Festa della mamma

Mi sono sempre domandata se ti eri accorta che dietro l’ambulanza c’ero io. Oh sì, questo lo sapevi. Dico io che guidavo la macchina e piangevo. Stavano portandoti a Volterra. L’intervento al cuore per mettere un by-pass e cambiare una valvola era perfettamente riuscito. Adesso, passato un mese, ti stavano trasferendo in un centro di riabilitazione. Così avevamo voluto tutti, convincendoti un po’ a forza perché saresti volentieri tornata a casa, ma a casa convalescenza e riabilitazione ne avresti fatta ben poca. Il mio cuore invece, era stato appena ferito con una coltellata alle spalle, una di quelle che prima lacerano il polmone, ti tolgono il fiato e poi arrivano spietate dentro. Sul colle etrusco sarebbe stata una convalescenza per entrambe. Quindici giorni lontano da tutto e da tutti, dedicati solo alla ricostruzione. Così immaginavo.
La sera alle nove ti lasciai un po’ provata e stanca ma 3 ore di strada, quasi tutte a curve, passate sdraiata non erano poco. Ti avevo lasciato nelle mani di infermieri e medici che avevo sentito subito a pelle essere persone generose e molto umane. C’era un bel calore e questo mi faceva ben sperare. Ti salutai. Mentre tu ricordo borbottasti: “guarda che mamma tu hai!” Forse perché riuscivi con molta fatica a fare gesti quotidiani. “Vedrai… qui ti rimettono a nuovo!” risposi io e poi ti salutai. Ricordo con un bacio. Non perché fosse nostra usanza farlo se non per i saluti quelli veri, tipo quando parti per un viaggio o per una ricorrenza, ma quella sera andò così.
Uscita dall’ ospedale avevo mangiato qualcosa in una trattoria sentendomi un po’ turista e poi ero rincasata. Un mio amico carissimo era partito per le ferie e mi aveva lasciato le chiavi di casa. C’era bellezza intorno. Calore, affetto, disponibilità. Cominciavo a respirare.
Verso 23 mi chiamarono al telefono dall’ospedale. “ Per favore, venga subito ” “Arrivo” dissi io senza nemmeno indagare sul perché. Non osai farlo.
Arrivata nel reparto di mia madre ricordo ancora la dottoressa, una donna alta, giovane e dagli occhi dolci venirmi in contro e dondolare la testa come il batacchio di una campana che suona a morto.
“ Abbiamo fatto di tutto per rianimarla, ma non c’è stato verso”.
A queste parole feci un urlo di dolore disumano. Ad oggi non so nemmeno capacitarmi dove trovai tanta spregiudicatezza dentro di me. Sicuramente svegliai tutti perché in un ospedale già alle nove di sera è notte fonda figuriamoci a mezzanotte. Un arresto cardiaco l’aveva trasportata in un‘ altra dimensione. Senza accorgersene e senza patire. Così mi era stato detto e confermato anche dall’infermiere che un’ora prima le aveva portato una medicina.
Fu una tragedia e se ci penso ancora oggi non mi sembra vero aver retto a tanta disperazione.
Era sabato e fino a lunedì non potevo nemmeno portarla via. Per due giorni ho vagato per Volterra come un cane bastonato. Passando da momenti nei quali piangevo senza ritegno ad altri nei quali perfino ridevo ripensando a come avrebbe riso lei di fronte a qualche bischerata delle mie che anche in quei momenti combinavo.
Era il 23 di luglio ma non era una bella giornata. Il sole andava e veniva e ogni tanto pioveva.
Ricordo di essere stata per un tempo imprecisato seduta su un gradino a piangere con gli occhiali scuri malgrado il cielo grigio. A volte, qualche turista incuriosito soffermava su di me un po’ lo sguardo ma cosa avessero immaginato era l’ultimo dei miei pensieri.
Sembra un paradosso ma la solitudine è stato il miglior modo per vivermi questo distacco. E se c’è un disegno, un perché, sento che gliene sono grata. Non mi sono dovuta trattenere in niente e questo ha accelerato la guarigione (se di guarigione si potrà mai parlare, diciamo l’accettazione) Da quel giorno, nemmeno un anno fa, sono cambiate tante cose nella mia vita.
I rapporti con mia madre non sono mai stati idilliaci, ma di mamme avevo solo lei e ho sempre pensato che malgrado gli sbagli, avesse sempre agito per come poteva. Una cosa ho sempre più chiara, quel giorno lei mi ha dato la vita un’altra volta. Certo, con tutta la sofferenza e lo smarrimento che una nascita comporta ma è così.
La mentalità occidentale ha una visone dualistica delle cose e questo ci porta alla scissione. Dobbiamo imparare dagli orientali: tutto è uno, gli opposti sono complementari e ogni cosa è presente nel suo opposto. La morte fa paura, ne avvertiamo l’ignoto, il mistero. Ne subiamo gli effetti: dolore, distacco, rassegnazione. Ma se essa fa parte della vita non può esserne l’antitesi. E’ nella vita.
Al di là di ogni singola specificità, per tutti la parola ‘madre’ è sinonimo di porto sicuro, di un posto dove nel nostro immaginario siamo sempre accolti. Di fronte alla perdita della propria, è l’archetipo Madre che sprofonda e davvero sembra mancarti la terra di sotto i piedi. Allora piano, piano, cominci a diventare madre di te stessa, a ritrovare una madre nella terra e nella natura. Non a caso si dice Madre Terra.
Come sempre per la festa della mamma ti avrei regalato un’azalea della ricerca. Un po’ perché a te piacevano i fiori, un po’ perché a me sembrava di spendere bene i miei soldi, un po’ perchè sono pigra per certe cose. L’ho comprata anche oggi ma non la porto sulla tomba. Lo sai che per i cimiteri non ho un gran sentire. La porto a casa da babbo. “La pianto nella conca, in piena terra o la lascio così?” Ti ci vedo mentre mi dici: “grazie non importava” con il tuo sorriso fintamente imbarazzato ma contento.

