La porti un bacione a Firenze…

(Alluzzicata dal suggerimento di Intesomale, contribuisco al gioco della cartolina)

Quando torni in una città dove hai vissuto vent’anni è un po’ come rivedere un vecchio amore. Sai perché ti era piaciuto ma sai anche perché vi siete lasciati. Devo dire che, passato un po’ di tempo, i sognatori come me ricordano solo quello che gli era piaciuto e così, sia in un ex, sia in una città che hanno abitato a lungo, vedono solo il bello. O soprattutto, sarà un lusso, ma possono permettersi di vederci solo quello. Il più delle volte arrivo a Firenze in treno lasciando la macchina a metà strada, ma tutte le volte che arrivo alla stazione di Santa Maria Novella penso: ma Pupo e Ivan Graziani non potevano scambiarsi il luogo ispiratore delle loro partenze amorose? Perché quella nenia è odiosa quanto petulante e mi viene sempre in mente.
A Firenze per le vie del centro girano pochissimi fiorentini. Quelli che ci lavorano. Allora sono bottegai. Come ce ne sono in tutte le città d’arte mentre di botteghe storiche nel centro si contano sulle dita di una mano. Firenze è un amore che tutti vogliono, a tutte le ore, in tutte le stagioni e ti sembra incredibile che una città nata solo per far girare le carrozze possa prevedere un così tale formicaio di gente. Del sindaco Renzi potrei dire tante cose ma ne voglio dire una e a suo favore (che signora) ha chiuso il centro storico al traffico. Chiusura totale. Tutti a piedi. Dalla stazione a piazza del Duomo, piazza della Signoria e zone limitrofe. Un piacere. Un mio amico giapponese la prima volta che vide il duomo mi disse che gli sembrava un dolce fatto di glassa di zucchero ed è vero. Ogni volta che ci passo penso divertita a quest’idea. E ripenso a noi giovani studenti universitari della “casa dello studente” che era una babilonia di lingue e di razze e di grandi idee. Quando passo davanti a quell’insegna guardo con curiosità la finestra della mia vecchia camera e penso a chi starà ospitando, quali sogni, quali avventure. Ma girare per Firenze non è solo questo.Mi salva che odio le vetrine ma davanti ad una di quelle libreriepaese non so resistere.
Firenze è un manicomio a cielo aperto. La zona centrale il reparto intensivo. Santa Croce è già più vivibile, ma il quartiere dove si respira la fiorentinità è l’Oltrarno. Lì ti siedi e mangi con gusto una pappa al pomodoro, crostini di fegatelli, una ribollita. Insomma, speri di farlo senza essere scambiata per l’ennesima turista. Perché c’è da dirlo, il fiorentino doc è sempre uno che la sa più lunga di te. Vuoi per tutto questo suo passato, il rinascimento, la gloria che lo sormonta, insomma sbiascica con le parole ma si sente un eletto. Ma più di tutti mi garba risalire le rampe, l’erta della rosa che da San Niccolò portano al Piazzale Michelangelo e sedermi su di uno scalino a vedere la città da lontano. Ieri ho fatto così. Mangiandomi un gelato perché hanno ragione i fiorentini a dire che si muore dal caldo anche se siamo a metà ottobre. Ma io sono una turista e fatti 60 chilometri me ne torno a casa e la sera mi tocca accendere la stufa che fa freddo. Mi guardo intorno. Bancarelle di souvenir come in qualsiasi città. In queste, in più c’è un giglio che troneggia. Sorrido al pensiero di quegli ammennicoli riproduttivi che invaderanno le case di ogni continente. Sorrido al mio colosseo marmoreo metereopatico che dopo il mio primo viaggio a Roma riportai ai miei. Sorrido a quello che mi dice una mia amica, mamma di un mio alunno, quando andiamo in gita: “ti prego, non fargli comprare quei troiai che poi mi tocca mettermeli in casa!” Sorrido a due spagnoli che mi chiedono di farli una foto con la città sullo sfondo, perché ci sarà sempre qualcuno o qualcosa che si metterà tra il primo piano e lo sfondo. Sorrido all’altra sera, quando ci siamo incontrati per caso e abbiamo passato un’ora a chiacchierare e bere. E’ bello incontrare qualcuno che ci ha amati a lungo, che abbiamo amato anche se la storia adesso è finita ed è finita bene. E‘ bello incontrarlo per poco, anche all’improvviso, anche da lontano, come Firenze in questo momento. Ti porti a casa solo il bello ma fa piacere sapere che esista ancora.

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32 thoughts on “La porti un bacione a Firenze…

    • Dai, Claudia! Aspetto con piacere e curiosità la “tua” cartolina.
      P.S. Vedi come siamo noi toscani? Non avendo un dialetto, crediamo che ogni parola che usiamo faccia parte dell’italiano. Presuntuosi :-)

  1. Nel finale mi ci ritrovo come un guanto…i ricordi sono nastri colorati che ondeggiano al vento e anche se non dimentichi ciò che di brutto è stato quello che vedi alla fine è solo il tuo colore preferito. Firenze l’ho rivista l’anno scorso dopo moltissimo tempo ed è un posto splendido anche se i negozi “firmati” del centro sono davvero troppi e troppo impersonali, del resto non mi piace neppure via Montenapoleone a Mi. Buon sabato :)

    • E’ un peccato questo uniformare ogni centro storico al cannibalismo consumistico. Sapessi quante bei negozi storici e artigiani c’erano prima in centro. Adesso sono rimasti in cinque. Potrei farti i nomi. (Quando ripassi fammi un fischio, eh!)

