Lezione di scienze

coccinelle

Chissà se anche loro hanno stanno consumando con gli occhi quelle pagine, quasi a volerne imprimere nella retina ogni figura, ogni dettaglio, con la curiosità tipica dei bambini. La mia amica Susi ed io lo facemmo di sicuro. Sua madre la aveva regalato un libro intitolato “come nascono i bambini”. Il libro aveva semplici spiegazioni che noi a forza di guardarlo imparammo subito a memoria, ma soprattutto, una serie di illustrazioni che ci illuminarono più delle parole. Le illustrazioni erano fatte con ritagli di carta come fosse un collage. Partivano dalla classica ape sul fiore e terminavano con la testa di un bambino che usciva dalle gambe aperte di una donna. Anche se è passato tantissimo tempo da allora e quel libro non mi è più ricapitato tra le mani, mi sembra di sfogliarlo adesso. Ciò che mi aveva detto mia madre sull’argomento era quasi niente. Perfino quando frugando in bagno avevo trovato un assorbente ed io, molto interessate alle dimensioni decisi di adottarlo come pannolone per la mia bambola, prese la palla al balzo per raccontarmi il suo vero uso. Vabbè, forse erano altri tempi. A riempire il vuoto con notizie più o meno precise e attendibili ci pensarono le amiche, la mia cugina più grande, ma soprattutto, la rubrica “l’esperto risponde” del giornalino ‘Cioè’.
Adesso ci sono io dall’altra parte. Dopo sistema scheletrico, muscolare, circolatorio e quant’altro ci sia nel corpo umano, siamo arrivati al giorno del tanto atteso: “apparato riproduttore”. In classe c’è una sorta di religioso silenzio. Mentre parlo sono attentissimi. Qualcuno accenna un sorrisetto quando pronuncio le parole “riproduzione sessuata”. E’ il sess iniziale che provoca ilarità anche se per sdrammatizzare dico che nei moduli la parola sesso si barra per distinguere maschio da femmina.
Voglio essere chiara con loro ma, nello stesso tempo, trasmettere che l’unione di uno spermatozoo con un ovulo genera una nuova vita con tutto il mistero, la poesia e l’amore che questo gesto comporta. Sono attenti. Vogliono capire e io non mi sottraggo a questo. Nemmeno mi nascondo dietro le parole. Nemmeno dietro i termini scientifici che connotano le varie parti dell’apparato riproduttivo traducendoli spesso nel gergo comune. Qualcuno anche qui accenna ad un sorrisino, altri annuiscono come per dire: adesso è tutto più chiaro.
La nuova vita nasce dall’incontro tra uno spermatozoo e l’ovulo. Questo l’ho capito” mi dice Camilla prontamente” “ma se lo spermatozoo è nel corpo del maschio e l’ovulo in quello della femmina come fanno ad incontrarsi?” Bella domanda, sì, proprio una bella domanda, alla quale dover trovare una bella risposta.
Rispondere “per amore” mi sembrava riduttivo e, per certi versi, anche fuorviante (ripenso alle dicerie di chi pensava che bastasse un bacio per rimanere incinta). Così cerco di dare a quell’amore una realtà concreta, descrivere un atto senza togliere la poesia.
“Ehi! Dove dovrei metterlo il mio coso?” Interviene Giacomo alquanto perplesso “Ma non ci penso proprio!”
“Non devi niente. Soprattutto adesso. Questo è il modo in cui esso avviene. Ma bisogna essere grandi per farlo.” Rispondo io.
“Grandi quanto? Basta saper guidare il motorino oppure bisogna saper guidare la macchina?” Incalza Mirco. “ Grandi come sono gli adulti. Ma non c’è fretta. Ogni cosa a suo tempo”. La discussione va avanti fino a che il suono provvidenziale della campanella mette fine alla lezione. Mi sembra di aver fatto un buon lavoro. Si chiudono zaini e libri. La vita va avanti. Mentre per un attimo rispunta l’immagine di un vecchio libro dalla copertina celeste e due bimbe dagli occhi grandi e curiosi di vita, proprio come quelli che ho davanti.

