Di trucioli, lavoro e similitudini

Oggi è il primo maggio, festa del lavoro ma non voglio parlarvi della situazione attuale che è a dir poco devastante e nemmeno del mio di lavoro che mi ci vorrebbe un libro, ma di quello del mio babbo.(Da ora in poi dovrete avere pazienza perché per un toscano è proprio impossibile pronunciare la parola papà e quindi nella vostra mente dovrete fare il simultaneo).
Il mio babbo ha fatto tutta la vita il falegname. Da solo. Cioè, nella sua bottega artigiana, senza un dipendente ma senza nemmeno un padrone. Per moltissimo tempo ha fatto solo il falegname vero e proprio, costruendo con il legno tutto quello che la gente gli richiedeva, dagli infissi ai mobili. Negli ultimi tempi si dedicava solo al restauro di mobili vecchi. Secondo me, il mio babbo aveva le mani d’oro e parlo al passato solo perché ha 86 anni e in bottega da un paio un paio di anni non ci va più. E non lo dico perché trovando una sua vecchia pagella ho scoperto che aveva 6 in tutte le materie ma un bel 9 alla voce “lavori manuali”. L’ho proprio constatato.
Ha iniziato a fare questo lavoro finita la V elementare, andando a scaldare la colla da Egidio un falegname del posto che via, via, gli ha insegnato in pratica i segreti del mestiere.
Da piccola ricordo che il mio babbo lavorava tanto, fino a tarda sera e perfino la domenica mattina. Ma non tanto per veder compiuto il pezzo, quanto piuttosto perché una volta terminato il lavoro sarebbe stato pagato. Non andava nemmeno mai in ferie, chiudeva solo per le feste comandate. Detto così sembra uno stakanovista in realtà lavorava soltanto lui e aveva tre figli, uno dei quali con problemi fin dalla nascita.
Ricordo però che a casa ci portava tanti bei toppetti di legno di tutte le forme e dimensioni. Erano i nostri Lego che io e mia sorella personalizzavamo con le matite. E poi ricordo ancora il profumo del legno quando entravo a salutarlo perché quello ti resta dentro, per sempre.
Non voglio nemmeno parlare del fatto che pur avendo lavorato tutta la vita come un ciuco adesso si ritrova con la pensione degli artigiani che è di 530 euro. Se potessi la respingerei al mittente. Solo per dignità. Voglio invece parlarvi di come lui intendeva il lavoro e me l’ha trasmesso.
Quando le persone gli portavano mobiletti tarlati e sganasciati che stavano in piedi per miracolo e poi li riprendevano belli e rimessi a nuovo, spesso si lamentavano del prezzo. Non concepivano che per fare accadere questo prodigio ci fosse voluto tempo, pazienza, bravura. Una volta un signore esordì dicendo che se lo avesse saputo prima sarebbe andato all’ikea e con quella cifra ce ne avrebbe comprati dieci. Giustamente il mio babbo ci rimaneva male, perché immagino che quando uno compia una sorta di miracolo anche solo per lavoro, gli piacerebbe essere quanto meno ringraziato e poi è difficile fare preventivi precisi perché da quei catorci non sai mai cosa aspettarti. Così io gli suggerii una tattica. Una volta che il cliente si fosse presentato con il fatiscente pezzo da museo, poteva proporgli che il lavoro poteva esser fatto in modi diversi: uno più a buon mercato, facendo solo l’essenziale e in modo approssimativo ma che ugualmente avrebbe ridato all’oggetto la sua funzione; l’altro più serio, meticoloso, preciso ma che chiaramente avrebbe richiesto tempi di intervento maggiori e quindi anche costi.
Ricordo che una volta una signora optò per la prima offerta e così pensai che nessuno dei due si sarebbe poi trovato a sorprese. In realtà, nei giorni seguenti entrai in bottega e vidi il mio babbo che stava rifacendo le guide ai cassetti perché chiudessero bene (cosa non prevista dalla scelta più economica che aveva fatto la signora, magari pensando che con una culata li avrebbe chiusi lo stesso). Di fronte alla mia perplessità esclamò: “Oh… a me non mi riesce tirar via, lavorare male. E’ più forte di me. Pazienza! Ci rimetterò!”
Ecco, ci sono arrivata. Forse dal mio babbo ho preso questo senso del dovere. Soprattutto con se stessi. Lavorando nel pubblico anche se ci sono atteggiamenti, leggi, persone che ti fanno passare la voglia, anche se ci sarebbe più di un motivo per tirare a campare, proprio non ci riesco. E’ più forte di me.

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13 thoughts on “Di trucioli, lavoro e similitudini

  1. scusa, ma io non guardo mai né il dito, né la luna. Guardo chi indica e mi chiedo: che questo spieghi qualcosa di altre sculture in legno che mi pare di ricordare da un tuo altro scritto, pennabianca?

    • Hmmm… sai che non ci avevo fatto caso? Si vede che il legno nella mia vita è un materiale “riciclabile” :-). Però, ogni tanto guardala la luna. (sempre ammesso che dove vivi l’inquinamento luminoso te lo permetta…)

  2. noi stiamo restaurando una barca e io che lavoro con il pensiero a volte sentieri forte il bisogno di lavorare con le mani, a volte chiederei al tuo babbo di prendermi, insegnarmi il mestiere e fermarmi in bottega, che a vedere le cose che ti crescono sotto le mani mi sa che c’è una soddisfazione che pochi possono capire e che io sto scoprendo ora…. riportare in vita gli oggetti poi….

  3. Ciao!
    Leggendo il tuo scritto sono tornata all’infanzia: anche mio papà ha sempre fatto il falegname (lo faceva anche mio nonno e lo fa ancora per hobby), lavorava come il tuo, ha avuto le stesse soddisfazioni e le stesse delusioni del tuo riguardo ai suoi lavori, non faceva ferie e quest’anno farà 87 anni.
    Il senso del dovere me l’ha trasmesso, eccome (a tutta la famiglia del resto)!
    E come te, anch’io lavoro nel pubblico e comprendo le tue delusioni e le tue fatiche, ma che nessuno mi venga a dire che chi lavora nel pubblico è un fannullone (ce ne sono, è vero, ma non bisogna mai fare di ogni erba un fascio) che lo… spiumo! :-)

    Interessante il tuo blog Pennabianca, grazie
    buona domenica, ciao

  4. Eh, eh, allora tutto il mondo legnoso è paese! Da quello che mi dici, comunque, malgrado le macagne, aver creato con il legno li ha mantenuti giovani e arzilli :-) Che l’odore del legno sia un elisir di lunga vita?
    Grazie delle tue interessanti considerazioni. ciao

    • Sicuramente hai ragione tu, Pennabianca :-)
      Il profumo del legno, che sia o meno elisir di lunga vita :-) è comunque buonissimo e delizioso!
      Grazie a te, buona settimana,
      alla prossima, ciao

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