“bello spirito d’animo”

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Le mamme sono quelle che ci toccano per sorte, ma le zie possiamo scegliercele. Ed io me l’ero scelta. Per carattere, perché era una persona con la quale si stava benissimo e per affinità. Mia zia Idria, classe 1922, era una persona positiva che malgrado le difficoltà non si è mai scoraggiata nella vita. Era solare e accogliente. Di sé diceva che aveva un “bello spirito d’animo” e non so se questa immagine possa racchiudere tutto. Era anche spiritosa, nel senso di simpatica. Quando a tredici anni entrò a lavorare nella fabbrica che la Società Metallurgia Italiana aprì da queste parti, le compagne di lavoro la volevano sempre accanto perché le faceva ridere. Il posto di lavoro era un bancone e, vista la loro età, a molte piccole operaie dovettero perfino fare un rialzo per poterci arrivare. La fabbrica produceva munizioni e pallottole e il loro lavoro consisteva nello ‘scegliere’. Cioè, togliere gli scarti dai pezzi buoni. Ce la vedo, tutto il giorno a scegliere in una massa enorme di piccoli proiettili quelli che non erano venuti bene. Di sicuro avrà chiacchierato perché conoscendola non avrebbe potuto fare altro di fronte ad un lavoro così palloso. Ma era consuetudine andare a lavorare a quell’età. Mio padre a dodici anni già scaldava la colla dal falegname del paese dal quale imparò il mestiere.
Un pomeriggio la chiamò il capo reparto. Immagino sia stato un tipo tronfio e sicuro di sé. “Cosa sono questi, eh?” Le disse con la voce grossa, mostrandole una decina di scarti che lei aveva lasciato passare fra le migliaia e migliaia che aveva visionato in tutto il giorno. “Ehi dico…Ma non li hai visti!” le urlò fuori di sé. “Se li avevo visti, li avevo levati.” Gli rispose tranquillamente la zia. Risposta che le costò tre giorni di sospensione, un rapporto e la fama che la figlia di Lorenzo, quella piccina con gli occhi vispi, avesse proprio una bella lingua. E poi tanti ricordi mi legano a lei. Non solo quello che mi raccontava della sua vita, della guerra, delle persone e dei luoghi del posto ma anche della mia vita insieme a lei. Vita dove io traslocavo con piacere anche per intere settimane. Mi vedo ancora quando mi veniva in mente che volevo andare da lei, prendere la cartella e partire. Farmi un bel tragitto a piedi perché la sua casa era fuori paese e soprattutto, per una fifona come me, più della metà era al buio. Quando vedevo la luce di casa sua dopo l’alberone che mi faceva correre a perdifiato (immaginavo sempre ci fosse nascosto qualcuno dietro), era un sollievo. E rido quando andando a funghi, ma così per fare una giratina, ne trovammo così tanti senza aspettarcene che non sapevamo dove metterli, allora lei si tolse la sottoveste, ci fece un nodo e si misero lì. E quel giorno in salotto quando strascicavamo una damigiana di vino per portarla in cucina dove l’avremmo infiascato e la veste della damigiana si ruppe e il vino cadde tutto in terra. Mio nonno, il quale non lo disdiceva affatto guardandoci disse: “ Non mi dispiace per il vino, mi dispiace per te che ci devi ripulire”. E sempre di vino, quando manca poco ci prendeva fuoco la casa per un corto circuito, allora tu svelta corresti a tirar su la leva del contatore e poi buttasti acqua ma un passante vide tutto dalla finestra aperta e urlò: “ ma che fai, sei matta! Ci butti l’acqua sulla corrente elettrica! “Ci butterò il vino!” Gli rispondesti prontamente. Ecco, sembra tutto ancora così vivo, così vero.
