“Volare oh oh…Cantareeee oh oh oh oh!”

coro
“ Ho preso diciotto, ma va bene così. Che altro potevo fare, lo sai…” “…E’ nata, è nata, l’ho vista per poco, ma vedessi com’è…” “…Bisogna solo aspettare. Ecco quello che ci ha detto il dottore” “…Non ce la faccio a vederlo in quel modo…” “Domani di sicuro la operano. Dillo anche alla nonna…“ Quando varco l’ingresso dell’Ospedale di Careggi mi sembra di muovere il tasto tunning su di una vecchia radio. Percepisco frammenti di frasi da ognuna delle persone che a passo svelto se ne vengono via e che io incrocio per un attimo. A volte catturo solo una parola. A volte nemmeno quella, ma solo un singhiozzo, un pianto. Occhi che nemmeno intercetto per rispetto.
E’ come se lì, nel vialetto che porta all’ingresso dai vari padiglioni, si concentrasse una vastità di emozioni, quasi sempre in contraddizione tra loro, ed io, inerme, ci passassi in mezzo. Vorrei aggiungere fortunata. In quel preciso momento, in quel vialetto. In quel vialetto che non è di un parco ma di un ospedale. Ho sotto braccio la mia cartellina, ma non è una cartella clinica, è una cartella con spartiti e canzoni perché io all’Ospedale di Careggi ci vado per cantare. Nall’aula magna di Clinica Medica siamo una cinquantina: medici, infermieri, personale amministrativo dell’ospedale, studenti e pazienti.
Una coraggiosa musicoterapeuta e un bravissimo maestro di musica hanno messo su questo progetto tre anni fa. Cantare insieme come terapia. Come espressione di sé. Come arricchimento. Un progetto che ha avuto fin da subito risultati benefici sulla salute dei partecipanti, momenti di gloria con concerti ed esibizioni, riconoscimenti o curiosità come l’ultima intervista che ci ha fatto rai 3. Perché forse un coro strano lo siamo proprio.
Mi è sempre piaciuto fare le cose insieme ad altri. Per me condividere un’esperienza è un valore aggiunto. Mi è sempre piaciuto cantare. Sì, sì, a squarciagola in macchina o sotto la doccia. Ma cantare per bene era impensabile. Che si potesse imparare, questo lo sospettavo, lo immaginavo, altrimenti potrei cambiare mestiere nella vita e non di certo per diventare cantante. E’ la prima cosa che faccio dopo tanto tempo per puro divertimento. Senza un fine, senza uno scopo, senza una necessità oppure un dovere. E’ liberatorio.
Forse era solo un sogno. Uno dei tanti.
Frugate nei cassetti, allora. C’è sempre qualcosa lì dentro dimenticato da tempo. Qualcosa che alla parte adulta e rigorosa di noi fa dire: “Che cosa? Chi, io? Mica sono matto”. Qualcosa che sta morendo per asfissia al buio. Qualcosa che sta morendo sotto il peso bulimico di progetti sicuri e ormai collaudati. Cercate per bene e quando l’avrete trovata, provate a buttarla in aria insieme ad un “massì, proviamo!” Sono certa che quella piccolissima parte di voi alla quale avrete dato voce, vi ripagherà immensamente e senza condizioni.

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71 thoughts on ““Volare oh oh…Cantareeee oh oh oh oh!”

  1. Ma bellissimo! Il progetto, ma anche il fatto di fare cose per puro piacere e senza altri fini. Sai che piace cantare anche a me e, prima di qualche mese fa, non avrei immaginato che mi sarebbe piaciuto anche tanto esibirmi. Avevo sempre detto “Che cosa? Chi, io? Mica sono matto”. E poi invece… ;)

    • Claudia, ma tu sai cantare! :-) Ho ancora in sottofondo dentro i miei padiglioni auricolari quei bellissimi auguri natalizi che mettesti sul tuo blog. Se mi dici dove ti esibisci, nel raggio di una cinquantina di chilometri, ti vengo di sicuro a sentire. :-)

      • No, Sandra..ho sempre preferito ballare dal cantare.
        La mia timidezza non lo consentiva da piccola…meno che mai da adulta.
        Ballare chissà perchè mi riesce meglio…penso comunque che l’entusiasmo sia uguale..
        Però apprezzo molto chi riesce…davvero.

