Archivio | febbraio 2013

Un anno

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Tranquilli, gliel’ho detto. Il primo anno si festeggia per bene poi il prossimo ti mando solo un messaggino. Anche perché sembra che passi il tempo a guardare le ricorrenze. Ma questa è troppo bella: il mio blog compie un anno!
E’ nato il 25 febbraio 2012 e come tutte le più belle cose è nato per caso. Cosa fosse un blog proprio non lo sapevo, forse ne avevo una vaga idea ma non sapevo che fosse questo. Questo scrivere di noi ma nello stesso tempo condividere. Passavo il mio tempo sul “Club dei poeti”. Un posto bello. Dove sono stata bene e ho conosciuto bella gente. Un sito dove si parla di poesia. Si mettono poesie e si commentano poesie. Una specie di laboratorio. Ci sono stata sei anni e poi questo nuovo impegnopiacere mi ha allontanata. Forse era qualcosa di finito che trascinavo, sicuramente è stata una fine indolore. Non ho chiuso con uno strappo. E’ finita con naturalezza, come vorrei fossero tutte le fini. E poi chiaramente è solo il mio punto di vista perché a loro manco, ogni tanto qualcuno si fa vivo e allora penso che sono un po’ egoista perché è finita bene ma solo per me. E’ che le fini perfette sono rare.
Mi fa tenerezza rileggere i primi scritti. Scritti timidi e insicuri come per certi versi lo sono anch’io. Post che ballavano da soli. Sembravano messi in una bottiglia e gettati in mare in attesa che dalla rete qualcuno se ne accorgesse. Però ballavano felici e questo era già qualcosa. Io ho un ego molto piccolo, un eghino e se avevo aperto un blog era solo in piccolissima parte per gratificarlo, il resto era voglia di condividere, scambio, curiosità, voglia di conoscere altro.
“E adesso come si fa a far venire gente? Mica posso invitarla a prendere un caffè?” Questa fu la prima domanda. Ricordo il piacere e la sorpresa dei primi commenti, come fossero stati la risposta ad un messaggio telegrafato dall’antartide. Poi qualcuno è arrivato, perché ha letto di là, ha visto di qua, lo sapete come funzionano questi intrecci di fili. Qualcuno è arrivato ed è rimasto da subito. E questo è molto bello perché significa che si è trovato bene (a loro sono particolarmente affezionata). Qualcuno è arrivato da poco ma è come se fosse qui da sempre, qualcuno va e viene, qualcuno mi legge da lontano. Vorrei fare i nomi ma ho paura di scordarmi qualcuno. Ma soprattutto vorrei fare i nomi perché, anche se di molti conosco solo il nick, per me siete persone. Persone vere in care ed ossa con le quali ho passato del tempo, del tempo prezioso e molto bello. Del tempo fatto di riflessioni. Fatto di risate, tristezza, incazzature, nostalgia, bellezza, sogni. Fatto di passione. Nei tag le parole che ho più usato sono amicizia e amore. Due parole importantissime ma che per me vanno spesso di pari passo e si compenetrano.
Allora, miei cari amici, ho un sogno che potrebbe diventare realtà. Vivo sui monti e questo lo sapete ma per arrivarci non servono corda e piccozza, c’è la famosa route 66 del Brennero e dell’ Abetone. Perfino il treno arriva nelle vicinanze. Mia sorella ha un ristorantino dove si mangia benissimo e dopo aver fatto una bella camminata sul crinale (perché la bellezza va vista in faccia e non potete esimervi), questo potrebbe permettere un buon gozzovigliamento. Con la bella stagione vi ci vedo. Insomma, secondo me sarebbe proprio bello vedersi da vicino. Negli occhi.
Allora, più che gli auguri al primo anno di penna bianca vorrei il vostro parere su questo: è una bella idea o me la smontate subito?
Prima che ci sia lo spoglio di numeri ben più importanti di questi, voglio dirvi grazie. Grazie di cuore alle 78 persone che seguono il blog, che lo commentano, che lo rendono vivo, che ricambiano le mie parole. Grazie a chi va e viene. A chi mi fa un cenno da lontano. Grazie alle 13.521 persone che sono passate di qui anche solo per caso. Ho visto nella memoria di ricerca come molti sono capitati qui e mi sono piegata dalle risate. Passi per “montagna”, “banco di falegname”, “bosco di notte” tutte stringhe plausibili, qualche curiosità in più invece ce l’avrei per “tisana rumena per chiudere ferite” e “ dove posso comprare una piuma bianca” ma soprattutto, come hai fatto ad arrivare al mio blog cercando “piccolaindiana cerca grandecazzo”? Questi sono misteri del web.
La maggioranza c’è arrivata cercando “cielo stellato”. Mi sembra di ricordare quale sia il post ad esso correlato. Mi piace che uno arrivi qui guardando una stella, magari guardando proprio la sua buona stella. La parola desiderio contiene nella sua etimologia questo. E cos’è una vita senza desideri, senza un vorrei da coltivare, senza una stella lassù in alto che ci faccia alzare lo sguardo anche solo per un minuto?