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58 thoughts on “Lezione di scienze

  1. Fantastico il Giacomino. Cambierà idea prestissimo. ;) scusa, rovino la poesia. Sai che non ricordo, non facevo domande, mi interessava poco poco… Però hai una gran bella responsabilità con quell’età.

  2. due cose. mi hai fatto venire in mente quel capolavoro del penultimo libro di pennac, “storia di un corpo”, e la sua considerazione, tanto banale quanto fondamentale: fino a poco tempo fa – ma azzarderei a dire in molti casi ancora oggi – gli atlanti scientifici presentavano i corpi umani come asessuati. corpi perfetti, scolpiti, ma disegnati in modo tale da “nascondere”. credo abbia colto in pieno (io, poi, che sono d’un fazioso che la metà basta, cia aggiungo anche che in italia abbiamo pure l’aggravante vaticana, come dissero magistralmente in marrakech express: “A noi ci ha rovinato il cristianesimo, come cultura. Una volta avevamo le terme, i massaggi…Adesso che abbiamo? Le pizzerie.”)
    seconda cosa. ti capitasse di scegliere delle immagini per dover spiegare, mi è già capitato di consigliare il film microcosmos. è un documentario (non un parola, solo musica) di una bellezza inaudita, con una delle scene più belle sull’accoppiamento tra specie animali che abbia mai visto

    meraviglia.

    • Ma tu inviti la lepre a correre! :-) Microcosmos, Il popolo migratore, La marcia dei pinguini, La volpe e la bambina…I miei alunni in cinque anni se li sono beccati tutti (mi auguro con loro gioia) Grazie comunque della poesia.

  3. ohhhh Sandra mi ringrullisco perchè oggi per ch’issa quale arcano mistero il tuo racconto “curioso” mi ha commosso…o forse lo so ma non lo ammetto ;)…viva la spontaneità e la curiosità dei bimbi

  4. Bellissimo! Dove dovrei mettere il mio coso è bellissimo.
    Mica tutte le maestre si fermano a spiegare la ripriduzione sessuata … Molte glissano lasciando il compito si genitori. Come non fosse parte del sapere ma solo morbida curiosità .
    Sei brava, tu.

  5. Con la tua dolcezza e serietà umano-professionale arrivi sempre alle note del cuore…e sicuramente l’hai fatto anche questa volta

  6. Sai credo che parlare apertamente “seppure attraverso i filtri” e per mezzo di parole delicate, renda le cose meno proibitive e segrete. Mi spiego meglio, credo che oggi i tuoi alunni ritornando a casa non sono rimasti ossessionati dal sapere cose di cui non hanno avuto risposta, ne avranno immaginato amplessi fantastici. La loro curiosità probabilmente (per ora!!) si fermerà alla tua lezione o poco dopo. Io credo che la realtà (a vari step e con vari livelli) vada affrontata con la realtà e tu hai fatto certamente la cosa migliore! Brava Sandra

  7. Brava!
    Bravissima….la ricorderanno questa lezione eccome, se la ricorderanno!
    E’ importante, importantissimo parlare della ripoduzione, sia a livello scentifico ma anche con amore. Ci sei riuscita benissimo e penso che continuerai al meglio…
    A mio parere genitori ed insegnanti dovrebbero parlare liberamente di questo senza che lo vengano a sapere da altri senza la giusta “attenzione e parola”.
    di questi tempi poi….

  8. che ricordi…
    la spiegazione di mio padre è una delle cose che ricordo con più imbarazzo. lui era disinvolto e tranquillo, parlava e io pensavo “perchènonsonostatazittaperchènonsonostatazitta…”

  9. Giacomo è una meraviglia, e son quelle cose che non pensi più a tutta la fatica me esserci, sentirle, solo quello vale la pena di far i nostri mestieri ingrati. Evviva Giacomo!

