Schegge di legno

Aveva preparato con cura il suo banchetto per la fiera del paese. Come scultore se la cavava. Faceva sculture di legno molto particolari, difficili da spiegare. In ognuna cercava di assecondare i nodi, le venature del legno per scovarci qualcosa: un animale, un oggetto, forse solo un’idea.
Stava annaspando per cercare qualcosa di carino per incartarne una (era sempre sprovveduto quando gli dicevano che volevano farci un regalo), quando la vide. L’avrebbe vista anche tra la folla di un raduno e non perché era un buon fungaio e sapeva scovarli anche in posti non accessibili o invisibili e nemmeno perché ormai si era abituato a trovare l’essenza delle cose. L’avrebbe vista perché la sentiva vicina, come un metal detector che comincia a suonare quando ha trovato il ciondolo d’oro.
Da tempo non la vedeva, né l’aveva più incrociata per caso. La loro storia era ormai finita, morta, sepolta e nemmeno era stata più riesumata per qualche procedura legale. Sulla sua lapide nessuno dei due ci portava più un fiore. O meglio, lui ne aveva portati a lungo sperando in un miracolo, ma di fronte alla morte i miracoli non esistono e così si era arreso. Forse un pensiero, un ricordo, un attimo di fitta al cuore, chissà se lei ogni tanto lo provava ancora. Ma non ha senso chiedersi queste cose. Sono come fiori di plastica messi a riempire quel vaso e così li allontanò.
La vide avvicinarsi al suo banchetto, anzi vide un abito azzurro cielo svolazzare nella sua direzione e alzò lo sguardo. Per un attimo sprofondò nella vastità dei suoi occhi. Scivolò sul muschio verde dell’emozione ma rimase in piedi. E’ che da tempo non la vedeva così da vicino e tutte le domande che aveva accatastato senza risposta, per un attimo gli piegarono la schiena. Avrebbe voluto farne altre, chiederle come stava, se davvero non provava più niente per lui, se sentiva la sua mancanza se… ma lei disse solo: “belle” guardando le sue sculture di legno e non dette spazio ad altro. Ne prese una in mano, forse per toccare qualcosa che a suo tempo era stato tra le sue di mani e la ripose. Rivederlo le avevo fatto sobbalzare il cuore ma l’aveva mascherato bene. Un cuore messo già a suo tempo a tacere. Troppe paure, troppi salti mortali da fare, troppi moralismi verso i quali andare contro. Non ce l’aveva fatta. Non aveva avuto il coraggio e la forza per viversi quell’amore e si era arresa. Lo salutò strizzando l’occhio come se fossero stati due amici per la pelle e subito l’azzurro si perse nel grigio della mente. La vide allontanarsi. Aveva una borsa di cuoio a tracolla. Tra i tanti pensieri di quell’attimo, si chiese se fra le cose che si mischiavano lì dentro facendosi compagnia, c’era ancora qualcosa di lui: un biglietto, una conchiglia, un libro. Forse era una borsa più pesante, forse era più leggera. Chissà. Dal cielo improvvisamente cominciarono a cadere le prime gocce d’acqua creando subbuglio tra gli ambulanti e fra la gente. Lui con calma prese da sotto il banchetto alcuni vecchi giornali e cominciò a rincartare le sue sculture. Erano di legno ma voleva ugualmente proteggerle. Come ormai da un po’ di tempo cercava di fare con se stesso e con il proprio cuore.

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4 thoughts on “Schegge di legno

  1. Lo dici “a gratisse” vero? Perchè io sono poverella e non ti posso pagare. Ti offro però volentieri un bicchiere d’acqua fresca. Nel mio blog sahariano sei uno dei pochi e fedeli beduini che ci passano .Grazie, eh! ;)

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