Dal blog a Torino

Immagine 061
“Vieni a Torino? Macché albergo, siete ospiti a casa mia! Forse però non ci sarò…Casomai ti lascio le chiavi dalla vicina”. “Di casa tua?” ma se nemmeno ci conosciamo se non attraverso le parole dei nostri blog. A me questa fiducia così immediata, data sulla parola, sulla sensazione di aver sentito una persona attraverso di esse, di aver sentito una voce e da questa aver capito qualcosa mi ha riempita di gioia. Perché forse solo a Cuba o in Nicaragua ho percepito quel sentimento verso uno sconosciuto, quel sentimento misto a fiducia, solidarietà umana e fraterna che loro declinano con un entusiastico “tu eres mi amiga!” Come puoi meravigliarti, è tutto così naturale. Ma poi torni un giorno prima perché mi vuoi conoscere, anche se per te non è un bel periodo, anche se io non so ancora se due sconosciute che si fiondano in casa tua e nella tua vita possono portare un raggio di sole o solo una rottura di scatole, quando per te non è un bel periodo.
A Torino i questi giorni il cielo è azzurro, c’è il sole e non è nemmeno freddo e dici che è strano, che siamo state fortunate. A Torino c’ero stata una vita fa quando facevo la tesi di laurea. Una tesi sull’interpretazione gestaltica del mito egizio di Iside e di Osiride che mi portò al Museo Egizio. Un’operazione topo di biblioteca. Della città ricordo poco. L’immagine della dea Maat, la dea della giustizia, mentre pesa il cuore del defunto sulla bilancia. Su di un piatto il cuore, sull’altro una piuma. Il cuore non può essere più pesante. E mi sembra di sentirlo il tuo cuore. Un cuore generoso, pulsante, un cuore che sa aprirsi.
A Torino è tutto regale. C’è la regia farmacia, il regio orfanotrofio, la regia biblioteca, il regio marciapiede, la regia cacca di cane sul marciapiede. “Dove lavori?” ti chiedo. All’ospedale, pronto soccorso. Ecco perché ti sento, malgrado tutto, così calma, con i piedi per terra, sei allenata a gestire le emergenze. Una regia dottoressa. E io che sono bischera di natura comincio un tormentone abbinando al parola regio a qualsiasi cosa, persino ad una regia pernacchia fatta da lontano a chi non tiene fede alla parola data.
Come sono vicine le Alpi. Belle, imponenti, bianche, si ergono come un scenario dietro la Mole Antonelliana. Entriamo nel museo del cinema. La bimba, la curiosa e la sognatrice che convivono pacificamente in me insieme a un altro centinaio di sfaccettature sono felici. Si divertono a guardare dentro la prime macchine magiche, nei precursori del cinematografico a fare gli esperimenti visivi, le illusioni ottiche a guarda re come l’uomo si è ingegnato e nel giro di vent’anni, è passato dalla fotografia immobile a quella in movimento di un film. Il museo Egizio è bello ma è molto tradizionale. A parte la sala con gli specchi dove sono posizionate le enormi statue in granito e l’allestimento della tomba di Kha ritrovata ancora intatta ai primi del novecento, il resto è concepito secondo una visione tradizionale del museo mentre qui siamo più vicina a quella anglosassone, interattiva. Passano tre ore e nemmeno te ne accorgi. Se non quando ti rilassi nella sala al centro della Mole dove una cinquantina di chaise longue rosso porpora ti permettono di vedere un sequenza di spezzoni di film intramontabili. Penso a quanto mi piaceva andare la cinema quando abitavo in città . Quando volevo vedere un film, che come genere sapevo già sarebbe piaciuto a me soltanto, me ne andavo allo spettacolo delle sei per tornare a casa in tempo per preparare cena. Mi sa che ho ereditato quest’amore da mia madre che adorava il cinema. Mi raccontava sempre di quando aveva lavorato da giovane presso quella facoltosa famiglia romana come baby sitter, di chi aveva visto. Conosceva tutti i film degli anni 50 ma anche adesso, quando ne rivedeva qualcuno i tv, rimaneva sempre a bocca aperta. Aveva un debole per Gregory Peck quello di “vacanze romane” e secondo me un po’ attrice mancata lo è stata. Un po’ perché quando guardo quella foto a vent’anni, di mezzo profilo, con il rossetto e lo sguardo sfuggente, una diva lo sembra proprio, un po’ perché aveva un innato senso al melodramma anche nella vita di tutti i giorni.
“Vi porto a prendere qualcosa al Fiorio, uno dei caffè storici di Torino” mi dici. “Qui vengo spesso quando voglio rilassarmi, quando ho un po’ di tempo libero. Sai quante cose ho scritto in quell’angolino là in fondo!” E m’immagino che se entrassi in un bel caffè come questo, di quelli eleganti ma non snob e vedessi una bella donna con la faccia che assomiglia vagamente a Isabella Rossellini intenta a scrivere, ecco, se fossi un uomo ne rimarrei incantato. Ma anche se sono una donna perché la bellezza non fa distinzione.
Certo che tre donne insieme parlano di tante cose, parlano di tutto, parlano tanto ma alla fine parlano sempre di amore. Farlo però mangiando un gelato alla crema con cioccolata calda sopra e uno zabaione con la panna è tutta un’altra cosa. Mi piace quando le giornate hanno questo sapore. Caldo. Intenso. Dolce. Riappacificatore.
Torino città regale, città operaia, città di arte e di efficienza. Città di portici. Città cortese ma un po’ diffidente, mi dici. Riparto soddisfatta, contenta di averti conosciuta, di aver visitato la tua città. Racconti che Torino è anche un a città magica, alchemica, una città di misteri e forse è vero. Infatti me torno a casa con paio di irrisolti: Per esempio: cosa ci fa in Piazza Castello una bicicletta incatena ad un lampione così in alto? Perché dite “è di turno” per chiedere chi è l’ultimo della fila? Ma soprattutto, Badev, perché tieni il pacchetto con la polvere di caffè in frigo?