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Venuta al mondo

picchio

“ Chissà che tempo sarà stato? Ci sarà stato il sole oppure il cielo grigio? Magari una bella nevicata perché a febbraio non è di fuori. Chissà che tempo faceva il primo giorno che sono comparsa su questo pianeta…”
Chissà perché mi è presa questa fissa perché so già in partenza che quasi sicuramente non potrà avere risposta. Ho guardato anche su internet per vedere se esiste un archivio meteorologico, ma niente. L’unica che avrebbe potuto dirmelo era mamma e lei non c’è più. E lei, non che avesse scritto un diario come fanno le mamme di adesso per appuntare le cose più importanti del loro pargoletto, però si ricordava tutto. Allora pensi a quelli auguri che ti mancheranno oggi. E ti ricordi anche con che tono di voce te li avrebbero fatti. E ti mancano. Ecco, gli auguri per Natale, capodanno fanno piacere ma sono troppo facili. Insomma, è come cantare in coro, ballare sui tavoli quando tutti lo fanno, prendere la febbre quando gira un virus, canticchiare la stessa canzone quando è diventata un tormentone, leggere lo stesso libro quando è un bestseller.
Gli auguri per il compleanno no. Io ho una gran passione per ricordarmi i compleanni, devo dirlo. Forse gioco avvantaggiata, ma se uno mi dice la sua data di nascita è come se automaticamente la archiviassi da qualche parte, per tirarla fuori a tempo debito. Forse perché a me fa piacere riceverli. E so che facendoli chi li riceve ha piacere di riceverli. Insomma, un travaso di piacere. Non so che tempo facesse, ma so per certo dall’estratto di nascita che era mezzogiorno. Sole nel punto più alto della volta celeste. Per gli antichi greci nascere con il sole allo zenit era l’ora dei predestinati. Chissà. A volte mi chiedo in cosa. Forse a vedere se alle sportellate della vita si resta in piedi e soprattutto, come, in che modo ci si resta.
Il calendario degli eventi mi dice che il 15 febbraio erano nati Galileo Galilei, Totò e Carlo Maria Martini. Non so cosa possa avere da spartire con questi uomini illustri a parte che gli ammiro tutti e tre. So forse meglio quello che ho da spartire con la mia amica Lisa, anche lei è nata lo stesso giorno e potrei dire: coraggio di amare, testa sognante, un sorriso malgrado tutto, la bellezza anche dove non c’è. E poi il credere nell’amicizia. Il gusto del condividere, di un progetto insieme. In più, lei dice qualche bel “Vaffa” e invece io sono troppo pedagogica e vado sempre a capire, giustificare. Questi naturalmente sono solo i pregi. Il giorno del compleanno solo pregi. Come in quello del funerale.
Sono contenta che il 15 febbraio ormai da diversi anni hanno istituito “ M’illumino di meno”, la giornata del risparmio energetico. Nata quasi per gioco, per provocazione, dai conduttori del programma radiofonico Caterpillare è diventata sempre più un’iniziativa seguita. Spegniamo una luce in più fuori e proviamo ad accenderla dentro di noi! Magari non solo oggi. Facciamolo per questo pianeta ormai sanguisugato. Cosa sarà mai una lampadina? Accendiamo invece una candela. Che poi a lume di candela tutto è ancora più bello.
Ma il 15 febbraio, San Faustino, (il giorno dopo San Valentino) mi dicono sia anche la festa dei “single”. Ora scusate, ma voi che inventate tutte queste feste bischere, se proprio volete inventarle almeno inventatele bene. Con una logica. Non sarebbe stata meglio festeggiare la festa dei singoli il 13 febbraio, così magari veniva fuori qualche intreccio e da singolo qualcuno diventava coppia e… Taaaaaac! San Valentino il giorno dopo per tu-tu-tu- tubare!
E ora ringraziamenti. Agli auguri del mio babbo fatti con gli occhi lucidi e a quelli di tutta la mia famiglia. Grazie a tutti. Ai tanti. Agli amici. A chi non me l’aspettavo proprio, come qualcuno della cerchia dei wordpressiani che si era appuntata questa data, magari semplicemente perché io l’avevo tirata fuori in un post. Per chi mi ha mandato un messaggino stringato, una mail dall’Australia, per chi me li ha fatti cantando al telefono, per i fiori delle mie colleghe e i bigliettini dei miei alunni (perché loro ci perdono tempo e impegno a fare quei bigliettini coloratissimi e bellissimi in tre secondi dietro la carta riciclata della fotocopiatrice). Per chi me li ha fatti di prima mattina come se non vedesse l’ora, per chi me li ha fatti il giorno dopo perché se li era dimenticati. Per chi non me gli ha fatti e dico: cazzo, ma proprio tu? Come hai fatto a dimenticarlo? Tu che dentro quella bolla per poco tempo, ma per un tempo così profondo, siamo stati così vicini. Ci siamo sentiti così vicini. E una lacrima scende un po’ strizzata e un po’ triste. Ma vaffa! Potrei iniziare oggi a imitare Lisa. Poi guardo la sveglia sul comodino. Sono rientrata tardi e mezzanotte è ormai passata da un pezzo. Siamo già oltre.Oltre il mio compleanno. Ed io, malgrado questa nuvola, oggi sono stata felice.
Oggi c’era il sole. Ma non il sole sfrontato con il cielo azzurro. Un sole che va e viene. Se dovessi dirlo in due parole però direi: tempo buono. E’ freddo ma è freddo asciutto, quello che ti dà energia e non te la toglie. Basta coprirsi. Non tira nemmeno un po’ di vento (quello proprio non lo sopporto). Il crinale innevato si vede benissimo. E’ lì, nitido, morbido, accogliente e quando viene fuori il sole è pura bellezza.

