Archivio | ottobre 2013

Nell’aria

foto

Quando chiudo la porta di casa tua, sembra che mi manchi l’aria. Vorrei riaprirla subito. Sentirmi raccontare ancora qualcosa della mia, della tua vita. Respirare pace. E poi magari dirti che torno prima di Natale, mentre tu mi guardi con la profondità dei tuoi quasi novant’anni.
Aria. Aria pura che entra dentro di me. Aria fresca. Aria limpida. “ Ti vedo bene. Continua così. Continua il tuo percorso, libero, vivace, positivo. Quando non si rinuncia a vivere ma al contrario ci si tuffa nella vita, si percorre sempre una strada che porta grandi frutti, ricordatelo…”
Aria. Aria tersa di montagna. Aria ricca di ossigeno. Aria che nutre.
Aria che non possiamo imprigionare ma che per viverla pienamente dobbiamo lasciare libera. Aria e libertà. Due sinonimi. Basta poco per farla diventare aria viziata, circolo chiuso di pensieri sterili e pesanti. Aria vecchia. Fritta e rifritta. Aria stantia. Aria passata. Non ce ne accorgiamo ma inquina. S’infiltra invisibile da uno spiraglio di poco conto e piano piano toglie il fiato.
Aria da respirare a pieni polmoni. Da sentirne il piacere. Da sentirne la bellezza.
Buttiamo all’aria qualche certezza di troppo, qualche paura e cambiamo l’aria con fiducia e curiosità. Perché è risaputo, per fare entrare aria nuova almeno una finestra bisogna aprirla.

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A camminare sui libri

libro aperto
Camminare sopra un libro proprio no. Non riesco proprio ad immaginarlo. Dentro ad un libro forse, è più possibile. Dovresti immaginarlo invece. Soprattutto guardando una cartina dell’Appennino tosco-emiliano. Libro Aperto si chiama quel monte e niente è più strano che camminarci sopra. Di questi tempi e con i colori che ci circondano, sembra più di camminare dentro ad un quadro, però. Camminarci insieme. In fila indiana, come frasi sottolineate con il lapis, come un segnalibro di quelli di raso sottile che penzola nel vuoto. Libri mai dimenticati, libri sognati. Libri lasciati a mezzo come valigie sfatte, libri mai cominciati. Libri sul comodino a prendere polvere e a fare compagnia. Libri prestati e mai più riavuti. Libri regalati. “Ridi Sandra ridi” avevi scritto in quella dedica. E te lo volevo dire, mai dedica mi fece più ridere e mi portò fortuna. Libri come attese, come scoperte, come compagni di viaggio. Libri che non ho avuto il coraggio di finire e ce n’è uno lasciato lì, con la punta della pagina piegata per quando sarà il momento di scoprirlo. Libri pesanti nei traslochi. Libri un po’ qui e un po’ là perché questa casa è troppo piccola. Libri che ho imparato a leggere prima di andare a scuola perché la curiosità muove la mente e le parole. Libri ai quali manca una “e” per essere liberi. Libri che sono qui adesso a camminare su questo crinale di un libro aperto sul futuro. A chiedermi come andrà a finire, se ho letto solo il primo capitolo oppure sono già a buon punto della storia. Se questo passo sarà a lungo così leggero e luminoso oppure ad un certo punto annoierà, diventerà pesante e verrà voglia di lasciarla lì a mezzo, la storia. Cammino in equilibrio tra parole strane e belle emozioni con la curiosità e l’apertura ad ogni possibile finale.
“Quello che mi dispiace è sapere che tra poco queste lunghe camminate non potrò più farle”. Mi dice il grande saggio guardandomi con gli occhi lucidi. Vorrei rispondergli “ma no”. Ma siamo tutti e due grandi abbastanza da sapere che ogni libro ha la sua fine. Dov’è allora il mio libro? E’ qui. Adesso. In quell’abbraccio dolce e lunghissimo che non mi farebbe più girare pagina.

Dell’amicizia

mano

Tintinnano i nostri bicchieri per un brindisi quando, quasi per caso, ci ritroviamo attorno ad un tavolo una sera di primo autunno. Tocco il mio e dico: ”Viva!” Ecco. volevo dirtelo. Da quando te l’ho visto fare è diventato anche il mio modo di brindare. Quel “viva “ che può diventare una gioiosa constatazione della propria esistenza, con tanto di ringraziamento, quanto un’allegra esultanza.
Siamo amiche da molti anni. Da quando eravamo bambine ma ci vediamo poco. Ruoli familiari e impegni ci hanno separate inevitabilmente, a parte quando accadono momenti come l’altra sera. Tutto succede velocemente: ridere, raccontare, ricordare, come se nessuna di noi avesse dimenticato quel linguaggio.
Amici per la pelle. Amici a pelle. “Io non ci credo all’amicizia tra uomo è donna. Da una delle due parti c’è qualcosa in più”. Mi dicevi. E questa tua convinzione è sempre stata motivo di discussione tra noi perché invece io c’ho sempre creduto e ci credo. L’amore poi, per me ha sempre una grossa componente di amicizia, cameratismo, complicità. Anche quello più passionale. Anzi, dove questa componente è stata forte la passione è stata sana. Amicizie che diventano amore. A volte accade. A volte accade anche il contrario. Per fortuna. Amici che vivono lontano, vedi poco e ti dispiace. Amici nuovi. Amici tanto tanto amici ma solo in quel periodo. Amici che ritornano o che non se ne sono mai andati. Amici che “come è bello sapere che ci sei”. Amici che facciamoci due risate. Amici che “quando hai bisogno…” Per me l’amicizia è solo una forma di amore. Forse la più bella. E mi sembra ancora di sentire la voce di mia madre che urlava dal terrazzo, quando me ne andavo via veloce in sella al motorino perché le mie amiche erano venute a chiamarmi e magari lei mi voleva ancora a casa: “Vai, vai! Vuoi più bene agli amici che a noi!” La mia mamma è sempre stata un po’ esagerata e tragica ma in quegli anni, davvero, la mia famiglia erano loro.