Advertisements

47 thoughts on “Dal blog a Torino

  1. Questo post è adorabile!!!!!!!!
    Come sei stata brava a raccontare Torino, mi hai deliziata.
    Città dove studia mia figlia e dove studiai io quasi una vita fa.
    Ma è l’incontro che mi ha affascinata.
    E’ la prova che il magico c’è e non solo accoccolato sotto le Alpi!

  2. Grazie Pennina! Per fortuna anche il Sig. Botturi tiene il caffè nel frigo, così siamo almeno in due a crederci ;)
    Torna presto!
    Un regio saluto.

  3. che bellezza questi incontri bloggiferi. la prossima volta venite a venezia, tutte insieme. mi raccomando vi porto io che non tengo il caffè in frigo e ho sempre la mostrada, che non è dolce ma piccante penna, piccantissima, non puoi cadermi sulla mostarda. eheheh.

    • A Venezia ci verrei anche domani per quanto ami quella città e per quanti ricordi belli tenga nel cuore. Ovvìa, mi hai incuriosita! Assaggerò questa benedetta mostarda. Si trova anche nei negozi del centro? Anche in quelli dell’appennino? Ma soprattutto, va tenuta in frigo? :-)

  4. Sarà che stamattina mi sento pastafrollosa…mi sono commossa grandemente a leggere questo posto, del resto tu hai questa capacità di far commuovere attraverso la delicatezza dei sentimenti e del vissuto,
    tanto di cappello a Badev… ma penso che il suo istinto si sia indirizzato a dare fiducia alla persona giusta :)
    Torino mi manca tra le città italiane visitate… non ho mai avuto stimolo ad andarci, un po’ la distanza un po’ il mio viscerale amore per il mare, vederla coi tuoi occhi è stata invitante per un momento.
    devo dire che anche io ho ospitato amiche di blog e sono stata ospitate, a vedersi realmente il virtuale sfuma e si capiscono tante cose.
    un saluto ad entrambe….
    p–s- ma davvero conviene tenere la polvere di caffè in frigo? ci proverò.. tempo fa una collega mi disse che teneva le marmellate con il barattolo rovesciato in frigo per farle durare di più, ed effettivamente ha funzionato ;)

