Bufera

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Hai ragione Barbara. Noi toscani, non avendo un dialetto, diamo per scontato che quello che diciamo sia comprensibile ovunque. E invece no. Non è così. Se non mi fossi ricordata di questo, avrei iniziato il post corrente scrivendo “Ci si sdegna”. Poi ho guardato sul vocabolario il significato della parola sdegnarsi: “indignarsi, irritarsi, risentirsi”. Non intendevo questo. E’ qualcosa di più profondo. Allora trovo, toscanismo: “Di animali, smettere di compiere le normali funzioni per essersi spaventati o infastiditi”. Per estensione, con le persone si usa quando qualcosa ci ha fatto perdere la naturalezza, l’apertura, la fiducia. In poche parole la spontaneità del fare.
Non so quanti animali si cureranno di noi stanotte. Avevamo deciso questa ciaspolata notturna ormai da tempo. Con la luna piena di febbraio. Ha nevicato tanto nei giorni passati ma stasera ci si è messo d’impegno. Viene giù che sembra sparata. Il tempo non promette niente di buono. In alto sarà di sicuro tormenta. Mi guardo intorno al punto di ritrovo: siamo tutti. Tutti quelli che avevamo detto di esserci e questo mi rincuora, mi dà energia. Per un attimo ho pensato: “qualcuno resterà al calduccio con una serata come questa”. E invece no. Nessuno ha rinunciato. Partiamo all’imbrunire. La neve cade copiosa. E’ talmente freddo che nemmeno ti bagna ma, quasi ghiacciata, ti rimbalza addosso. Il bianco è ovunque e malgrado il cielo sia coperto e la luna nemmeno si veda, la neve crea un riverbero tranquillizzante. “Che c’è? Non sei quella di sempre. Ti girano stasera?” Non faccio in tempo a risponderti che la bufera lo fa per me. Ma è la stessa cosa. Man mano che saliamo verso il crinale il vento si fa sempre più minaccioso. A fatica si resta in piedi. Ho le mani ghiacciate. Vorrei aprire lo zaino per prendermi i guanti di ricambio che mi ero portata ma fermarsi è quasi più difficile che continuare a camminare. Oramai è buio. Mi volto e vedo le luci frontali ondeggiare nella vastità bianca insieme ai fiocchi di neve. Camminiamo da tre ore. Il sinibbio non ci dà tregua. Mi schiaffeggia con violenza quel pezzettino di viso che ho lasciato scoperto. E’ una bufera perfetta di quelle alle quali puoi solo arrenderti e immaginare che possa essere lo specchio di qualcos’altro, lasciare poi lo spazio ad altro. E’ dura camminare così. Malgrado le ciaspole che non ti fanno affondare nella neve ormai alta e il vento che ti stordisce. Per farmi forza, per un attimo ho pensato ai tortelli al sugo della Rosa che ci aspetteranno al ritorno, giù all’agriturismo, come si fa con i bambini per motivarli a qualcosa.
“Non si può fare tutto il giro previsto”, dice il grande saggio, “torniamo a valle”.
Caldo, caldo, caldo finalmente. Via le giacche a vento che si sta bene. Abbiamo le facce sconvolte ma sottilmente soddisfatte. Siamo matti. Qualcuno inizia con le battute. E‘ tempo di brindisi e dei tortelli della Rosa. Nel trambusto generale per un attimo i nostri sguardi s’incrociano e si sorridono. Come a dire, è stata dura ma è passata. Come una carezza da lontano in questa notte di bufera.

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52 thoughts on “Bufera

  1. Apprendo ora il significato di “ci si sdegna” nella tua bella terra toscana.
    La foto è meravigliosa, che bella gita avete fatto, una ciaspolata notturna mi sembra una splendida avventura che rigenera e regala aria nuova.
    Bello Sandra, proprio bello!

  2. Sentire la natura quando è intensa e dura ci fa sentire più fragili e più forti di saperlo. Un brindisi al vin brulè per tutti voi ed un sorriso da tutti noi che avremmo voluto esser con voi.

  3. ho sempre pensato che in toscana in fondo esistono più dialetti. perchè i modi di dire appartengono a un parlato antico simile ad un dialetto. forse lo noto , perchè non essendo toscana ,soprattutto i primi anni mi riuscivano incomprensibili alcune parole. tipo; intralice, il tocco, bischero, il cencio. il popone.chiaramente non si può dire la stessa cosa del bergamasco o del genovese, che penso siano delle vere e proprie lingue. la descrizione della ciaspolata è molto bella ,mi sono trovata più volte a disagio, non sopportavo più il pizzicore nel viso e non sopportavo il camminare lentamente con continue fermate, e poi più che hai tortelli pensavo a come tornare a casa con una catena sola. .ma è passata ora la vivo come un esperienza positiva di quelle che ti hanno insegnato qualcosa, se nonaltro a guidare con una catena…….

