Al fiume

Quando il mare dista quasi due ore dal posto in cui vivi, il mare da qualche parte bisogna pur cercarselo. E’ così che il fiume, perché qui tutti lo chiamano così senza specificarne il nome proprio, diventa il luogo dove stare nell’acqua. Un luogo dove incontrarsi, stare al sole, fare il bagno ma soprattutto sentire il rumore dell’acqua che scorre. Fin da piccola ho provato una simpatia innata per i fiumi. Nel paese dove sono nata c’è un piccolo rio che con gli amici ci divertivamo a risalire come fossimo giovani esploratori. Zainetto in spalla con dentro la merenda. Merenda che avremmo fatto raggiunta la vetta ma soprattutto, avremmo fatto soltanto qualora miracolosamente fosse rimasto asciutto. Ricordo che era facilissimo cadere in acqua, metter un piede in fallo, perché i sassi erano scivolosi e se davvero perdevi l’equilibrio ti potevi proprio inzuppare e allora addio merenda! Un altro gioco dei nostri era costruire dighe e deviazioni con i sassi facendo vere e proprie costruzioni d’ingegneria idraulica. Ricordo che dopo un temporale estivo andavamo di corsa al rio per vedere se le nostre costruzioni avevano retto. A volte sì, a volte no.
Poi c’è stato l’avvento dei motorini e allora sì che si poteva andare al vero fiume. E c’eravamo in tanti con i nostri sedici anni, i costumi colorati e soprattutto la pelle liscia e chiara e quelle forme che in inverno si potevano soltanto immaginare. Avvicinarsi ridendo, sfiorarsi ridendo, nuotare ridendo, tutto ciò che esisteva in quell’età fatta di scoperte e di reciproche osservazioni veniva fatto ridendo. Ma non eravamo scemi, anzi, è che quello era l’unico modo per annusarsi. Un giorno arrivarono al fiume due villeggianti milanesi. Due sveglie, alla moda, ma soprattutto, due che prendevano il sole in topless. Da allora ho capito che le donne possono far ridere in tanti modi. Mentre i miei amici si litigavano per dar loro un passaggio in motorino fino al fiume.
Poi passa il tempo. Se c’è caldo e hai voglia di farti una nuotata vai in piscina. Ci sono più comodità, l’acqua non è fredda e il fiume te lo scordi. Te lo scordi fin quando qualcuno non ti ci porta. Era primavera. Non ricordo se ridevamo, ma ricordo che ci siamo dati un bacio. Il primo bacio. E ricordo che mi dicesti che un momento così bello te lo saresti rammentato tutta la vita. E non capisco perché noi esseri umani vogliamo per forza dare solennità agli attimi belli. Perché oggi, che a fatica ci salutiamo, a me quella frase fa davvero tanto ridere.
E lo so, rideresti anche tu delle mie fantasie, della mia teoria che le anime in qualche modo si parlano e si sentono, si cercano e si fanno compagnia. Ma io ne sono quasi certa. Quando seduta su di un sasso con il tuo libro in mano e la tua dedica e la voglia di averti lì, una libellula blu che volteggiava nell’aria si è posata a pochi centimetri da me. Indecisa se muovermi per tirare fuori la macchina fotografica o vivermi il momento, sono rimasta ferma. Io, il tuo libro, la libellula blu e per un attimo, ma solo un attimo, anche il fiume.

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37 thoughts on “Al fiume

  1. ..questo pezzo lo sento veramente tanto vicino a me….il fiume mi accompagna da tutta la vita non sai quanto….con le tue parole riesci sempre a togliere la polvere a emozioni e ricordi che troppo spesso si perdono nel nostro “quieto” vivere quotidiano. Brava…. come sempre.

  2. Mi piace il tuo modo di raccontare, lo fai vivere e fai riemergere ricordi ed associazioni. E mi piace quell’istante di complicità con la libellula sospeso tra il desiderio di immortalare l’attimo e la concentrazione di fotografare con gli occhi del cuore le sensazioni che viviamo.

  3. Ehi Pennabianca… bello trovarti qui. Col tuo fiume. Ma sai che proprio in questi giorni si parlava del fascino del fiume che scorre… della sensazione di pace nel movimento, nella corsa, nel suono. Bellissimo il tuo raccontare, un pezzo di vita, un libro, un fiume, una libellula blu. Brava come sempre. Abbraccione.

  4. “E io me la portai al fiume
    credendo che fosse ragazza,
    invece aveva marito.

    Fu la notte di S. Giacomo
    e quasi per compromesso
    si spensero i lampioni
    e si accesero i grilli.
    Dopo l’ultima curva
    toccai i suoi seni addormentati,
    e mi si aprirono subito
    come rami di giacinti.
    L’amido della sua sottana
    mi suonava nell’orecchio,
    come una pezza di seta
    lacerata da dieci coltelli ….. ”
    @F.G.Lorca

    Molto …. molto bello e tenero questo tuo post fluviale … davvero ricco di bellezza e memorie !
    Ti chiedi, cara @Penny …. perchè da parte di noi umani si debbano sempre adornare gli istanti di pura emozione con frasi magniloquenti … teneramente sciocche, quando non veri e propri luoghi comuni estirpati da uno sciatto e mal inteso romanticismo, che invece, quando si abbia realmente e si viva semplicemente … è ben altra cosa !
    Per quanto penso io, non è soltanto una forma negativa o risibile, questo lasciarsi andare, specie noi uomini … ad espressioni altisonanti ( il più delle volte prive e di senso logico e di proporzioni ), forse – e sottolineo il ‘forse’ – ciò accade poichè, turbati dalle profonde emozioni d’ amore, quell’ attimo di pura felicità del corpo e della mente, necessita di una via di uscita … come una ‘valvola’ di sfogo, per la pressione inarrestabile di un qualcosa di straordinariamente grande che possa, ahimè vanamente, dilatare quell’ attimo fino a farlo diventare eternità, eternità possibile e raggiungibile con la donna che si ami e che in quel momento d’ estasi, si stia abbracciando a noi .
    Chissà …. è così complesso l’ animo umano, e così irresistibili certi impulsi che partono dai sensi, o meglio dal sesso, per poi arrivare dritti nel cuore, e poco importa se, dopo una manciata di tempo, quegli stessi istanti diventeranno oblìo … facendosi altro da quel sentimento struggente !
    Per come vedo le cose io, ad onta dello scorrere del tempo e del fiume, ad onta di quel suo “pànta rèi” …. quella ragazza col libro in mano, una libellula a vibrare nell’ aria immota ed il rumore rasserenante dell’ acqua … non s’ è mai perduta …. proprio come il “suo” fiume ! :-)
    @Cavaliereerrante ….

    • Cavaliereerrante sono senza parole. Per certi versi sono ammutolita dalle tue profonde riflessioni per altri commossa da tanta generosità d’animo. Ti dico grazie, davvero. Però non vale…hai scritto un commento più bello del post! :-)

  5. …vuoi mettere il fascino del fiume che scorre, che secondo Eraclito non è mai lo stesso, con l’immobilità sterile di una piscina! Deve essere stato bello, vivere certe emozioni, oggi i ragazzi neanche s’immaginano cosa significa vivere la propria adolescenza a contatto con la natura! Loro oramai sono rintanati nei loro mondi virtuali e nn conosceranno mai esperienze di questo genere…

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