    • Mi fa piacere sapere che le mie parole trasmettono qualcosa. Questo sì. E mi piacciono le persone che si fidano ancora del loro istinto, di ciò che sentono. Grazie Margot. Sulla polvere di caffè in frigo sono una novizia. Mi si è aperto un mondo, una rivelazione. Ma come vedi c’erano già molti seguaci. :-)

  5. Se poi dopo le Alpi vuoi vedere le Prealpi io il caffè non lo tengo in frigo, mi dimentico di comprarlo ma si va sul lago si va a prenderlo.

  6. quando ho visto la bici legata al lampione m’è tornato in mente che qualche tempo fa avevo visto una roba simile e sono andato a cercarla in rete: http://goo.gl/Jj3GV ma forse non è il caso di questo lampione!… (e comunque torino ha un gran fascino, e l’hai reso davvero bene!)

    • Certio che non c’è più niente da inventare. Dai… come antifurto!:-) A me quella bici torinese a dire il vero sembrava piuttosto malconcia. Verniciata di argento con un mazzo di fiori sul portapacchi (magari aggiunto dopo). Ancora oggi mi chiedo cosa ci facesse lì. Davanti al Palazzo Regio. Non che a me dispiacesse però sai tutte queste cose delle belle arti e bla, bla. Potrebbero rimuoverla con una trochesina e invece. Ci sarà di sicuro un motivo. Torinesiiiii illustratecelo!

  7. Ho amato sin da subito Torino quando ho avuto modo di visitarla. ed effettivamente quei caffè storici, ricchi di stucchi e specchi sono decisamente invitanti alla scrittura e all’elaborazione di pensieri, magari sorseggiando una buona cioccolata.
    Un saluto, a presto Susanna
    PS: una tesi gestaltica? Caspita se dev’essere stato un gran bel lavoro!

  8. Questa cosa di dare fiducia ad una persona senza averla mai vista, ma solo avendola letta e vissuta così, la provo spesso anch’io e, fino ad ora, non mi sono mai sbagliata.
    Ps. caffè in frigo anch’io :D

  9. Torino è bellissima. E’ proprio una città regale. Io l’ho visitata per la prima volta l’anno scorso e me ne sono innamorata: della città e anche dei suoi abitanti :)
    Belli questi svelamenti di entità virtuali. Ogni volta che è capitato a me mi sono emozionata. E continuo ad emozionarmi ancora ad ogni nuovo incontro che si traduce in realtà concreta, nonostante alcune inevitabili disillusioni, e con un solo briciolo di cautela in più dopo un’eccezionale fantastica legnata subita :D
    Il caffé io lo tengo in un barattolo nella credenza: vero è che la mia cucina è una veranda sul terrazzo, quindi di norma è soprattutto di notte piuttosto freddina. Beh, però poi d’estate la faccenda si capovolge, dunque… E boh, a me pare che l’aroma si conservi comunque. Siamo noi due contro tutti, pertanto ^^

    • Le legnate si prendono anche nella vita reale. Secondo me, da qual punto di vista cambia poco. E come dici tu, è sempre emozionante passare linea d’ombra dell’immaginario e conoscere le persone, la loro voce, il loro modo di essere. E’ bello vedere se quello che i nostri sensi avevano in qualche modo percepito corrisponde alla realtà ciao Cri.

  10. Sei diventata una star accidenti…
    Complimenti
    Le scrittrici pro-loco ti hanno eletto loro idolo
    Mi piaci di più quando scrivi altro che cose già sentite e già scritte da migliaia di altri ma anche in questo il tuo tocco lieve e non pedante si avverte.
    La cosa interessante del post e’ il fatto in sé…
    Ma chi era l’altra bloggher?
    Non lo dici mi pare.

    • Ma come Masticone… Ci ho messo un’ora per capire come linkare un nome al suo blog e nemmeno lo noti! Lo dico alla fine.E’ Badev ( Di sicuro, mai star quanto te ;-))

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...