  4. Dev’essere un gran bel gruppo di “Irriducibili” il vostro.
    Che bello però, fare qualcosa insieme con tanta passione e che vi porta a sopportare bene anche i momenti critici, pur di arrivare insieme alla meta.
    O cielo: non sarà stato solo merito dei tortelli della Rosa che vi attendevano come premio?
    Ciao Susanna

  5. io lo so che poi i tortelli ripagano di tutto però chi lo sa, forse ha ragione fratello adp che qualcuno deve farmela amare la montagna, che sentivo freddo da qui, e quasi quasi mi veniva da tirar due parolacce a leggere di questa fatica. ma io ci vengo un giorno, ci vengo.

  6. Come conosco queste senzazioni, mi sembrava di esser li con voi a sentire la neve ghiacciata pizzicarmi il viso, le mani gelate e la visibilità nulla perchè di notte la neve fitta riflette la luce della frontale e davanti hai solo un turbinoso muro bianco…e poi ritornare sani e salvi al caldo e guardarsi l’uno l’altro come dei sopravvissuti, in fondo è un’esperienza della quale ci si ricorderà più di molte altre. Un sorriso e un abbraccio ^____^ grazie!

  7. che bello quello che ho appena letto. e che voglia m’hai messo addosso, che questa stagione una ciaspolata speravo di farla e invece è rimasta lì. però, al di là della bellezza di quello che hai scritto e della bontà del vino e di tortelli della Rosa (ma come, una toscana che mi mette l’articolo di fronte al nome?!?!? :-P), una cosa m’è piaciuta tanto di quello che scrivi, che è una delle più belle che questa montagna si porta con sè, ovvero che a volte ti fermi prima dell’obiettivo che t’eri prefissato, ma alla fine dici: pazienza, è stato bello lo stesso, è stato bello il viaggio, come una scoperta che sta nel cammino e non nella meta.
    p.s. te l’ho detto che prima poi edp e la montagna si incontrano, te l’ho detto

    • No, no, guarda che in Toscana si dice (almeno dalle mie parti, ma anche a Firenze) la sandra, la paola, la caterina la tizia la sempronia. solo al maschile non si usa mai l’articolo. Nion esiste dire come fate voi milanesi il carlo, il giulio, il gianni il tizio e il sempronio :-) Bello quello che hai detto. Sì, sì il viaggio.

  8. Io la mattina avevo la febbre… ma non sarei mancata per niente al mondo. Condividere con voi questo tipo di esperienze è la migliore medicina… sia per il corpo che per l’anima!

    • No, normalmente con il movimento il freddo non lo senti. Il atto è che quella sera c’era un vento che portava via. Devi provarle, le ciaspole. Niente a che vedere con gli sci. Sei tu in mezzo alla natura.:-)

  9. questa è la bellezza.
    ho condiviso il gelo alle mani e l’allegria, l’andare nel vento e nella neve e la rinuncia, le ciaspole e la cena.
    ti sei costruita con la fatica un ricordo che ti porterai dentro negli anni, e tutto sarà bello allora (già adesso prevale la soddisfazione alla fatica)
    ml

  10. Che bello. E che invidia. Avere la tormenta addosso, andare contro il vento come fosse unmuro, con i fiocchi gelati che ti rimbalzano addosso. Una enorme energia fisica. Mi farebbe proprio bene impiegarla, satsera.
    Grazie del tuo racconto!

  11. Meno male che ci sei tu, a farmi sentire un po’ di montagna.
    Io non ci sono mai stata, non ho mai sciato, non ho mai messo le ciaspole, nulla. Mi piacerebbe. Intanto mi diletto a leggerne :)

  12. “Vorrei incontrare una donna che mi tradisca con gli alberi. La vicenda della vita non può svolgersi solo tra di noi.” -Franco Arminio-

    Ecco, sarà stato scomodo e freddo, ma la sensazione della natura brutale in faccia, fin dove si riesce a reggerla, è qualcosa di esaltante davvero. Si rinasce.
    un saluto Penny

    • Che bella la citazione di Franco Arminio Che io nella mia ignoranza sconfinata nemmeno conoscevo ma sto rimediando. Hai ragione. C’è una parte dentro di noi ancora viva e pulsante che si trova bene in questa dimensione naturale. Si rigenera (anche in situazioni come questa) regalandoci nuova forza ed energia. Grazie :-)

  13. Per una volta, non c’ero. Una volta in più,avrei voluto esserci. Nel mio grande zaino dei buoni propositi metto quello di non mancare più.

    • Pur facendo la stessa cosa, non è mai la stessa. A volte, come in questo caso, è un’ esperienza bellissima. Dipende dalla magia, dalla voglia di stare al gioco, dalla resa e nello stesso tempo dal coraggio di affrontare la sfida che il nuovo ci propone. Ti aspetto!

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