Naturalmente

gatto
Sono arrivata in tempo. Questa volta. In tempo per cacciarla via prima che ne facesse uno scempio. L’avevo vista dalla finestra. La gatta se ne stava accucciata e immobile come una sfinge. Soltanto la coda si muoveva nervosamente. Lo sguardo ipnotizzato dal quel saltabeccare frenetico e gioioso tra la ciotola con l’acqua e il vaso. Un uccellino (lo chiamerò genericamente così, poiché le mie conoscenze ornitologiche non me lo fanno attribuire ad una specie precisa), stava saltellando qua e là riempiendosi il becco con i ciuffi di pelo lasciati in giardino dalla gatta, che di questi tempi ne perde copiosamente.
Aveva il becco così pieno di quella lanugine che sembrava avesse due bei baffoni. Chissà com’era contento. Aver trovato tutto quel ben di Dio per il suo nido in così poco spazio.
“La natura avverte sempre del pericolo con colori sgargianti”. Diceva l’altro giorno Simone nella sua lezione naturalistica. “Pensate al rosso scarlatto dell’amanita falloide, fungo velenosissimo e mortale, oppure ai colori appariscenti della salamandra che sembrano dire all’eventuale predatore: attento, se mi mangi ti irriti lo stomaco!”.
Lo so che mi hai vista. Mi hai vista ma hai fatto finta di non vedermi usando gli scaffali di un supermarket come fossero paraventi. L’hai fatto per orgoglio, per non riaprire vecchie ferite, per rassegnazione o perché davvero mi hai dimenticata? Un tempo ci avrei dedicato un po’ della mia energia per interpretare questo comportamento.
Secondo me, comunque, quando qualcuno decide di dimenticarti dovrebbe dirtelo prima e non metterti di fronte al fatto compiuto. Così, per carineria. Perché io ci credo alle belle cose che si dicono quando va tutto bene. E forse di questa malattia mica guarirò mai. Poi penso che c’è gente che ha bisogno di giurarsele davanti ad un prete oppure ad una autorità quelle belle cose e non le mantiene, allora penso che la mia malattia è solo cronica ma non mortale.
Questo rimuginavo nella mia testa prima di varcare il cancello del giardino e di trovare quel piccolo uccellino, di cui ignoro la specie ma che ho amato profondamente, a gambe ritte e tutto spennacchiato.
Dentro il becco nessun ciuffo di pelo. Chissà a che punto sarà stato il suo nido…
Mi siedo sulla panca mentre la gatta eccitata e miagolante si struscia alle mie gambe. Ma andate affanculo tutti, oggi. Tu, la gatta, i ricordi e il grigio che qualcuno indossa per sembrare meno pericoloso.

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56 thoughts on “Naturalmente

  1. Ho sempre pensato che i colori sgargianti fossero un inganno, per proteggersi o per fare vittime.
    La gatta obbedisce all’istinto di caccia, l’uccellino a quello di preparare il nido e pure chi si nasconde tra gli scaffali obbedisce all’istinto…da codardo.

  2. Sorrido rivivendo le tue scene. Ma certe persone che si vestono di grigio, sono le stesse che usano il besciolino? E come li camaleonte cambiano colore d’improvviso e all’occorrenza?
    Felice primavera

  3. Anche io ho difficoltà a “liberarmi” sono con una parola anche se benefica…
    Impossibile interpretare comportamenti, che tempo addietro, sarebbero stati inimmaginabili.
    Penso però che siano dovuti semplicemente al fatto che ricordi ancora…e chissà, propri vergogna altrimenti si sarebbe comportamento con disinvoltura.
    Codardo…può darsi.

    Avrei fatto il giro dello scaffale: cucù!
    Sai che soddisfazione vedere l’impaccio…?

