Fortune

treno

Son fortune. Questo pensavo l’altra mattina mentre me ne andavo a lavoro a piedi. Due o tre minuti di cammino. Con la neve o con il sole. Passo da una viuzza che ha perfino un nome. Si chiama: “via ombrosa” ma se la vedeste ha più la forma di un sentiero che quello di una strada. Durante il tragitto incontro quasi sempre Sirio. Il mio orario di ingresso coincide con il suo scendere al negozio per prendere il pane oppure, di questi tempi, nel fare l’orto che si trova lungo la via. I nostri discorsi di pochi minuti variano a seconda degli eventi ma come gli inglesi, spesso virano sul tempo. Mi dice che non ne può più di tutta questa pioggia perché l’orto è indietro. Ha seminato poco e niente. Sirio ha quasi novant’anni, un cuore rattoppato più volte ma una voglia di vivere e un sorriso che mi contagiano positivamente. Così, quelle volte che per caso non lo incontro, sento che mi manca qualcosa. Di questi tempi mentre percorro la via ombrosa, ci sono pure i merli che con il loro cinguettio mi mettono allegria. Starei a sentirli per ore. Anzi, se potessi imparerei il merliano per poterli rispondere.
Questo pensavo oggi mentre stavo tornando a casa in treno. Un treno stipato di pendolari. Secondo me, a chi prende il treno per andare a lavoro dovrebbero abbonare almeno un’ora, oppure dare un contributo. Per fortuna, per quanto mi riguarda è solo una volta alla settimana. Oggi, per esempio, la mia dirimpettaia di sedile ha masticato ininterrottamente come un lama tibetano una gomma facendo un rumore fastidiosissimo. Ho cercato più volte attraverso lo sguardo e con la trasmissione del pensiero di farla ammutolire ma niente. L’altro giorno si è seduta accanto a me un signora di mezza età completamente impestata di profumo. Per un po’ ho resistito poi, il mio naso già messo a dura prova dall’allergia ha dato i primi segnali di insofferenza ed ho cambiato posto. Poverina! Magari avrà pensato che stava facendo cattivo odore e così la prossima volta rincarerà la dose di quell’orrendo profumo chimico.
Per non parlare di coloro che occupano il sedile con borse e borsette e malgrado il treno stia collassando di persone, appena chiedi: “scusi, è libero?” ti guardano come se facessi alzare la loro nonna novantenne.
Senza dimenticare chi, ascoltando musica con le cuffiette, deve tenerle ad volume così alto che potresti benissimo fare il contro canto.
Un capitolo a parte lo meritano le innumerevoli telefonate alle quali si assiste durante un viaggio in treno. Voci, idiomi e volumi diversi che si sormontano e s’intrecciano in una babilonia di parole. Telefonate sul nulla che durano delle mezz’ore. “Ciao Leo, ti disturbo?” Ha detto a gran voce il mio dirimpettaio di sedile l’altro giorno, dopo che da quasi un’ora stava facendo telefonate come fosse l’addetto di un call center. “Lui non lo so, ma a me hai proprio rotto i santissimi zebedei”. Questo ho pensato. Ma devo averlo pensato intensamente perché mi ha guardata con antipatia. Lo so, lo so, cosa state pensando voi. Che invecchio male come una zitella acida o per i più carini, come una single snob. Di sicuro un fidanzato sul treno non lo troverò mai per come sono ghignosa. Nemmeno se si butta nell’impresa prendendo la rincorsa.
Ma dov’è, dico io, dov’è finita quella bella littorina in legno sulla quale sono salita la prima volta che ho preso un treno lungo la porrettana fatta di gallerie e ponti? Dove sono finiti gli scambi che ho visto da piccola, quando mamma ci ha portati a Firenze e che prima di arrivare in stazione guardavo ammirata scomparire sotto il treno come fosse il gioco delle tre carte? Dove sono finiti quelli scompartimenti che chiudevi con gli amici e facevi una specie di isola felice? Dov’è finito l’interail che ci consumò scarpe e zaino? Dov’è? Dov’è finito il mio sogno nel cassetto che si chiama Orient Express?
Quando al voce metallica annuncia “Pistoia stazione di Pistoia” il secondino del potenziale criminale che è in me tira un sospiro di sollievo. A passo svelto arrivo al parcheggio, salgo in macchina e parto.
Alla prima rotonda impreco contro un signore distratto che non mi stava dando la precedenza, poi suono il clacson innervosita quando un furgoncino accosta lasciando poco spazio per passare. Il brutto mi ha contagiata. Forse sono io che assorbo tutto. Forse è il mio sistema immunitario che non ha corazze. Forse non ci sono abituata e l’abitudine nel bene e nel male aiuta. Non lo so. So soltanto che ho dovuto iniziare a salire i tornanti, a sentire l’aria fresca accarezzarmi la mano fuori dal finestrino, a vedere il verde che ormai dilaga sui monti, a pensare alle belle persone che conosco per accennare un sorriso.

