“…E questo è il fiore, del partigiano, morto per la libertà”.

maceglia

La festa del 25 aprile, insieme a poche altre ricorrenze comandate, è quella che più mi piace festeggiare. E se fuori dalla stazione di Santa Maria Novella sventola una grandissima bandiera tricolore forse qualcuno la pensa come me. “Dai! Venite a sentire il mio concerto per coro e orchestra. S’intitola ‘Resistenza’. L’ho composto dopo aver scoperto che mio nonno non è morto semplicemente per mano tedesca, come ho letto fin da piccolo sulla sua lapide, ma è stato ucciso in una rappresaglia perché partigiano. La nonna, fervente cattolica, ha voluto nascondere la verità ai posteri perché partigiano era sinonimo di comunista e quella parola nella mia famiglia proprio non si doveva pronunciare. Meglio far credere ad una morte accindentale, perché eri affacciato alla finestra e un proiettile vagante ti ha colpito”.
Tu invece hai cercato oltre. Ti sei documentato, hai frugato negli archivi, nei giornali dell’epoca, nelle vecchie scartoffie di famiglia fino a scoprire che tuo nonno era stato un partigiano. E di questo ne sei andato orgoglioso e l’hai messo in musica.
Fa male ascoltare le parole scritte nelle ultime lettere dai partigiani condannati a morte. Ragazzi di vent’anni che scrivono poche righe prima di essere fucilati. Non si possono ascoltare senza piangere. Un pianto piccolo, sommesso e non come immagino avrà fatto il destinatario al quale erano rivolte. E mentre ascolto quelle parole rivedo l’enorme bandiera sventolare con fierezza nel cielo azzurro di oggi. Il verde, il bianco e il rosso quasi offuscarlo. Penso a quelle vita donate con altruismo e coraggio, a quelle lettere dove la parola ‘libertà’ echeggia con convinzione e senza paura, nemmeno di fronte alla morte imminente.
A me, l’idea che qualcuno sia morto per la mia libertà commuove sempre. Forse perché considero la libertà il bene più grande di ogni essere umano. E quando ci penso, quando arriva il 25 aprile, quando passo davanti al cippo dove è stato trucidato un partigiano gliene sono grata. Anche quando guardo quest’Italia che assomiglia sempre meno a quella che avrebbero immaginato, che mi assomiglia sempre meno, che non mi piace. Allora guardo indietro, cerco gli occhi di quel giovane fucilato a vent’anni e mi sento immeritatamente fortunata. Grazie.

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38 thoughts on ““…E questo è il fiore, del partigiano, morto per la libertà”.

  1. Il 25 aprile è una ricorrenza che prende anche me. Lo scorso anno andammo ad una manifestazione col piccoletto e la ventunenne con bandiera tricolore sventolante. Mi sembra il tempo in cui è doveroso trasmettere e ricordare da chi veniamo.

  2. Nelle montagne d’Abruzzo si è combattuto, sono cresciuta con i racconti dei nonni che hanno vissuto sulla loro pelle la guerra. E trasmesso il rispetto per la storia e il sangue versato per l’Italia. Tante volte dico che oggi si rivolterebbero tutti dalle tombe. Buonagiornata

  3. Molto bello questo tuo pensiero, ma il dramma è proprio quello cha hai centrato. Lo avrebbero mai immaginato quei giovani che hanno combattuto per un futuro migliore (spendendo la propria vita con orgoglio), tutto questo schifo che stiamo vivendo? Non credo. Tutto quello che è accaduto negli ultimi anni è vergognoso, ma almeno a voltarci dietro abbiamo qualcuno da ringraziare per i sogni ed i progetti di libertà che ci hanno regalato!

    • T’immagini il desiderio, la forza, il coraggio che avevano messo quelle persone, per lo più giovani. Forse ne avevano passate tante e non ne potevano più. Siamo noi che li abbiamo traditi.

      • Loro si sono battuti per degli ideali che oggi non sono più neppure sfiorati. Viviamo in un enorme circo mediatico, in un carrozzone allo sbando senza più guidane stimoli!
        Un plauso per tutti loro, un silenzio rispettoso nei nostri sguardi

  4. A me piacciono le piccole storie, sono le vere testimonianze, questo compositore che ricerca suo nonno nella musica, questa ragazza, tu, che canta nel coro, magari anche in quel coro e si commuove, questo ragazzo, morto due volte da eroe sconosciuto, che e’ tristissimo l’atteggiamento meschino della famiglia, queste piccole lapidi che trovi in giro, mattoni con cui altri ci hanno costruito una vita libera e questi noi che viviamo in modo e in tempi che non rendono merito ai piccoli morti.
    E’ sempre antipatico citarsi, ma se leggi uno dei miei primi post, Armonica a bocca, forse ritroverai qualcosa di simile
    Ciao, buon 25
    ml

    • A me le persone che mi chiamano “ragazza” stanno molto simpatiche anche se si autocitano ( ma che c’è i male, anzi andrò a leggere con piacere). Dici cose bellissime. Soprattutto riguardo ai piccoli fatti, alle piccole lapidi. grazie .
      ciao,

  5. Da ragazzina nella biblioteca di casa trovai due volumi di lettere dei partigiani che andavano a morte e ne rimasi molto colpita.
    Cercavo qualcosa da leggiucchiare ed ho trovato un pezzo di storia.

  6. oggi ho in mente il sentiero dei nidi di ragno che è uno dei miei libri preferiti. piccole storie a fare la grande storia. ciao penna, buon venticinque e ci si vede presto.

  7. Grazie, Sandra, è molto semplice perofondo quello che scrivi. Hai scritto per molti di noi, credo. Anch’io, ieri, un pianto piccolo e sommesso mentre ascoltavo quelle lettere. ti abbraccio

  8. Quanti giovani sono morti, cara, in nome della libertà!
    La storia è fatta, in definitiva, da tante piccole storie che si intrecciano.
    Ed ora?
    Non riesco a guardare ciò che stiamo vivendo.
    E’ necessario farlo però per riuscire, forse, ad avere un’alternativa!
    Sono disgustata.

    Ti abbraccio, ragazza (visto che ti piace essere chiamata così!)
    gb

    • Io credo che qualcosa si possa, si debba fare: non dimenticare e continuare in quella direzione.
      Noi donne da una certa età in poi siamo tutte ragazze.:-) Pensa che da noi affettuosamente tra amiche usa chiamarsi ” bimbe”. Allora senti persone di settant’anni dire: “Allora, bimbe, che si fa domani?”
      ciao

      • In definitiva i bimbi che eravamo sono in noi, a qualunque età!
        No. Non avevo mai sentito parlare in questo modo!
        Bello, però!
        Poi che importanza ha l’età?
        Penso che, oggi, ci troviamo di fronte ad una realtà talmente complessa che non basti più solo continuare in quella direzione.
        Ciao, cara
        gb

  9. B E L L I S S I M O ma le ultime tre righe son quelle in cui + mi sono ritrovata in questo momento così poco bello per la nostra Italia

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