Con i piedi per terra


‘Che numero porta?’ Mi chiede gentile il commesso malgrado il caldo irritante che sifona sulla città. Non mi rilassa fare shopping, nemmeno fare la spesa in verità, tutt’al più mi piace girovagare per i banchi del mercato, forse perché sono all’aria aperta e quando devo, perché arriva il momento in cui devo comprarmi qualcosa, è sempre una caccia al tesoro. Soprattutto con le scarpe. Perché malgrado la mia repulsione ad ammirare le vetrine, sono anche pretenziosa: le scarpe devono piacermi e tanto. Ci devo anche stare bene, anzi, questo è fondamentale. Spesso infatti può accadere che nei pochi minuti che determinano l’acquisto, qualche eventuale problemuccio non venga a galla ripresentandosi invece in tragitti più lunghi facendo in parte fallire l’acquisto. Una volta, mia mamma portò me e mia sorella al mercato giù in città per comprarci le scarpe. Eravamo piccole, avremmo avuto quattro o cinque anni. Ricordo che mentre mia sorella era in piedi e si stava provando un paio di scarpe si fece la pipì addosso inondando in maniera irrefrenabile calze e scarpe. Scarpe che mamma dovette a quel punto comprare (spero solo siano state del numero adatto). Ricordo solo che erano di pelle lucida nera e a me piacevano molto. Sicuramente più delle mie perché nemmeno ricordo come fossero.
Non faccio nemmeno parte dalla categoria (da quello che so esageratamente numerosa) di chi si compra scarpe di continuo con un azione compulsiva degna del miglior trattato di psicologia. Dopo gli intossicati del gioco, secondo me, il sistema sanitario nazionale dovrebbe prevedere anche un’azione di intervento nei confronti di chi accatasta scarpe su scarpe come se fosse un millepiedi. E io ne conosco diversi. Dovrei dire diverse perché la maggior parte sono donne. E poi c’è che io mi affeziono alle scarpe. E questo non giova al loro ricambio. L’altro giorno ne ho provate tante. Girovagavo per una città che un tempo ho abitato, come un tossico che fa mente locale per ricordare dove sono i negozi di scarpe più forniti e ci si precipita sperando di trovare la roba, ma non ne ho trovate un paio. A volte le scarpe sono come le persone, dal primo momento che le indossi ti stanno bene. Ti stanno bene, naturalmente. E poi te le riguardi perché mica sono pantofole di cencio e magari starci bene sarebbe solo il loro scopo. A volte sono scarponi da montagna, altre sandali infradito, altre scarpe da ginnastica. Ma ci stai bene da subito e questo ti sorprende. Come se appartenersi l’un l’altro fosse uno stato di grazia inspiegabile per verificarsi in così poco tempo.

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28 thoughts on “Con i piedi per terra

  1. Anni fa mi sembrava più facile fare acquisti. Ora sono pochissime le cose che accendono il desiderio di possesso, c’è sempre un particolare che stride e che mi fa dire che no, alla fine se ne rimarrebbe nell’armadio (o nella scarpiera). E poi anche a me non piacciono più le maratone shopping. Considero un piccolo miracolo quando inciampo su qualcosa di carino senza cercarlo… magari con un prezzo che non mi faccia torcere le budella. Baci

  2. io son di quelle che chiedono un numero che ce n’è pochi e puntualmente la commessa mi risponde “no questo l’ho finito, le faccio provare il numero più piccolo?”. qualcuno può spiegare che se ti ho chiesto un numero santocielo, vuole dire che l’altro non mi entra? io delle scarpe mi innamoro dalla vetrina e le compro, poi se le trovo bene, cercarne di fatte apposta per me è una tortura. (sono una teorica delle ballerine, risolvono tutti i problemi)

  3. non so perchè ma questo scritto mi ha lasciato come un senso di sospensione, come se tu infine non avessi detto tutto ciò che sentivi. insomma le scarpe sono un pretesto, una metafora non del tutto espressa. mi manca un pezzo, ma forse manca a me (come scarpa senza tacco)

  4. Anch’io mi affeziono alle scarpe, qualche paio sarebbe davvero da buttare, ma mi piacciono troppo e allora le tengo, sperando che possa rispolverarle e riutilizzarle come capo vintage ;)

  5. Grazie per avermi fatto ricordare quando da piccola andavo con la mamma in una cittadina poco distante dal mio paesino per acquistare un paio di scarpe.
    Come era bello vedere il negozio tappezzato di scatole colorate e sentire il profumo di pelle e di cuoio … e poi quando un ambulante con il furgoncino passava per il mio paese. Apriva il portellone e si svelava un mondo stipatissimo di scatole.
    Le scarpe si misuravano lì, davanti al furgone, in uno slargo vicino casa.
    Ricordo ancora in modo particolare le scarpe nere di lacca che mia mamma mi comprò: le avevano quasi tutte le bambine del mio paese :-)
    però che bello, era una festa quando l’ambulante arrivava :-) anche se mia mamma comprava esclusivamente quando ce n’era bisogno: all’epoca possedevo un paio di scarpe per i giorni feriali e uno per i dì di festa.

    Grazie per i ricordi Penna Bianca, un abbraccio e buona giornata, ciao

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