Advertisements

54 thoughts on “Fortune

  1. benvenuta in trenitalia, penna. Il treno è anche bellezza sai per chi vede i piccoli dettagli, per chi ne apprezza le sfumature. il treno è leggere, è un cullarsi dopo il lavoro, dopo la scuola, è imprecare prima di arrivare a casa così da non sfogarsi poi. Alla fine è la vita, io se penso a quante ore ci passo. E in tutti i paesi civili a chi prende il treno viene dato un bonus per davvero nello stipendio, vengono tolte delle tasse, perchè chi prende il treno da una mano agli altri, poi alla fine.

    • Oh! Ma io adoro il treno! E le persone che vi si fanno cullare, leggono, usano il pc. Anche quelli che dormono. Adesso scrivo una mail a Letta per l’incentivo. Tanto ne ha poche. a presto!

      • (no ma c’è anche qui, eh. se ad esempio hai un lavoro a tempo indeterminato con l’università di milano, prendi i treni delle regione lombardia (e solo quelli), hai un’indice isee non di fascia massima e hai la possibilità di anticipare sull’unghia dai 500 ai 1000 euroes annui per un abbonamento annuale, non rimborsabili se per caso smarrisci il titolo di viaggio, c’è il 5% di sconto. no, eh?)

  2. Mi è piaciuto tantissimo questo post, pieno di immagini, chiare, che sembrava di stare con te in viaggio… Forse è perchè il tema dei viaggi in treno mi è familiare, da studente pendolare e condivido il sogno dell’Orient Express (: Non è detto che ci si abitua a tutte le persone, i discorsi e i modi di fare strani, perchè ogni giorno ce ne sono di nuovi e quando si arriva al livello di saturazione basta evadere in una maniera qualsiasi, un po’ come hai fatto in auto…

  3. Quando posso prendo il treno, mi piace tanto, e ogni volta ritrovo questi particolari di cui parli. Tanti anni fa venivo su a Firenze, con i miei figli, il più piccolo avrà avuto 3 anni. Eravamo in un vagone di quelli aperti, unico, tutti in silenzio, non era l’era dei telefonini, e lui iniziò all’improvviso a cantare l’inno d’Italia. Certe volte quando sono in viaggio mi torna in mente e rido da sola. Ciao!

  4. L’Orient Express l’ho visto passare proprio sabato e ne sono rimasta incantata…
    Sarebbe meraviglioso farci un viaggio!
    Di solito uso il treno per viaggiare, osservo anch’io l’umanità viaggiante e provo a immaginare le storie che ci “son dietro”. Alcuni riescono a infastidirmi molto (quelli maleducati e rozzi) e quindi non sei nè una zitella acida, nè una single snob perchè condivido completamente queste tue impressioni. Che sia perchè abbiamo la stessa età? :-)
    Preferirei poter usare il treno per andare in ufficio perchè potrei avere del tempo in più per leggere e per distrarmi e stare con i miei pensieri…
    Un abbraccio e un augurio per una giornata serena
    ciao
    Ondina

    • Sì! Il prossimo anno la linea ferroviaria compirà 150 anni. La porrettana fu la prima linea ferroviaria che unì il sud con il nord passando l’appennino. Per i tempi fu un’opera ingegneristica di grande livello, recita l’enciclopedia: 37 ponti, 47 gallerie per un totale di 99 km. Il tratto più difficile fu quello tra Pistoia e Pracchia (la stazione qui sull’Appennino) dove in 26 km doveva essere superato un dislivello di 550 metri.