(la foto è di Lisa)

Abbracciarsi

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Io non ho paura. Non ho paura di chi sa abbandonarsi ad un abbraccio. Non ho paura di me quando mi abbandono ad un abbraccio. “Parli bene, a te viene naturale, ma io sono di un’altra pasta…” “Basta aprire le ali e rimanere con i piedi per terra”. Così si fa. E sentire il calore, la morbidezza, l’accoglienza.
Una volta ho abbracciato un palo. Forse lui non lo era, non voleva esserlo ma questo è quello che ho sentito. Un’altra volta ho abbracciato un sacco vuoto. Alcune volte abbraccio un albero. Ce ne sono un paio che mi chiamano a gran voce. Di solito lo faccio nel bosco ma ce n’è uno, una quercia, che si trova lungo la provinciale e quando la vedo non resisto, spalanco le braccia e l’avvolgo. Prima però guardo se passa qualche macchina. A volte, secondo me qualcuno è passato e mi ha vista, forse però di spalle e non mi ha riconosciuta.
E poi tanto tempo fa, quando incontro Alessandro che vive a Parigi e che non vedo da anni. Gli corro incontro a braccia aperte. Poi, quando torno da te, mi tieni il muso tutto il giorno perché secondo te gli ero corsa incontro più a seni dritti che a braccia aperte. Questo è quello che si vede quando si è troppo innamorati. E ti ricordi quel libro? S’intitolava “l’abbraccioterapia”? Chissà dov’è finito. In qualche trasloco dei miei vent’anni. Insieme al mio “ salutiamoci così. La carne è debole”.
Ma più di tutto è difficile abbracciare a distanza, abbracciare chi non c’è più. A volte possiamo farlo con le parole, con la gioia e l’entusiasmo che traboccano dentro di esse. Sentire una voce che è già calore.
Gli abbracci più impegnativi sono però quelli fatti con gli occhi, guardando una foto oppure un filmino. Perché gli occhi dopo un po’ non ce la fanno, diventano umidi e si perde la presa.
“Lasciami sempre libera di abbracciarti senza paura e senza un perché”. Questo avrei voluto dirti l’altro giorno quando, per un tempo indefinito, siamo rimasti così, arresi, petto contro petto come due amici che finalmente si ritrovano, come due superstiti scampati alla guerra, come due miracolati.