  2. Anche a me piace cantare, l’ho fatto in un coretto parrocchiale per anni ed anni (dalle elementari a quando mi sono sposata) e ora canto …in auto, sotto la doccia, in casa, quando capita e se ascolto musica non riesco a trattenermi. :)

    Ma il sogno nel cassetto l’ho felicemente “riesumato” due anni e mezzo fa, con un corso di fotografia e da allora non ho più smesso …
    E’ bellissimo, liberatorio, rilassante, dà grandi soddisfazioni…

    Sempre molto belle le tue parole, PB, e complimenti per il servizio e i momenti di gioia che riesci a donare col tuo sogno tradotto in realtà!
    Buona settimana,
    ciao Ondina :)

  3. Ma che bello, Sandra! Il vostro coro e questo progetto che è vita e ottimismo, mentre leggevo sorridevo.
    E poi è vero, sai? C’è sempre qualcosa sul fondo del cassetto che attende che ci lasciamo prendere da questo grande entusiasmo che tu hai!
    Bacioni!

    • leggendo queste parole, penna cara, io pensavo ad un’amica che qualche giorno fa mi ha detto “io voglio fare la cantante” e io le ho chiesto se era brava “no” mi ha risposto “faccio schifo ma che importa”. ecco io credo che chi se ne frega. fare le cose perchè ci piace. punto. io ho imparato a vogare intanto.

  4. Bellissimo progetto! Anche io canto in un coro, ormai da sedici anni… Ogni prova, ogni concerto mi stupisco sempre della carica di energia positiva che scaturisce!

  5. Sei coinvolgente in un modo incredibile, da qui e con poche parole, figuriamoci incontrandoti…
    Sai, seguo un progetto simile :) con l’arte visiva. E, l’idea di lavorare alla realizzazione di un sogno è per me cosa vitale, persevero, cercando di non arrendermi, anche se, si paga pegno, ma tant’è che quando si riesce a visualizzare anche un solo tassello, ciò ripaga.
    Buonecose

  6. stavolta comprendo a pieno quello che dici fare qualcosa che avresti sempre voluto fare ma ti dicevi appunto “ma chi io?? ma dai!” poi forse per l’eta che ti permette di gestire un pò meglio il pudore e la consapevolezza che non provando mai avrai sempre un rimpianto ti lanci nella tua sfida personale e non importa che sia grande o piccola e non necessariamente il risultato deve essere perfetto; l’importante è provare gioia tanta gioia …come sempre è stato impeccabile il tuo racconto…brava !

  7. i discorsi degli altri, ci hai pensato?, quei frammenti che cogli e che hai descritto con tanta umanità, sono l’altro coro, quello che voi con le vostre voci cercate di addolcire, la sofferenza umana da stemperare senza soffocarla.
    Apprezzato molto il contenuto e la forma usata per trasmetterlo.
    ml

  8. allora, posto che quel qualcosa sepolto nei miei cassetti non è sicuramente il cantare *intonato”… ;) c’è una cosa che m’ha ispirato il tuo post – e credo ci scriverò presto qualcosa al riguardo. quella dimensione di cui parli in ospedale la vivo tutti i giorni, lavorandoci, e spesso mi dico: quanto sarebbe fantastico se si riuscisse a pensare a dei percorsi terapeutici per il benessere della mente (di qualunque tipo: musica, aroma, cucina, etc) che siano parte integrante, strutturale, dei luoghi di cura, e non solo occasionali iniziative lasciate in mano al volontariato o alla creatività ed impegno dei singoli. ma forse pensare a questo, oggi, nella sanità italiana, significa veramente volare troppo in alto…

  9. Cantare in un coro è un balsamo per l’anima. Nonostante la pochezza e semplicità di mezzi, vocali, di direzione, di repertorio, ricordo la mia misera esperienza di corista bambina e adolescente in vari cori liturgici con grande gioia. Far parte di un insieme dove ogni parte concorre a formare un tutto armonico che celebra la sintonia dell’universo, dove ogni solitudine è bandita in una comunione in cui gli uni si mettono al servizio degli altri perché degli altri gli uni hanno bisogno per raggiungere l’effetto miracoloso di polifonia, dove nessuna voce sopravanza l’altra nel creare la pura bellezza dell’unità nella pluralità, è un’esperienza che arricchisce come poche altre. Ti invidio “santamente”!

