Di musica, silenzi e di un lago.

Salimmo per 9 o 10 miglia ( e le miglia di montagna sono miglia da lupi, non come le nostre da ingegneri) incontrando prima i castagneti, poi i faggeti perché ad un certo punto in su il castagno non ci alligna. Passati i faggeti e toccate le ultime cime, non vedi più uno sterpo non che una pianta ma per tutto praterie immense tutte in declivio, interrotte di quando in quando da scoscendimenti o da grandi rottami di rocce che chiamano macereti, quasi ammassi di macerie. Dal giugno a settembre quelle cime sono gremite di mandrie di pecore e di cavalli tenuti in pastura dai padronali della montagna o del piano; ora le vedi deserte affatto; e quei prati cedenti sotto il passo come cosa soffice, coi cespugli folti; quell’erba gialla bruciata dalle brinate tanto dal calore che al senso del piede ti danno immagine come se quelle sommità fossero coperte tutte da una grande stoia di queste col pelo.
Giuseppe Giusti “Gita al lago Scaffaiolo” 1841

Chissà cosa avrebbe pensato Giuseppe Giusti vedendo oggi tutta questa moltitudine colorata? Oggi che nelle nuove tendenze di trovare luoghi ameni per fare concerti, un piccolo lago vulcanico sull’Appennino è diventato uno di questi. Oggi che pur essendo una domenica d’agosto nemmeno a immaginarla nel giorno più caldo dell’anno ci sarebbe venuta tutta questa gente, mentre pecore e cavalli al pascolo non ci sono ormai più da un pezzo.
Il lago Scaffaiolo (1775 mt) si trova al Passo dei Tre termini, passo che unisce le province di Pistoia, Bologna e Modena. E mi piace dire unisce e non separa perché la montagna è ovunque.
Per andare al lago ci sono diversi strade. Più o meno faticose, più o meno lunghe. Un po’ come per Machu Picchu c’è chi cammina quattro giorni, chi lo vede dall’elicottero. Il percorso che mi piace di più, ci impiega tre ore. Tre ore di boschi di faggio, di crinali, di panorami mozzafiato, di sorgenti d’acqua freschissima, di salite e di pianure.
Insomma, cosa avrebbe detto il Giusti non lo so, ma sento quello che mi borbotta il Grande Saggio al mio fianco. “Molta, è gente che in montagna c’è venuta oggi perché c’è il concerto e poi chissà quando ci torna –dice-. Della montagna non ha niente. Te ne accorgi quando la incontri sul sentiero. Cammina di furia, evita lo sguardo, il contatto. Mentre in montagna ci si saluta. Sempre. E poi sì, sì, non ci si viene con quelle scarpe”. Ti do ragione. Ma oggi il lago è di tutti e mi piace immaginare che in ognuno di loro, capitato qui per caso senza sapere in fondo dove stava andando, un pezzo di montagna rimanga addosso. Mi piace pensare che nelle cento tende colorate spuntate la sera prima nelle praterie intorno al lago, qualcuno sia stato felice di essere lì con il suo cane, qualcuno abbia riso con gli amici, qualcuno si sia dato un bacio per la prima volta, abbia fatto l’amore. Qualcuno si sia svegliato prima dell’alba e abbia visto il blu sfumare nel rosa, abbia visto irrompere la luce come solo l’alba sa fare.
E chissà cosa pensa davvero la montagna. Forse a lei questo silenzio che sempre l’avvolge e la protegge un po’ le era venuto a noia o semplicemente, è curiosa e non si è offesa di questa allegra brigata. Tanto poi il silenzio torna. E torna a lungo.
Ci vuole coraggio. Per andare oltre il silenzio. A volte il silenzio pesa. A volte è un comodo alibi da arricchire con la nostra immaginazione. Così c’è spazio per ogni cosa, soprattutto per quello che vorremmo sentirci dire. A volte il silenzio protegge, a volte mette pace, a volte tristezza. A volte il silenzio va rotto.
Se non altro per vedere cosa c’è dentro.

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24 thoughts on “Di musica, silenzi e di un lago.

  1. io sono una silenziosa, chè il silenzio si impara con gli anni. più si è vecchi e più ci veste bene. ho imparato a non romperlo per forza, ma solo quando mi viene di farlo. i concerti in montagna mi piacciono, mi piace l’acustica sporcata dal rumore del vento. molto meno mi piace la folla, questo devo ammetterlo, ma poi a dir così ti rispondono che sei una snob…

    • No, no, io non ti dirò mai che sei una snob. Tutt’al più che sei un’orsa oppure una lupacchiotta lagunare.:-) Anch’io ci sto bene nel silenzio. Lo so vivere. Ma è’ vero: è qualcosa che s’impara nel tempo.