  10. Ricordo che più di quaranta anni fa mio fratello rispose esattamente come Giacomo… Ma la più imbarazzata era la mamma, papà taceva ed io sgranavo gli occhi, ma ero più piccola e ho beneficiato della spiegazione al fratello. I tuoi alunni sono fortunati e si vede da tutto quello che scrivi.

  11. Una delle cose più poetiche scritte riguardo all’argomento io l’ho trovata…in una canzone dei Manu Chao:
    [Boy:] Mama…?
    [Mum:] Qué?
    [Boy:] Puedo tener Hijos?
    [Mum:] Ahora no, porque tienes siete años
    [Mum:] Pero los tendra cuando seas mayor y te cases
    [Boy 2:] Quién tiene antes el niño, la madre o el padre
    [Mum:] El padre pone la semilla como te he dicho,
    y la madre pone la tierra
    en que esa semilla hara la flor.
    [Boy:] Y quién es la flor?
    [Mum:] Tu

  12. Cara … carissima @Penny, voglio ringraziarti qui, nel tuo spazio fiorito e fiorescente, per le belle ed affettuose parole che, da @Sabby, hai lasciato per me !
    La mia rarefazione nel blog … è causata da impegni ( piacevolissimi … ), insegnando io privatamente a ragazze e ragazzi liceali e/o universitarie greco ( una materia che, semplicemente, adoro ), latino, matematica e fisica, ricevendo in cambio, in aggiunta alla soddisfazione di veder crescere, nei loro valori, questi giovani, il “loro” insegnamento, su un diverso, ma straordinariamente e reciprocamente costruttivo, modo di riguardare alla vita dal loro versante .
    Ma mi capita non di rado di leggere i tuoi post, così belli e semplici da provare emozione con la sola lettura, lasciando poi spaziare liberi la fantasia, il cuore e la memoria, senza alcun desiderio di ‘toccare’ quelle acque limpidissime che sono i tuoi racconti, così come ci si bea, semplicemente guardandola e respirandone l’ incanto, davanti all’ acqua di un lago che si vorrebbe sempre disteso e immutabile, non ostante tutto . :-)

    • Grazie Cavaliereerrante per le tue parole sempre carine e generose con me. Mi chiedevo proprio che fine avessi fatto. In verità, un cavaliereerrante si muove per sua natura e poi forse fa parte del mondo virtuale l’andare e il venire. Ma io mi affeziono alle persone, alle presenze e così… :-) Sarai dei nostri l’8 giugno? leggi il post “dlin dlon…”

  13. Maddai! Avevo lo stesso libro! Me lo regalarono che avevo nove anni. Prestino forse, ma in pieni anni settanta era la prassi informare bene per non subire poi :) Anche perchè i nostri genitori, queste cose le hanno imparate non dai libri ma dagli amici, che accampavano tesi a dir poco fantascientifiche. Ad esempio, si restava incinta con un bacio. Oppure per fare i bambini bastava chiudersi in camera da letto. Ne ho sentite raccontare di tutti i colori da quelli delle generazioni precedenti. Forse è per questo che venne il ’68 e gli anni settanta di seguito, proprio non ce la facevano più a sopportare balle del genere. Però tanto romantiche… ;) Il libro che avevi si chiamava: come nascono i bambini? Mi sembra che avesse la copertina azzurrina… cominciava col fiore e l’ape…poi improvvisamente si vedono i due sotto le lenzuola a mò di origami, è vero, alquanto statici e ritagliati. Del resto mi ricordo poco…forse mi interessava meno :D Buon fine settimana :)

  14. credo che l’importante non sia quello che o il quanto si dice, ma il come lo si dice. I bambini hanno antenne sensibili, captano l’imbarazzo, colgono la difficoltà e lì si scatenano. Se invece riesci, come sei riuscita, a trasmettere serenità allora presto si spengono i sorrisetti e i colpi di gomito.
    ml

  15. Mi ricordo del giorno in cui, alle elementari, le maestre tentarono di parlarci di questo argomento. Furono così vaghe e fumose che non si capì nulla, se non le oscenità che diceva il futuro teppistello dal fondo della classe!

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