Il cavallino e il gigante buono di Tanabetti

Ho un cavallino dentro di me. Adesso siamo ottimi amici. Dico adesso perché c’è stato un tempo in cui per un po’ non lo siamo stati. Chissà quando è iniziato. Molte cose non sai bene come iniziano, è più facile essere consapevoli di come si svolgono. E’ un bel cavallino che potrebbe portare i nomi di: coraggio, osare, libertà, sogno. Un tempo di sicuro eravamo amici, me lo ricordo. Poi, piano, piano l’ho fatto sempre galoppare meno, lo portavo solo a passeggio, qualche volta solo brevi uscite. Lo curavo con buone cose, aveva briglie e finimenti in pelle ma era un po’ costretto. Stava diventando un bravo cavallino ma assomigliava sempre di più ad un cavallo di legno. Io non ci facevo caso più di tanto. Doveva anche lui mettere la testa a posto. Non poteva di certo continuare ad essere matto come un cavallo! Bene o male aveva tutto: un posto tranquillo dove stare, la certezza di un pasto, la stabilità di una casa. Una volta l’ho perfino bendato per farlo passare dentro ad un tunnel perché aveva paura e un altro l’ho costretto a stare insieme ad un cane che non sopportava. Se ci penso adesso, mi si stringe il cuore. Poi un giorno ha smesso di mangiare e di dormire, era triste e immotivato. Pensavo bastasse fare una passeggiata e l’ho portato fuori. Appena ho provato a montarlo mi ha disarcionata e così io indispettita l’ho riportato al chiuso. E’ vissuto in questo modo per del tempo, dico “del” perché in fondo non riesco a quantificarlo bene. Stava malissimo, stava per morire. Forse stavo per morire anch’io. Poi è successo che una serie di coincidenze e di incontri hanno acceso una piccola luce di bene e di bellezza ed io ho aperto gli occhi.
Con timore, paura di fallire, fatica mi sono avvicinata al cavallino e ho sentito cosa voleva sussurrarmi nell’orecchio. Gli ho dato ascolto. Aveva ragione. Era tanto che provava a dirmelo ma io non c’ero più per lui, non volevo esserci più, volevo solo mantenere il quieto vivere che avevo con fatica costruito.
Oggi io e lui siamo inseparabili e gli voglio un bene dell’anima perché mi ha salvato la vita e così l’altro giorno, quando mi ha vista triste e pensierosa ha pensato bene di portarmi in bel posto. Ero triste, di quella tristezza contro la quale non possiamo fare molto. Triste perché per me è impossibile credere che una persona che hai sentito così vicina ti saluti a mala pena. Lo so che a volte le persone non è che non vogliono, proprio non possono e l’unico modo che hanno per staccarsi da te è ignorarti, ma il mio cavallino non vuole tante parole e c’era rimasto solo male. Così non so se è stato lui a smuovermi da casa oppure l’ho fatto io per consolarlo un po’, ma siamo andati in un posto magico dove da tempo volevo andare. Questo posto sulla montagna si chiama Tanabetti . Qui c’è un abete rosso secolare. Secondo il censimento della Forestale è il più grande d’Italia. La sua età stimata è di circa 450 anni ed ha una circonferenza di 6 metri e mezzo. Un gigante buono. E’ miracolo della natura che vive in un luogo senza tempo, dove non c’è spazio per i pensieri ma solo per le emozioni. E’ vero, ci sono posti che hanno secoli dentro. Penso ai tanti monumenti storici che uno ha potuto ammirare ma qui c’è qualcosa in più. Quell’albero è vivo e lo senti. E’ qualcosa di vivo che è rimasto lì per tutto il tempo, malgrado le intemperie della natura, le vicissitudine storiche, le guerre, i cataclismi naturali. Silenzioso custode per generazioni dei drammi e delle gioie che si verificavano nel podere accanto, del quale ora rimangono solo i ruderi. Mi sono seduta ai piedi di questo gigante buono e l’ho accarezzato. Il terreno circostante è infestato da rovi, acacie, piante rampicanti che piano, piano lo stanno avvolgendo togliendogli luce ed energia. Ho pensato che con gli amici potremmo fare qualcosa, un lavoro di ripulitura e di bonifica. Lo chiederò subito a chi per primo mi parlò di questo posto. So che ce l’ha nel cuore. Poi domanderò a qualche vecchio saggio del Cai su come operare, di sicuro verranno anche loro. Perché da un po’ di tempo i miei amici non hanno età e questo mi riempie di gioia. Siamo in tanti ad avere gli stessi ideali, la medesima passione. Ce la faremo.
Sai cavallino, l’altro giorno quando ero lì, lì nel silenzio del bosco, seduta ai piedi di questo gigante buono, più di tutto però ho capito una cosa. Una cosa che vedo negli occhi brillanti di Sirio, in quelli dolci di Sauro, in quelli vispi e simpatici di Livia, o in quelli di mio padre: s’invecchia solo quando si smette di sognare.