  2. Trovo molto bello quello che dici sulla montagna, reale e metaforica. Li conoscerai di certo, comunque ti consiglio di leggere i racconti di Dino Buzzati sulla montagna: lui, tra le altre cose, era un alpinista provetto e ha lasciato parole molto profonde, anche se non sempre apprezzate a dovere. A presto.

  3. Hai ragione e mi è piaciuto quello che hai scritto sulla montagna.
    Ma la parte che mi è piaciuta e che sento mia è la seguente sul silenzio:

    Ci vuole coraggio. Per andare oltre il silenzio. A volte il silenzio pesa. A volte è un comodo alibi da arricchire con la nostra immaginazione. Così c’è spazio per ogni cosa, soprattutto per quello che vorremmo sentirci dire. A volte il silenzio protegge, a volte mette pace, a volte tristezza. A volte il silenzio va rotto.
    Se non altro per vedere cosa c’è dentro.

    E credo che anche una mancata risposta, il silenzio quindi, sia una risposta anch’essa.
    Che però pesa tanto, per quel che mi riguarda.
    Buona settimana Penna Bianca, ciao

  4. Io penso che il più delle volte nel silenzio c’ è l’eco di molte parole… A saperlo ascoltare. Io non sono granché amante della montagna, ne ho fatto una scorpacciata da piccola ed ora preferisco la campagna ma il fatto che in montagna ci si saluta sempre, quello sì mi è sempre piaciuto un sacco. Baci

  5. … c’è chi era felice di essere li con il suo cane… e cercava l’abbraccio della natura per ricordarle che la vita è meravigliosa nonostante tutto, e che un’ alba sul crinale può rimetterti in pace col mondo… sono nata e vissuta quassù e con la montagna ho avuto un rapporto molto simile a quello che si ha con la mamma. L’ho amata da piccola, mi sono sentita soffocare da giovane… ho perfino avuto voglia di scappare via… poi maturando l’ho apprezzata e le ho voglio bene per i suoi pregi e anche per i suoi difetti… Le sono profondamente grata perché ogni volta che ho avuto bisogno di un abbraccio Lei era li pronta ad accogliermi e a tranquillizzarmi e a regalarmi tante piccole gioie e attenzioni quotidiane che ti fanno sentire fortunata… e quando sono in crisi non c’è niente assolutamente niente di meglio di una camminata in montagna, da sola, in silenzio ascoltando solo quello che Lei dolcemente ti sussurra… mi spieghi come fanno tanti ad andare in montagna con l’ ipod nelle orecchie?!!

    • Sai che anch’io l’altro giorno riflettevo sul bisogno di molti di avere sempre uno stimolo nelle orecchie. Potrebbe essere anche la musica più bella, per carità, ma di avere sempre qualcosa di parlante (per esempio, c’è chi sta sempre con la tv accesa in casa) come se stare nel silenzio fosse terrificante, come se a stare da soli con se stessi uno non sapesse cosa dirsi…

  6. Penna Bianca…Penna Leggera…riesci a racchiudere in poche parole grandi sentimenti, profonde emozioni!!! Mi piace molto il silenzio e mi piace molto anche romperlo…e dentro ci trovo spesso bellissime sorprese!!!
    Brava Sandra!!

  7. credo che oggi, come allora, come sempre
    si senta una grande necessità di riappropriazione, di luoghi e tempi a misura d’uomo;
    necessità di una vita che rispetti i propri bisogni fisici e spirituali.
    spesso è anche vero, però, che questa sorta di forzatura turistica della domenica finisce per contraddire tutto questo, e allora ben venga un po’ di noia alla montagna se questa la conserva integra e bella nei secoli.

    un caro saluto :-)

    • La natura puà esserci molto d’aiuto, altro che centro commerciale! I concerti nei lughi incontaminati? Io non sono integralista.Ne parlavo proprio oggi con un amico musicista il quale sosteneva il contrario. Secondo lui la musica va portata nelle strade, nelle piazze, dove c’è gente, per difonderla e farne cultura.

  8. io vivo al mare e sono sempre stata al mare, non conosco nulla della montagna, ma rispetto ciò che mi vive intorno e provo rabbia quando tutto viene calpestato per fretta, per ozio, per soldi.

  9. Da ragazzina vedevo la montagna come un luogo per vecchietti dove ci si poteva solo annoiare. Poi il destinop me l’ha fatta incontrare eadesso non potrei allontanarmene senza sentire la solitudine

  10. C’era anche la mia tendina verde quella notte al lago. Ci sono andato da solo. Poi là, certo, ho trovato tanti amici, ma dopo qualche chiacchiera ho preferito mangiare un po’ più in alto e rintanarmi a leggere alla luce della frontale. E la notte il silenzio era bellissimo.

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