    • Non potete scrivere questi commenti così belli e articolati che fanno ammutolire il mio post! :-) Scherzo, eh! anzi mi fa piacere dare il “la” a commenti belli come questo.

  10. che bello….ma cantare mi mette in soggezione.
    Ricordo quando ero alle elementari che l’insegnante di musica mi disse….”tu fai pure finta”…..e poi ho l’incubo di vedere la Maionchi che dice:
    Bravo bravo….ma per me….

    • Ormai ho capito che sei un gatto timidissimo :-) Ma siamo grandi. Le cose si fanno anche per piacere e non solo per farci dire bravi. Secondo me ti devi buttare. (Da qualche parte e non da un ponte, eh! ;-)) Gatto:… per me è un sììììììììììììììì anche se sta muto come un pesce:-)

  11. Talvolta il coraggio non sta solo nel cercare dentro di noi, ma nella forza di lasciarsi andare e buttarsi. Grande e dalle 1000 sfaccettature la nostra penna bianca canterina

  12. Cantare è il modo più bello di respirare, spendido post…dici che devo frugare ancora nel mio cassetto in cerca di piccoli sogni? in realtà i miei li tengo qui vicino al cuore a caldo…ti abbraccio ^___^

    • Sì sono vera :-) Guarda Grazia che girano anche a me. A volte capita che sono triste. Anch’io ho i miei problemi e se mi conoscessi dal vero diresti che non sono problemini da poco. E’ solo che non ce la faccio a non sorridere alla vita.

  13. la condivisione sì.. è assai importante, ci ho sempre creduto, vorrei crederci ancora, ma ogni volta che ci provo è una grande delusione e un grande tradimento.
    sarà colpa mia, non so………….

    un abbraccio al tuo tepore

  14. c’è sempre una vibrazione sensibile, positiva, nei tuoi racconti Penny, trasmetti il piacere di essere al mondo, ogni volta con occhi spaziosi.

    alex

  15. Bello, bello, bello!!!!!
    E poi quanto ce n’è bisogno.
    Quando ero in ospedale per l’intervento una domenica pomeriggio sono passati i clown.
    Ero sola e anche il letto accanto al mio era vuoto.
    C’era un grande silenzio quel pomeriggio, quando sono arrivati i medici vestiti da clown mi sono fatta delle bellissime risate.
    Sono rimasti con me 30 minuti !!!
    Non mi conoscevano e forse nemmeno mi vedranno più. Eppure hanno regalato mezz’ora del loro tempo, di una domenica pomeriggio a me….
    Mi hanno lasciato un cuore fatto di palloncini colorati. Lo sento ancora battere per me.

  16. buondì Penny, ho trovato questa: :-)

    “Lo dico seriamente, lo posso dire perchè non sono in Parlamento.
    Una risposta a questa situazione è il canto.
    Togliere tutti i soldi previsti per la Tav e metterli in scuole di canto,
    situazioni che riattivino la comunità attraverso il canto.
    Nei luoghi si devono sentire solo due cose, il silenzio e il canto.”

    -Franco Arminio-

  17. Adoro cantare, è la mia vita, è il mio lavoro. Peccato la aspra e brutale realtà che stona con il meraviglioso mondo della musica e canoro in particolare. Leggo che scrivi da Firenze. Anch’io. Ciao, sono MR.

  18. Sai che nel frattempo sono stata invitata a far parte di un coro della mia parrocchia che cerca nuove voci? E non mi sono fatta sfuggire questa opportunità e ho accettato con gioia.
    E quindi si ricomincia a rieducare le corde vocali: che bello!

    Ti auguro una serenissima Pasqua, PB, un abbraccio
    ciao Ondina

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