Era lo scorso febbraio quando mia cugina portò la zia in ospedale perché da un paio di giorni non stava più bene. Quando all’una sono uscita da scuola sono corsa da lei. L’ho trovata attaccata alla maschera per l’ossigeno ma ancora vigile, con gli occhi vispi che mi buttava baci da sotto quella maschera. Stetti con lei quello che potevo. Quel giorno avevo anche la consegna delle schede ma in serata appena finito ritornai in ospedale. La trovai con gli occhi chiusi. Forse addormentata, forse in coma. Il respiratore andava ancora. Provai a chiamarla ma lei non mi rispondeva più. A mia cugina i medici avevano detto che era questione di poco. Mia zia aveva novant’ anni. Un età ragionevole come avrebbe detto lei per andarsene da questo mondo, ma non c’è mai un momento adatto per veder partire i nostri grandi saggi. Tornai a casa con la tristezza nel cuore e tanti pensieri. L’indomani durante la ricreazione guardai il telefono e vidi una chiamata persa, quella di mia cugina. “Mi vorrà dire che la zia se n’è andata” dissi alla custode. “Non la chiamo. Non adesso. Mi metterei piangere e qui a scuola non voglio, non posso”. “ Dai, richiamala”. Insistette lei. E mi convinse. Fu davvero una custode. “Sandra, auguri! Buon compleanno!” Mi diceva la zia dall’altro capo del telefono con una voce flebile ma sempre entusiasta. “Che bellissima sorpresa, zia! Grazie, grazie. Che bello sentirti.” E poi dissi un’infinità di parole sempre sulla stessa onda di gioia. “Appena esco da scuola passo, così gli auguri me li fai dal vero”.
Quando però sono uscita da scuola mia zia non c’era più. Se n’era andata. Se n’era andata il 15 febbraio, il giorno del mio compleanno. Passai momenti di un dolore e di una tristezza senza tempo. A distanza di sette mesi dalla perdita di mamma la morte aveva ancora tirato su il mio numero. Mi sembrava impossibile. Ecco, della morte mi colpisce questo, il fatto che solo pochi attimi prima tutto sia così diverso. Che ci sia una voce, una persona, un calore, una presenza e poi, mi verrebbe da dire, il silenzio e tutto finisce, ma forse non è nemmeno così, forse cambia solamente. Poi non so se è nella morte o nella vita che si vuole aggrappare a qualcosa di fermo, a qualcosa che non ti faccia sprofondare del tutto, così la sera, prima di tornare a casa, ho comprato una bottiglia di spumante e sono passata della mia amica Lisa nella sua bottega, perché il 15 febbraio è anche il suo di compleanni. E ho brindato insieme a lei. A noi. A me, a mia zia Idria, al bene che ci siamo volute e che continua. L’ho vista sorridermi. Quando la immagino mi sorride sempre. E quando piango, lo stesso. Come dirmi: povera bischera. A quei giorni mi sembrava ingiusto che una persona cara se ne andasse in un giorno così particolare. Quasi mi sembrava una coincidenza nefasta. Oggi mi sembra un regalo. E quando traballo, quando il vento soffia forte, quando la porta non si apre, quando la nostalgia fa il tagliando, penso a lei e mi torna un pochino di “bello spirito d’animo”. Come una piccola scintilla di brace rimasta sotto la cenere che piano, piano, riaccende il fuoco. Come una luce oltre il buio dell’alberone.