    Un caro saluto
    .marta

  4. ti capisco, anche se istintivamente c’è qualcosa che non mi convince fino in fondo. a volte il tempo dice più di tante chiose ufficializzate o formalizzate, e te lo dico con la stessa rilassatezza con la quale penso che, anche dopo un tempo lunghissimo, ci si possa ritrovare senza problemi. ma può anche essere che non abbia capito io, ché oggi la mia metà di spanatura è più grande della metà in bolla…

      • ci riprovo, anche se l’ora non aiuta. intendevo dire che non sono convinto che quando qualcuno decide di dimenticarti dovrebbe dirtelo. sono dell’idea che a volte il silenzio sia l’evoluzione naturale, una chiusura che viene sancita dal tempo, dal fatto che scelte diverse, a volte dolorose per uno o per entrambi, portano ad una distanza che non ha bisogno di sigilli. poi mi ero perso nel contraddittorio di me stesso, lasciando aperta la possibilità, al contrario, che dopo tempo e silenzio, in altre situazioni, si possa ritrovare una relazione, ma questo è un altro discorso e mi sono impappinato. beh, s’è fatto tardi eh…

  5. Chi si veste di grigio per sembrare meno pericoloso e poi si nasconde tra gli scaffali del supermercato, appartiene a molti quello che tu hai vissuto eppure tu ha la capacità di usare le parole che non saprei trovare, a volte scrivi cose che sono anche mie.
    E che tenerezza quell’uccellino!
    Grazie Sandra!

  6. Affanculo tutti… soprattutto chi, ti sfrutta finchè ha bisogno e quando non gli servi più ti getta via come la carta di una caramella…

  7. E’ incredibilmente amaro pensare a come i percorsi di due persone, possano ad un certo punto incontrarsi, talvolta aggrovigliarsi, anche per lungo tempo…..per poi divergere nuovamente, come se nulla fosse accaduto…..come… appunto.
    E io che ero già partito ad immaginare il commento da scrivere per la gatta con l’uccelino in bocca….

  8. mi chiedo se, quando non si è d’accordo, non sarebbe meglio tacere. Ma mi rispondo che no, è meglio far giungere il proprio dissenso se si ha stima dell’altro.
    intanto sto dalla parte della gatta, del suo istinto a procacciarsi il cibo, (che poi spesso i nostri animali domestici si limitino a cacciare e a non divorare le loro prede è un discorso più complesso, fatto di pancia artificiosamente piena e di legame col padrone, birolli mi fa trovare topolini e lucertole sullo zerbino e si aspetta il mio encomio e non si capaciti che io butti via i suoi trofei).
    poi non sono d’accordo col tuo naturalista, i colori sgargianti non sono una messa in guardia ma un sistema (subdolo) per arrecare più danno, non c’è “bontà” in natura, ci sono una catena di sopravvivenza e armi differenti a disposizione di ciascuna specie.
    e sono in disaccordo anche sulla scrittura, teneramente in disaccordo, perchè questo brano è fatto di alcuni piccoli deragliamenti, comprensibili sul piano emotivo (una specie di flusso di coscienza di una giornata negativa) che negano omogeneità a quanto dici. c’è una notevole distanza concettuale tra la gatta cacciatrice e chi si nasconde tra gli scaffali, ma poi “il preavviso di dimenticanza” ( che assomiglia alla dichiarazione di guerra che un tempo si esigeva tra le Potenze come atto formale necessario per iniziare le ostilità) quando andrebbe dato? quando le cose vanno ancora bene? impossibile, quando vanno male? superfluo. A volte il scivolare via, in modo apparentemente meschino, è cosa saggia.
    infine dissento sul piano lessicale che quel vaffanculo mi sembra che stoni, non certo moralmente ma proprio di scrittura, insomma da una toscana mi aspettavo una frase più colorita, un’invettiva più “personalizzata”
    perdona questa affettuosa tirata senza fine
    :-)
    ml

