetta, sorrisone e…brividi!

  5. Uhmmmm che apprensione: già solo la foto….e tutto quello che hai scritto….cielo se ho partecipato empaticamente cara Penna Bianca. Vabbè, tu dirai: “grazie tante però sotto il carnefice ero io!” Ma per il tuo sorriso meraviglioso, caldo e rassicurante…questo ed altro!
    Coraggio, ormai è tutto finito, solo un lontano ricordo. Let it be
    Susanna

  6. Mi sa che devo fare anch’io una cosa del genere. Sei stata coraggiosa, io tutto ‘sto coraggio non so se ce l’ho ma so che quando sei lì (senza poter scappare!) alla fine arriva. Però è il prima che mi spaventa e anche il dopo. Anzi, fammi sapere com’è il dopo così mi so regolare e magari escogito una strategia di fuga. ;)

    Brava! Un abbraccio.

  7. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 28.11.13 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  8. Ti capisco anche troppo bene. La mia vita è stata segnata dall’incubo del dentista. Quando avevo incominciato a diventare coraggioso, ho subito un danno che mi ha fatto ripiombare nel terrore. Ci ho messo decenni per riprendermi. Se scriverò la storia delle mie esperienze dentistiche, sarà un horror. Ora è da un po’ che non ho problemi; ma è meglio non pensarci troppo, che magari l’incubo ricomincia.

  9. Ero seduto disteso su quella sedia di tortura, urlavo e soffrivo da matti perché vedevo e sentivo tutto il lavorio del dentista che – ahimè – si era dimenticato di anestetizzarmi.
    Poi, per fortuna, mi sono svegliato e l’incubo è finito. Sono sceso dal letto, ancora un po’ intontito mi sono lavato, ho fatto colazione e sono andato a lavorare.
    P.S.
    Non leggerò più bei racconti su bocche aperte, prima di andare a dormire… ahahahahah
    Nicola

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