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24 thoughts on “Festa della mamma

  1. ti abbraccio forte, e ti voglio bene, anche se in questi virtualismi questa frase ha un senso tutto suo. il resto che sento non sono parole che si scrivono, o che si dicono. sono cosa che vengono prima, che si fanno vive con gli altri sensi. le tengo qui per me.

    • E’ la prima e unica cosa che sono riuscita a scrivere su quest’argomento. Io credo che al di là del virtuale siamo tutti esseri umani e tutti più o meno nella stessa barca. Ecco, grazie per il bene che mi vuoi senza nemmeno conoscersi ma solo per condivisione fraterna. Malgrado le mie parole, non sono una suora e nemmno sono sulla scia :-) Considero solo importante tutto ciò che va oltre l’egoismo e il narcisismo dilagante. ciao (ho scoperto che sei venexiana. bello!)

      • condividere fa sempre bene, e fa molto bene leggere. chissà quante persone avevano di traverso ciò che hai scritto e tu sei riuscita a dar loro parola. (ho in mente da una vita una serie di post su venezia, con gli angoli e gli scorci un po’ nascosti, da autoctoni -ammesso che ce ne siano ancora- bisogna che mi ci metta, promesso)

  2. mi trovo a pensare che cavolo avrò mai fatto io in quel giorno in cui tu stavi disperata in giro per Volterra. come non sentire così tanto dolore? mi ha colpito questo scritto, forse perchè ho una madre di 83 anni e purtroppo non riesco ancora a immaginare questo dolore.

    Madre
    Non trovo parole per te che sei la prima parola.
    non ti vedrò mai vecchia mamma.