  5. Non sai quanto condivido le tue parole! Io prendo il treno tutti i giorni per un totale di quasi tre ore al giorno, le montagne dell’Appennino me le posso godere solo nel fine settimana… Vivere e lavorare in quei posti è davvero una fortuna, ma di questi tempi è fortunato anche chi fa il pendolare, perché almeno un lavoro ce l’ha…

  6. Io ho incominciato (per mia disgrazia) a scrivere storie in treno: due ore e mezzo all’andata (se andava bene), due ore e mezzo al ritorno, tutte le mattine, Milano-Genova. Ho conosciuto tanta gente, che ora non vedo più. Non mi è rimasto quasi niente. Ma ora vorrei diventare Sirio (tra qualche anno, beninteso).

  7. io sono cresciuto con in testa “il treno, ah, il treno è sempre così banale, se non è un treno della prateria, orient-express speciale locomotiva di fantasia… l’aereo è invece alluminio lucente, l’aereo è davvero saltare il fosso…” di gucciniana memoria e alla fine, invece, ironia della sorte, mi ritrovo a essere pendolare da vent’anni giusti giusti quest’anno, e a non riuscire a staccare un biglietto low cost di un aereo perché per quanto low è sempre troppo high per due lavori precari con prole. e allora, di necessità virtù, anche il treno diventa fantasia di vita, diventano persone e volti e storie e mille altre cose che ti fanno viaggiare, comunque: gli occhi nuovi di proust, in attesa dei viaggi reali – che verranno, io lo so. ci si prova, non è detto che ce la si faccia, ma ci si prova. sempre.

  8. Innanzitutto,molto bello questo tuo diario di viaggio,suggestivo e come dico io a tre dimensioni…che pareva di essere con te e ascoltare la signora col chewingum ;)
    Mi son trovata anche io a viaggiare in situazioni impossibili.Anche viaggi piuttosto lunghi,fatti in piedi,praticamente spiaccicata come una sottiletta tra le persone,quasi fossi in un toast :D
    Ma quando posso,mi concedo un viaggio su treni semivuoti,che ormai so piu’ o meno quali sono e percorro con lo sguardo il paesaggio che va dal mare alle colline,attraverso la mia bella Toscana.E osservo,ascolto,impressiono nella mente,qualche volta ne ho anche scritto,perchè per me un viaggio in treno è sempre un’emozione…Per non parlare delle stazioni,specialmente quelle piccole,ma anche le grandi.

    • Dicendo che ti pareva di essere con me, che la mia scrittura ha tre dimensioni mi fai un grande complimento e ne sono contenta. Anch’io adoro viaggiare in treno ( e guarda che declino il verbo ancora al presente :-))

  9. nei paesi le vie hanno nomi semplici e toccanti, legati intimamente al luogo e alla sua storia, via ombrosa, via prati secchi, vicolo dei ceri, è come leggere un libro.
    ho poca dimestichezza con i treni e mezzi pubblici in genere per cui annuisco alle tue “sofferenze” di viaggiatrice e comprendo il piacere di risalire con l’auto i tornanti respirando l’aria di casa.
    ciao,
    ml

  10. Mi piace molto viaggiare in treno nonostate tutti i disagi, è da una vita che non ne prendo uno, che bei ricordi mi hai fatto tornare in mente… Poi ci sta che la stanchezza renda tutto meno sopportabile, però tu conosci come me un modo perfetto di ricaricare le pile concedendoti un momento di solitudine refrigerante in mezzo alla natura. Quando sono al limite penso sempre le le montagne solo lì e mi aspettano, è più facile. Un abbraccio cara…

  11. In due passaggi si capsce proprio che io e te ci conosciamo. Uno è dove dici dell’orient express, l’altro non sto nemeno a dirtelo quale sia ;)

  12. madonnina della neve, che argomento hai toccato !