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44 thoughts on ““bello spirito d’animo”

  1. È bellissimo e vivissimo questo tuo ricordo che si perpetra nel tempo, attraversando la vita fino al ricordo. Proprio come dici, quello che stupisce della morte è l’improvviso cambio di stato delle cose. Io purtroppo come tutti, crescendo ne ho visti di questi cambiamenti che mi hanno tolto persone care, che peró con il loro ricordo, l’eco della loro voce e l’espressione dei loro occhi, in un certo senso hanno acquisito l’eternità. La morte delle persone è la cosa che più di tutte mi spaventa. Non ho alcun’altra paura, ma questa mi atterrisce e lascia senza fiato. Purtroppo peró è un elemento necessario della condizione umana, ma la nostra (la tua come la mia e quella di tanti altri che l’hanno saputa comprendere ed apprezzare) conoscenza e felicità di incontro con persone eccezionalmente semplici, ci ha reso ricchi e carichi di una nostalgia che non è solo di rimpianti, ma anche fonte di conforto, proprio nei momenti in cui ne necessitiamo. Ne sono certo (a prescindere di ogni credo), il calore e l’amore di quelle persone non ci abbandona.

  2. “E Tu onore di pianti, Ettore, avrai
    ove fia santo e lacrimato il sangue
    per la Patria versato, e finchè il sole
    risplenderà su le sciagure umane” !

    E’ vero, cara e sensibile @Penny, alla morte non c’ è riparo e per tutti/tutte è lo stesso destino !
    Ma al di là della Fede ( beato chi l’ abbia … ), è certo che ‘nulla muore. muta soltanto’ .
    E che sia nuvola che se ne va, quel nostro perenne mutarci, o fiore che sboccia, o canna di fiume, o profumo di vento, o lacrima che spunta sul viso, o tenera alba che sorge, o stella più splendente in cielo, o cuore che palpita più forte …. quel qualcosa che non conosciamo, ora, avrà per noi sempre lo stesso sorriso .
    Così per te, Zia @Idria …. che rivive, integra e pura, nella tua Memoria odorosa come acqua che scorre limpida e argentina …. oltre quel nulla che ci attende, venendo la sera !

  3. Stupendo questo tuo racconto di vita vera, quanti bei ricordi e quanto amore vi si legge per la tua cara zia: sei stata fortunata ad averla avuta accanto e lei ad avere avuto accanto te.
    Come ti ha seguito nella sua vita, ora ti è accanto in altro modo.

    Un abbraccio grande e buona giornata PB,
    ciao Ondina

  4. bellissimi ricordi pieni di nostalgia, quando perdiamo persone care,restano per sempre nel nostro cuore,hai avuto una grande zia,io invece ho amato tanto mia nonna e nei momenti di sconforto mi rivolgo a lei di darmi la forza di andare avanti…….bravissima come sempre penna……..un bacio

    • Guarda edp, quella sera per come mi sentivo sarei andata a casa e mi sarei messa sotto le coperte a piangere. Ma qualcosa dentro di me si aggrappò alla vita, al fatto che era anche il ‘mio’ giorno. Però dici bene, anche questi sono regali preziosi.

  5. ho perso tutti i nonni da tanto tempo, ma vivono nei mie ricordi, nei profumi che sento, negli occhi ormai teneri dei miei genitori che sembrano meno invincibili e sempre più simili a quelle figure cosi belle che hanno colmato la mia infanzie, una bisnonna ” nonna Palmira”ricordo con tanta dolcezza e un bellissimo spirito d’animo è morta a 98 anni ,la mia prima esperienza dolorosa del distacco da una persona cara, ma mentre il dolore si attenua i ricordi di emozioni vissute invece non passano mai…grazie Sandrina per questo dono di Natale ricevuto in anticipo.

  6. In questi giorni la mia nonna, con cui ho passato buona parte della mia infanzia, è all’ospedale piena di tubi e monitor… le tue parole sono un po’ anche le mie, la tua storia mi ha commosso, davvero.

  7. ecco, questi sono i miti, i riferimenti a cui rapportarsi
    quelle persone fondamentali e umili nello stesso tempo.
    Io ne ho lasciata una di zie così poco più di un anno fa, la consideravo la mia seconda madre
    con tutto il carico di responsabilità e gioia di questo termine.

    un abbraccio Sandra

  8. Mi sono commossa anch’io, che gran donna tua zia. E che tenerezza ogni tua parola, i tuoi ricordi, i suoi auguri a te, voleva esserci il giorno del tuo compleanno e c’è stata, come ha potuto.
    Un abbraccio grande.

  9. Che donna, tua zia. Aspettare di farti gli auguri, prima, per morire. Lasciare questo mondo con un estremo gesto di amore, di vita, di gioia, di cura, per un altro essere umano a lei caro.
    Che regalo inarrivabile si è fatta e ti ha fatto. Legandovi per sempre più di quanto non lo foste già.

  10. figure mitiche..pilastri di vita che vorremmo non andassero mai via, punti di riferimento che saranno sempre stelle del nostro cammino.
    e non è nefasto che sia morta il giorno del tuo compleanno, ma un ennesimo intreccio d’amore

  11. Conoscevo già i fatti di questo racconto ma il leggerli mi ha di nuovo emozionato e ricordato che sei una gran bella personcina…che purtroppo il tempo e il luogo dei nostri incontri non sempre mi dà modo di apprezzare a pieno mari

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