  3. A certi dolori non siamo mai pronti. Nemmeno facendo le prove, nemmeno sapendo che prima o poi accadrà anche a noi. Eppure la vita ci smentisce. E da qualche parte, inaspettatamente, la forza arriva. Grazie :-)

  4. Penso che perdere una madre è come se ti strappassero un pezzo di cuore. Mia madre ha un carattere insopportabile , pero’ non voglio nemmeno pensare alla mia vita senza di lei.
    un bacio
    Sara

  5. l’ho letto in uno stato di commozione pura e ora non riesco a commentare, non solo per la partecipazione ai tuoi sentimenti ma perchè riapre anche la mia ferita e la mia perdita…
    torno più tardi a dire…un abbraccio :)

  6. E’ sempre difficile parlare di queste cose. Della morte e del dolore in genere. Credo però che bisogna riuscirci per poi saper anche ridere pienamente della vita e di noi stessi. grazie :-)

  7. anche mia mamma è morta d’infarto, ma nel giro di poche ore…il caposaldo della vita che la figura materna rappresenta è insostiuibile, nel bene e nel male. è la nostra radice prima, in fondo siamo un’estroiezione di un altro essere a cui si rimane indissolubilmente legati.
    hai saputo scrivere il racconto senza crogiolarti nel vittimismo e nella commiserazione, questo rende ancora più forte il dolore
    un abbraccio

    • Grazie. Mi fa piacere che la lettura di questo scritto non trasmetta patetismo e commiserazione perché non era nel mio intento. Semmai, una piccola e umana condivisione. Io credo che sia proprio nei momenti peggiori e più duri della vita che dobbiamo tirar fuori la nostra forza d’animo.

  8. Uno scritto di grande umanità, nitido, commovente.
    Mia madre è morta soffrendo per qualche mese e io mi porto dentro la colpa di averci litigato, l’ultima volta che l’ho vista in piedi, prima dell’ictus, e il perdono di averle sentito pronunciare il mio nome, qualche ora prima che morisse.

  9. La morte ci coglie sempre impreparati. E’ imprevedibile, improvvisa, incontrollata. E’ un attmo che intensifica e dilata ogni cosa, ogni gesto quotidiano reiterato e spesso senza significato. Tutto sembra volerci dire qualcosa. E’ bello che lei prima di andarsene abbia pronunciato il tuo nome. Concentrati su questo e lascia perdere il passato. Lei, non lo vorrebbe.

  10. il 23 di luglio del 2011, dunque… mi viene lo stesso pensiero che viene a Grazia… ero all’estero, in quel giorno. Era un luglio limpido e caldo. Mi dispiace saperci dentro il tuo dolore.

    • Vedi intesomale, per la vita era proprio un giorno come un altro. E lo dico con tanta pace nel cuore e un senso di naturalezza. Oggi riflettevo su una cosa. Vivo in un posto piccolo, la scuola del paese si trova esattamente di fronte al piccolo cimitero. Morte e vita si guardano. Nelle grandi città i cimiteri sono in periferia come se la cosa non ci riguardasse. Forse dovremmo un po’ di più riflettere su questa nostra schizofrenia. Penso che di conseguenza in qualche modo la nostra vita sarebbe migliore. Grazie :-)

  11. Sono passata a trovarti ed ho letto di te e della tua mamma. Per un attimo mi sono sentita come se fossi arrivata nel momento sbagliato… Hai scritto parole molto vere, i grandi lutti svuotano il cuore in un giorno qualunque. Viv

  12. Se di guarigione si potrà mai parlare, diciamo l’accettazione
    Ci sono passato da poco, in un giorno che sarebbe stato come un altro. Ma passato non è la parola giusta, ed è semplicemente strano ora trovarmi qui, per caso, leggere di te e ricordare di me. Storie diverse, eppure che importa?
    Un sorriso, ed un grazie, sottovoce.

  13. Madre Terra dici a un certo punto, Terra Madre, ti rispondo, e mi stupisco. e a questo mi viene da aggiungere, controlla se sotto l’azalea, nella terra, c’è segno di vita.
    (brano accorato, pacato, mesto e coinvolgente)
    ml

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