  2. Firenze come Venezia presa in mano dai barbari, a misura di giglio, di troiai da portare a casa e di fotoricordo. Firenze non la conosco bene, l’ho amata poco, troppo caos, ricordo le macchine in centro storico, quasi correre sul marciapiede, clacson, rumore. Ci devo tornare, decisamente. Devo farci la pace.

    • Vieni, vieni, ti aspetto volentieri. Per mia natura sono un’ottima paciera :-) Ti porto in un posticino dove fanno una pappa al pomodoro speciale. Un bicchiere di chianti e poi, se non torni in pace con Firenze, di sicuro lo sei con il mondo :-)

  3. Ma allora non sono l’unica cui viene in mente quell’orrida canzone quando passo per Santa Maria Novella!
    Carina l’idea della cartolina… mi sa che prenderò spunto :)

    • Sì, sì, aspetto con piacere la tua cartolina. Mi ricordo che da ragazzina c’era un gioco. Una sorta di catena di sant’antonio piramidale nella quale dovevi mandare una cartolina al primo della lista e poi aggiungere il tuo nome in fondo all’elenco. In questo modo, quando saresti stato tu il capofila, avresti ricevuto le cartoline dagli altri. Chiaramente, le cartoline arrivavano dai più svariati luoghi d’Italia e da perfetti sconosciuti. Chissà se qualcuno della mia generazione se lo ricorda.

      • Tra le catene di S. Antonio, questa è la più carina. Chissà che voglia di mettersi in viaggio, dopo aver ricevuto tutte quelle cartoline dai luoghi più disparati!

  4. Certo che me la ricordo, PB, la catena di S. Antonio: solo che io scrivevo tanto ma non ricevevo mai nulla. Mi sa che qualcosa da qualche parte si inceppava prima di arrivare a me! :(

    Deliziosa, simpatica e attenta descrizione di Firenze, si percepisce che l’hai amata e l’ami molto!
    E poi la conclusione dell’incontro con il tuo ex moroso: che bella soddisfazione essere rimasti amici!

    Buona settimana, ciao

  5. La visione statica, idilliaca che la Memoria edifica … abita il nostro cuore, per sempre, ma il tempo perennemente trascorre, ‘pànta rèi’ …. ed affacciandoci noi all’ acqua della corrente di un fiume non vediamo mai la stessa immagine …. Così, cara @Penny, la “tua” bella Firenze delle perdute stagioni, così ogni luogo che conosciamo ed amiamo o abbiamo amato, così i nostri amori struggenti …. tutto inesorabilmente svanisce … diventa ombra, e il nostro sole dov’ è ???
    Certo … possiamo secernere il brutto dal bello, lasciare indietro il primo ed afferrare il secondo e ad esso affidare la nostra nostalgia del meglio, ed accettare il divenire e mutare, e conservare un ottimismo esistenziale ad onta di tutto, questo sì …. lo possiamo fare, ed a mio parere è una grande virtù farlo ragionevolmente, ma resta, quando il sole tramonta ed il crepuscolo indora ogni cosa, quella sottile malinconia, quel sentimento agro-dolce della vita che non uccide, solo ci rattrista il cuore ‘appena appena’ un poco, come il tuo delicato, bellissimo post !

    • D’altra parte quale altra scelta abbiamo? Cosa possiamo fare? E soprattutto cosa cambia? I tramonti ci saranno sempre e mi piace guardarli estasiata anche se preferisco il rosa dell’alba. Grazie per le tue parole sempre generose.

  6. Ed è – come dicevo poc’ anzi – grande virtù, @Penny, questo sapere che “comunque”, ma nel contempo esser certi – e quello aspettare ogni giorno con sincera emozione – che l’ @Aurora dalle ‘dita rosate’ tornerà domani ancora a sedersi sul suo trono dorato ‘immutato’ . :-D
    A bientot …. cara amica !

  7. Ho letto qualche tempo fa di queste nostre belle città che sono diventate degli immensi alberghi per ospitare i turisti. Città dove le persone, gli abitanti sono scappati non avendo più certezza dei servizi ne “calma e silenzio”. L’articolo nella fattispecie parlava di Venezia, ma credo che il discorso si possa tranquillamente espandersi anche a Firenze e a Roma. La presenza dei turisti è un bene (in questo paesaggio disastrato dell’arte italiana) ma forse andrebbe -come in questo caso- un poco più regolamentato. È triste che poi ovunque ci siano gli stessi gadget rigorosamente “made in China” e che anche il turismo si sia globalizzato nei servizi e nelle forme, per cui ogni mondo e paese… ma è un discorso questo verso il quale possiamo solo roderci il fegato!

    Sul finale del tuo post, come dicono alcuni commenti, non trovo che sia malinconico, tutt’altro. Ritrovare qualcuno con cui si è condiviso un passaggio della propria vita è sempre bello (o quasi!), dopotutto di ogni persona resta qualcosa di noi, non solo i ricordi, ma attimi di vita che ci hanno aiutato a proseguire lungo la nostra strada!

    La prossima volta che andrai a Firenze, La porti un bacione a Firenze… anche per me! :)

  8. Beh … vista la tua leggiadria a rappresentare i nostri saluti alle città natìe che, comunque e dovunque e non ostante tutto, amiamo, cara @Pensy … LA PORTI UN BACIONE ANCHE A ROMA …. chè appena io potrò … io glielo renderò !!! :-)))

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