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25 thoughts on “Il cavallino e il gigante buono di Tanabetti

  1. Questo cavallino mi ricorda un poco il fanciullino di Pascoli. Una vocina dentro di noi che ci mantiene giovani e gioisi in grado di assaporare con occhi nuovi ogni giorno, il mondo che ci circonda e di cui faccianmo parte. È bello potersi scoprire parte di questo mondo, della natura che ci assorbe potendola vivere con armonia!

    • Non so, sicuramente è una voce viva e vitale. A volte, la sua esuberanza ci può far paura, può far tremare le nostre comode sicurezze ma è indispensabile ascoltarla. Almeno secondo me :-)

  2. spesso mi fai riflettere a volte ridere con la tua ironia nel descrivere le situazioni, ma stavolta mi hai commosso , quella commozione che intenerisce il cuore e l’anima e che fa stare bene

  3. Forse capita a molti di trascurare quel “cavallino” e la cosa peggiore è quando cominci a pensare che non ci sia più il tempo per rimediare. Per questo l’ultima frase è tanto bella… Per non parlare dell’albero secolare, gli alberi mi hanno sempre trasmesso un grande senso di pace e di comunione. Buon lunedì:)

  4. Tu il cavallino, io la mia lupa. Guai a perdere i nostri animali guida! Ora so bene, vado a sensazioni ovviamente non mi permetto di dire cosa provi, cosa può significare soffocare la propria vera natura, chiuderla in un angolo, mortificarla anche, perché qualcosa di più potente, fuori, ci chiama. Quando ci si ritrova di nuovo a tu per tu con se stesse si è smarrite. Ma evviva il cavallino ritrovato. Eppoi che grande idea questa di dare aria e spazio all’Abero. Verrei anche io a diserbare se potessi! Gi alberi vanno amati, abbracciati e baciati. Felice te che puoi farlo!

    • Quella che chiami “la nostra vera natura” è una parte di noi. Una parte a volte scomoda e per questo destabilizzante. Sicuramente è quella più spontanea e vitale. Sento che mi hai capita anche nell’amore per quell’albero e per la natura.

      • Si certo, amo molto gli alberi. Viaggiando in questo giorni ho riempito gli occhi di certi colori autunnali che sembravano dipinti. Però io credo che la parte di noi, la vera profonda natura, non è quella che destabilizza. Se si impara ad ascoltare anzi è come un centro che aiuta a prevenire certi deragliamenti. Se si ascolta è la parte più saggia che abbiamo. La più selvatica anche, ma per questo provvista di un istinto che aiuta alla sopravvivenza. Non so, io la sento così.

        • Sì, anch’io la penso così.E come dicevo nel post siamo inseparabili e le voglio un gran bene. Dicevo che non sempre è così lineare e accondiscendente il suo incontro. Questa parte vuole di sicuro il nostro bene e come dici è una voce molto saggia e profonda ma spesso ci fa mettere in discussione nelle nostre abitudini e certezze.Nelle nostre convinzioni su quello che crediamo (o vogliamo) sia il meglio per noi. A me così è successo.

          • già, hai detto bene, quello che crediamo o vogliamo sia meglio. ma bisognerebbe essere assai saggi per sapere cosa è realmente il vero bene. ma quanto ci somigliamo noi?

  5. Hai presenti, @Penny, quei cassetti degli armadi d’ una volta, che contenevano in sala da pranzo biancheria per la casa, tipo tovaglie, tovaglioli, centrini … etc. o nelle camere da letto la biancheria intima … e che, aprendoli noi per prelevarne un capo pulito e stirato … si avvertiva nell’ aria, qualunque fosse la stagione, un profumo di lavanda ( che le nostre mamme previdenti ponevano fra i capi in ‘mazzetti’ … ) e che, prima ancora di adoperarlo nel suo nitore, restava fisso in noi un senso di pulizia, di fragranza, di casa durevole nel tempo ?
    Li ricordi, amica cara ???
    Bene …
    Ogni volta che pubblichi un tuo post … mi fai sovvenire quel ricordo di pulito ! :-)
    Quel cavallino, che come @Pinocchio potrebbe diventare di legno … o di cartapesta, se lo nutriamo con l’ erba dei verdeggianti pascoli dove, insieme al sole, rotolavamo la nostra perduta adolescenza, rimarrà sempre vivo e scalpitante … e ci porterà trotterellando in sella fino a quel chiarore crepuscolare dove la luce muore, ma non il sogno !
    E, fuori dalla retorica …. credo egli continuerà a guidarci anche al di là di quel chiarore !!!
    :-)

  6. Col tuo cavallino mi hai fatto ritornare in mente quel capolavoro di poesia in prosa che è il libro di Juan Ramon Jimenez “Platero y yo”. Platero è invece un asinello amato dal proprietario come una cara persona di famiglia, al pari del tuo cavallino amato da te.
    In quanto all’albero non c’è poema più armonioso e lirico di un vecchio albero.
    Complimenti per il post.

  7. mi ha colpito la descrizione di questo “cavallino” della sua energia vitalizzante e della tua capacità d’ accoglierlo e ascoltarlo…..non sempre ci riusciamo
    è un momento questo x me (forse troppo lungo) in cui non riesco a sognare….
    se non di fronte alla maestosità e grandezza “secolare” degli alberi come quello di Tanabetti o del Faggione

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