    • Eh, eh, sono d’accordo su quasi tutto ma in particolare sul fatto che non bisogna tacere. Ecco, se l’avessi fatto mi avresti offesa. Io voglio sapere le cose come stanno anche se non sono consensi. E non perché sono masochista quanto perché odio l’ambiguità e la poca chiarezza. Anch’io non credo alla ‘bontà’in natura ma ad una sorta di equilibrio. Pensa se i cinghiali o i caprioli, non allarmati dall’unico colore che percepiscono, si cibassero di amanita. Mentre sono d’accordo con te sul fatto che questo post sia un po’ schizofrenico e male impastato nella sua andatura. Me ne ero accorta anch’io. Sai quelle giornate marzoline che passano improvvisamente da pioggia-sole-nubi-sole-pioggia? La dimenticanza va dichiarata. Di certo! E non prima non dopo. Quando eventualmente sentiamo che non c’è più un prima e non ci sarà un dopo ma è impossibile sostenere il nuovo essere. Forse è più un “devo dimenticarti” ma l’effetto è lo stesso e così chi ne è coinvolto si prepara.
      Sai che quel vaffa ho provato a toglierlo più volte ma lui e solo lui voleva tornare? Se vuoi lo sostituisco con un : “ma vai a cacare” con trecento ‘c ‘ toscane aspirate :-) Grazie davvero per il tuo commento :-)

  9. Consiglio pragmatico: se avevi qualche dubbio in fondo al cuore ora te lo sei fugato, è finito tutto un atto di banale codardia. La cosa migliore che puoi fare per te è andare avanti, lasciare che il dolore scoli via e ritrovare la serenità e la libertà dei sentimenti. Sei una coraggiosa con un grande cuore, lo so, ma non puoi salvarli tutti…né l’uccellino, né il tuo amore perduto. E poi ti abbraccio forte forte ok?

  10. ma, dimmi, è quella nella bella foto? è proprio lei? perchè le corrisponde, così assorta nella sua toillettatura, così menefreghista, anche, di tutte le nubi che passano e ripassano dentro al nostro cuore e ci distraggono…mentre lei fa il suo lavoro (atroce). Ah, sandra mia, l’essere dimenticati è purtroppo sempre un lavoro solitario. Lo stanare chi fa finta, magari con una certa classe…in questo sì, se si vuole, ci può essere una certa soddisfazione. Ma poi forse è più dolce l’incanto del proprio giardino nel sole di primavera e la gatta che si lecca sorniona.
    Ho ricevuto il tuo dono, grazie! sto cercando un momento di quiete per godermelo. A presto!

    • No, quello nella foto è il gatto che avevo prima, Fabrizio. Ho scelto questa foto perché mi sembrava che il suo sguardo rendesse bene l’idea. Grazie per il tuo bel commento Gloria ( la velocità delle poste sta diventando sorprendente :-))

  11. Il vaffanculo (lo declino per esteso e mentre lo scrivo lo sussurro perché è squillante, melodioso e musicale, con l’accento che si posa e riposa su quella “u” vibrante) è sacrosanto e ultranecessario, ecco, direi, davvero naturale. Purché sia un vaffanculo agito, in cui l’esclamazione sia una didascalia. ecco, mi stacco, ti lascio al tuo destino, apro la mano, ti lascio volar via, non mi interessi più, tu non sei più nella mia vita, palloncino. Senza rancore, senza recriminazioni: tu sei out, ti sei messo fuori da solo, per tua scelta sei rimasto indietro, a galleggiare nelle pastoie di un limbo di meschinità e pavidità, io invece sono andata avanti, mi sono alzata in volo, un volo mi porta dove voglio io, che dirigo volontariamente con le mie ali, non costretta a vagare dove mi porta il vento perché piena di elio pompato, e non ti vedo già più.

  12. Io sarei andata dritta a salutarlo, per spezzare l’incantesimo della giostra dei pensieri. Ciao penna bianca, piacere di conoscerti, verrò a leggerti ogni tanto :)

  13. Mi fa sorridere quando scrivi “un tempo ci avrei dedicato un po’ della mia energia a interpretare questo comportamento”. L’hai fatto anche ora, ci hai scritto un post intero!
    Io per prima sono specialista dell’argomento. Sono insieme personaggio e interprete. Bacio!
    E non dire parolacce.

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