    :-)

    Io sono un pendolare, di quelli che dopo anni di treno non ce l’ha fatta più, e ha deciso di usare l’auto, non che sia meno stressante, ci vuole una buona ora di tragitto, impegnativa, pericolosa, piena di improperi verso tutti i pazzi che pensano di essere al gran premio.
    Basta dai, che altrimenti ti deprimo

    :-)

  13. io non sono fortunata come te che ci vado a piedi a lavoro ma sono a 5 minuti da fare in macchina ma mi sembrano già lunghi …. non potrei tollerare viaggi in treno corse spinte e troppo rumore!!! più che zitella acida ti vedo disintossicata dalla civiltà!!! ed è solo positivo ;)

  14. E’ bello il treno. E i treni vecchi ancora di più. E allora, perché no? Io immagino il trenino della Corsica, magari per lasciarlo ogni tanto e raggiungere la stazione successiva attraverso un sentiero fatto di rocce cotte dal sole e profumi di macchia. Mi è venuta voglia, e io alle voglie non so resistere.

  15. Ecco, io ascolto sempre la musica.
    Mi isola da persone che masticano e da discorsi insulsi e fastidiosi,
    Ma quella tua passeggiata, il vecchietto con l’orto, sì è proprio una grande e bellissima fortuna!
    Un bacione cara!

  16. E si! è una vera fortuna poter attraversare dei sentieri ed incontrare il vicino che sembra il nonno di Heydi oppure passeggiare tra i profumi (per noi) inconsueti della terra. Il treno è ormai un luogo infernale, ma perché non si fanno per tutti le carrozze del silenzio? in realtà qualche compagnia le ha istituite, ma per avere del silenzio, si paga e profumatamente è ormai merce rara e se ne si vuole godere occorre pagare… che bello che bello lì dalle tue parti, ci si disintossicherebbe un po’ tutti!

  17. Anch’io come te amo viaggiare in treno, si conoscono nuove persone, e il viaggio ti porta sempre a osservare, curiosare, annotare su un taccuino,
    le tue impressioni, e poi attraverso un’espressione, una telefonata, la mente corre veloce…come il treno.
    Ciao penna bianca!
    Dora

  18. con me sfondi una porta aperta…sono figlia di ferrovieri, mio fratello è un ferroviere, alcuni miei cugini sono ferrovieri, per non parlare di quanti amici…Tutti i miei viaggi fino ai 25 anni sono stati fatti in treno in giro per l’Europa, lo adoro.
    Ma giovedì andando a torino al Salone del Libro, quando la nuova arrivata ha letteralmente lanciato l’ombrello zuppo di pioggia sul porta pacchi sopra la mia testa…ho avuto un attimo di ripensamento…

    • E i figli dei ferrovieri non pagavano (o pagano il treno). Sai che uno dei miei primi lavori è stato quello di fare l’animatrice in una colonia estiva per figli di ferrovieri?

  19. Eh si, una linea che conosco bene…tornare al treno dopo 20 anni di auto mi ha fatto bene, l’umanità si mostra, nel bene e nel male ma possiamo ignorare i nostri simili? Solo un po’ di tristezza, a volte, per i più giovani così chiusi nelle loro cuffie e iPhoni e lettori MP3, quando intorno è tutto così interessante…Sembro un poco vecchio zitello?

  20. io invidio quelli che in treno riescono a parlare con gli altri…se ci pensi è un po’ come i blog….un pò racconti e un po’ ascolti e commenti….oh cavoli….siamo già arrivati?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...